Le Madonne di Raffaello ci mostrano forme del volto, delle guance, degli occhi, del naso, della bocca, le quali come forma in generale sono più adeguate al celeste, gioioso, pio e insieme malinconico amore materno. Si potrebbe affermare che tutte le donne sono capaci di questo sentimento, ma non ogni forma fisionomica è sufficiente alla piena espressione di una tale profondità di anima. Georg Wilhelm Friedrich Hegel
La Madonna è uno dei temi iconografici più ricchi di tutta l’arte cristiana. La più antica immagine conosciuta è nelle catacombe di Priscilla a Roma e risale alla metà del terzo secolo. È quasi impossibile ricordare le numerosissime Madonne col Bambino dipinte nel corso dei secoli dai pittori italiani e stranieri.
Secondo molti studiosi e critici della storia dell’arte le diverse e innumerevoli rappresentazioni eseguite da Raffaello della Madonna sono le più belle che mente e mano d’uomo abbiano saputo concepire e dipingere. Le dolcissime Madonne di Raffaello, tanto amate dai committenti del Cinquecento, per la loro popolarità e altezza poetica, incontrano ancora oggi un enorme successo di pubblico. Nell’opera artistica dell’Urbinate, infatti, un posto centrale è, con certezza, occupato dalla figura della “Vergine e il Bambino”. L’artista di Urbino ha prodotto nel corso della sua breve esistenza numerose variazioni sul tema della “Madonna con il bambino”, rappresentazioni che hanno sempre messo in risalto il rapporto tenero e intimo tra la madre e il figlio. Le opere mariane più famose dell’Urbinate sono: La Madonna con il bambino (Madonna Solly, 1500-1504, Berlino, Staatliche Museen Gemäldegalerie). In questo dipinto a olio le due figure della Vergine con il Bambino seguono un’iconografia abbastanza classica. La madre, intenta nella lettura, tiene nella mano destra un sacro testo, mentre con la sinistra sostiene un piede del bambino che gioca con un uccellino e rivolge lo sguardo verso il piccolo volume. In questo dipinto, una delle prime prove giovanili, è innegabile il riferimento alla produzione del Perugino, anche se Raffaello rende le figure più solide e usa una gamma cromatica più calda rendendo più naturale il rapporto affettivo che lega i protagonisti della rappresentazione;
La Madonna del Cardellino (1505-1506, Galleria degli Uffizi, Firenze) un vero capolavoro che risale al periodo fiorentino, quando Raffaello aveva ventidue anni e che dipinse per il suo amico Lorenzo Nasi. Il carattere distintivo di questa tavola, che affascina per il dolce paesaggio italiano con le azzurre montagne che si vedono sullo sfondo e con le nuvole che attraversano il cielo infinito, mostra un melodioso equilibrio. Incantevole nella luminosità e nel superbo cromatismo del dipinto è la malinconica bellezza della Madonna, madre affettuosa consapevole del destino del figlio. Tenerissimo, e nello stesso tempo carico di sommessi presagi, è il “colloquio” fra san Giovannino e Gesù, quest’ultimo rappresentato in atto di accarezzare il cardellino; il piccolo uccello è figura di morte e di resurrezione. Nella delicatezza dei corpi, nell’eleganza dei panneggi, nell’aulico e gentile volto della Vergine, Raffaello raggiunge l’ideale della bellezza formale proprio della sua maturità stilistica;
La Madonna con il Bambino e san Giovannino (1506 circa, Museum Kunsthistorisches, Vienna). Con questa opera Raffaello si distaccò dalla maniera di rappresentare i personaggi dal maestro Perugino. La potente figura della Vergine, incastonata in uno schema piramidale, sostiene il Bambino, mentre gioca con la croce astile del cugino san Giovannino, ed è inserita in un paesaggio aperto a tinte calde; \
La belle jardinière (olio su tavola, 1507, Parigi, Museo di Louvre), il cui nome deriva dalla bellezza della donna raffigurata. Sull’orlo del manto della Vergine c’è la firma di “Raphaello Urb,” e l’opera è datata, sul gomito, “MDVII”. È una delle tante tavole raffiguranti la Madonna con Gesù bambino e san Giovannino realizzata negli anni del soggiorno fiorentino nel tentativo di trovare nuove soluzioni per composizioni a più figure. Tra verdi piante e fiori accuratamente ritratti dal vero, la Vergine abbraccia il Bambino che, ritto sui piedi della madre, ne accarezza teneramente il ginocchio, mentre il piccolo Giovanni Battista si genuflette con rispettosa devozione.
