Le materie plastiche: la ricerca sugli effetti ambientali e sull’essere umano causati dalla depolimerizzazione

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In un precedente articolo si è detto che una reazione di polimerizzazione ( https://www.news-24.it/2024/07/21/il-problema-ambientale-delle-materie-plastiche/ ) implica la sintesi di un gran numero di molecole semplici, chiamate monomeri, da cui deriva una catena (lineare o ramificata) chiamata polimero (molte molecole) o resina sintetica (allo stato grezzo), che sta alla base di una materia plastica. Quando si parla di materie plastiche, infatti, ci si riferisce ad un polimero grezzo a cui, in fase di produzione, sono stati aggiunti degli additivi in percentuali variabili tra il 10% e il 70% per migliorarne le caratteristiche, tra cui in particolare la stabilità nel tempo: plastificanti, stabilizzanti, coloranti, rinforzanti e cariche. Vien da sé che dai nomi di questi additivi si comprende il loro rispettivo effetto, il quale fa intuire anche che una materia plastica non è etern ma nel tempo subisce la reazione inversa a quella della loro sintesi: la depolimerizzazione. Questa trasformazione consiste nella distruzione lenta ma irreversibile del polimero con la rottura dei legami in punti casuali della catena. Ne consegue che si ottengano molecole semplici, o aggregati di molecole di varia grandezza. A titolo di esempio si immagini quel avviene ad un bicchiere di vetro che cadendo si rompe in un gran numero di pezzi di forma e grandezza variabile. Dal polimero, dunque, si può ottenere una molecola semplice (monomero) il cui ordine di grandezza varia da 10-1nm[1] a 100 nm (questo ordine di grandezza è corrispondente alle molecole dei principi alimentari, tra cui quello di un monosaccaride come il glucosio (glucidi), o anche quello di un amminoacido come la cisteina (protidi), o ancora quello di un trigliceride o triacilglicerolo (lipidi), oppure quello di una molecola vitaminica, ecc. o aggregati molecolari di grandezza pari a quella del DNA, o degli anticorpi o dei virus). Tali frammenti appartengono alle nanoplastiche. Si ottengono anche frammenti che hanno dimensioni comprese tra il mm (micrometro pari a 10-6m) e 1 mm, in cui rientrano rispettivamente le dimensioni delle cellule batteriche o di quelle dei mammiferi. A questi frammenti è stato dato il nome di microplastiche. Poi si hanno frammenti di dimensioni pari a quelle di un granello di sabbia (comprese tra il millimetro e il centimetro) con il nome di mesoplastiche  e frammenti di dimensioni superiori (comprese  tra il centimetro e il decimetro), chiamati macroplastiche. È ragionevole intuire che queste molecole, originate dalla disgregazione delle materie plastiche, entrano nella catena alimentare a partire da quelle aventi dimensioni più piccole come le nanoplastiche. Secondo studi recenti (CNR –IBBC; S. Farioli Vecchioli)2 queste plastiche producono negli animali processi infiammatori nel bulbo olfattivo e penetrano nel cervello deteriorandone le funzioni olfattive. Nelle piante, secondo una ricerca di UniPisa (M. Ruffini Castiglione, C. Spanò, S. Bottega, D. Fontanini)[2], esse a 35°C provocano il danneggiamento dei fattori della fotosintesi clorofilliana, aumentano lo stress ossidativo e la tossicità.

Gli studi condotti sugli animali hanno mostrato la presenza delle microplastiche «nel sale, nella birra, nella frutta e verdura fresca e nell’acqua potabile. Le particelle volatili possono fare il giro del mondo in pochi giorni e precipitare dal cielo, come la pioggia».«Dick Vethaak, professore emerito di ecotossicologia presso la Vrije Universiteit di Amsterdam e co-autore dello studio sul sangue, non considera i risultati ottenuti propriamente allarmanti, “comunque sì, sicuramente i dati sono oggetto di preoccupazione. Nel nostro sangue non dovremmo trovare la plastica”. “Viviamo in un mondo pieno di  particelle”, aggiunge alludendo a polvere, pollini e particolato che noi tutti respiriamo ogni giorno. “Il punto è capire in che quota la plastica contribuisce al carico di particelle, e che cosa implica”».[3] Ovviamente le ricerche continuano non solo negli animali  e nelle piante ma anche negli esseri umani. Da un recente articolo[4] risulta un calcolo di “circa sette grammi di plastica per cervello, la stessa quantità contenuta in un cucchiaio usa e getta, ha affermato il dott. Campen, o circa cinque tappi di bottiglia d’acqua”.

Francesco Giuliano

[1] 1nm (nanometro) è pari a 10-9 m, cioè un millesimo (10-3m) di micron (10-6m)

[2] https://www.greenplanner.it/2025/03/06/le-nanoplastiche-fanno-male-a-tutti-animali-e-piante-comprese/

[3] https://www.nationalgeographic.it/le-microplastiche-sono-nel-nostro-corpo-ma-quanto-sono-dannose-per-la-salute-umana

[4] https://www.startmag.it/sanita/quanta-plastica-ce-nei-nostri-corpi/


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Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).