Davanti a un ampio e placido paesaggio che si perde in lontananza, Raffaello dispone la Madonna seduta che sorregge il Bambino che le rivolge lo sguardo, mentre inginocchiato davanti a lei si pone san Giovannino che pare appoggiarsi alla sua croce astile. La figura di Gesù Bambino ha una compattezza di volumi e una chiarezza e linearità di contorni che dimostrano come Raffaello guardasse con interesse alla scultura di Michelangelo. L’omogeneità formale del dipinto, che mostra notevoli riferimenti a Leonardo (per la tendenza a concordare moti fisici e psichici) e a Michelangelo (per la monumentalità eroica e della dinamica a spirale) assimilati durante il soggiorno fiorentino, nasce dalla stretta relazione tra i personaggi, riuniti in un’unica e compatta struttura dominata dalla figura della Vergine. Il dolce intreccio degli arti e lo scambio affettuoso degli sguardi coinvolgono i tre personaggi e conferiscono al dipinto una grazia assoluta. Colore e geometria si integrano nella rotondità delle figure che acquistano così una consistenza fisica, pur rimanendo immagini idealizzate di una bellezza divina;
La Madonna con il Bambino, san Giuseppe, sant’Elisabetta e san Giovannino (Sacra Famiglia Canigiani, 1507-1508, Monaco Alte Pinakothel, firmata “Raphael Urbinas” sulla scollatura della veste della Vergine) è una tavola eseguita nel periodo maturo della carriera di Raffaello a Firenze. La plasticità delle figure e l’articolazione prospettica del dipinto rivelano gli influssi di Fra Bartolomeo e Leonardo. In un ampio e luminoso paesaggio con scorci di piccoli paesi sono rappresentate, in primo piano, la Vergine e sant’Elisabetta le quali, sedute sul terreno, tengono sulle ginocchia Gesù Bambino e san Giovannino che giocano allegramente con un cartiglio. Alle spalle di questi personaggi, rivolto verso Elisabetta è rappresentato san Giuseppe che si appoggia a un bastone. L’intera famiglia è sovrastata da un coro di angeli;
La Madonna di Foligno (1511-1512, Musei Vaticani, Pinacoteca) è un’opera delicata e matura con gli accesi colori giorgioneschi. Infatti lo sfondo della pala è così ricco di colori e di “toni” che fanno pensare al Giorgione e alla civiltà veneziana del colore. Il dipinto mostra una delle straordinarie rappresentazioni di paesaggio atmosferico di tutto il Cinquecento. In alto La Madonna con il bambino, seduta su una nuvola, è incastonata nel cielo dentro il disco del sole fra una nuvola azzurra di angeli in gloria Il prelato raffigurato in ginocchio, a mani giunte, sulla destra, mentre san Girolamo lo presenta all’omaggio della Vergine, è Sigismondo Conti che apparteneva a una antica e illustre famiglia di Foligno. Sulla sinistra sono rappresentati san Francesco, anch’egli inginocchiato e san Giovanni Battista;
La Madonna Sistina (1513-1514, Dresda Gemäldegalerie) dove la Madonna non è seduta in trono, non è in una posizione statica, ma è colta mentre avanza tra i santi Sito e Barbara. Queste due figure indicano e guardano i fedeli sottostanti, creando un movimento rotatorio che coinvolge gli spettatori nell’estasi. L’effetto scenico scaturisce dalle tende laterali drappeggiate e dal morbido tappeto di nuvole, da cui emergono i due angioletti. Questi putti che si affacciano in atteggiamento pensieroso, sono i più vivi e pieni di grazia di qualsiasi angioletto che la storia dell’arte ci abbia donato. Questa rappresentazione della Madonna, che raffigura il materializzarsi di un’epifania divina che si rivela al credente all’aprirsi della tenda, agì su Dostoevskij come una rivelazione a tal punto che quando lo scrittore russo si trovò nel 1867 a Dresda con la moglie Anna, ogni giorno visitava il museo per ammirare il dipinto. E forse quando il personaggio, il principe Myskin de L’idiota, parla di bellezza che salverà il mondo, Dostoevskij pensava a questa Madonna; La Madonna della seggiola (1513-1514, Galleria Palatina di Palazzo Pitti Firenze) fu dipinta a Roma forse per il papa Leone X. Un tondo molto amato e copiato da numerosi artisti. Entro la forma circolare le tre figure sono magistralmente raffigurate in una composizione di respiro monumentale. La Madonna stringe il Bambino nel cerchio della braccia e delle mani allacciate non tanto in segno di affetto quanto per difesa.
Questo dipinto ha colpito in passato l’immaginazione popolare perché presenta particolari caratteristiche iconografiche: la sedia sulla quale è seduta la Vergine, la sciarpa multicolore che le copre le spalle e il panno rigato avvolto intorno alla testa. La “seggiola”, che ha dato il nome al dipinto, è in realtà un elegante sedile dalla spalliera tornita e dallo schienale color porpora con decorazione in oro e lunghe frange.
Queste celeberrime Madonne di Raffaello, insieme alle altre, Madonna del Granduca, Madonna del prato, Madonna Connestabile, Madonna del Divino Amore, Madonna Colonna, Madonna Terranuova, Madonna d’Alba, Madonna della rosa, Madonna dei Garofani Madonna Aldobrandini, Madonna Esterhazy, Madonna del baldacchino, sono fra le più conosciute, ammirate e riprodotte della storia dell’arte occidentale.
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.






















