Le medicina può essere considerata una scienza “esatta”(episteme) perdendo il suo carattere originario di “arte”(technen)?

260

Ippocrate (460 – 377 a.C.), è ritenuto il padre della medicina, e l’omonimo Giuramento è il precetto fondamentale, in cui sono indicate alcune regole che facevano riferimento alla medicina come “arte” (technen)  – Sulla versione moderna del Giuramento deliberata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici(2014), dove è scomparsa la parola “arte”, i medici giurano subito dopo aver conseguito la Laurea -, tra cui le seguenti: «… Di stimare il mio maestro di questa arte come mio padree insegnerò quest’arte … (Ἡγήσασθαι μὲν τὸν διδάξαντά με τὴν τέχνην ταύτην ἴσα γενέτῃσιν ἐμοῖσι … καὶ διδάξειν τὴν τέχνην ταύτην …); Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte … ( Ἁγνῶς δὲ καὶ ὁσίως διατηρήσω βίον τὸν ἐμὸν καὶ τέχνην τὴν ἐμήν.). Lo storico franco-croato Mirko Dazen Grmek (1924 -2000), a proposito, conferma nei suoi scritti che «… la medicina non è mai stata e non è neppure oggi una scienza. I Greci la chiamavano iatrikè téchne, non epistéme, considerandola come una specie di attività artigianale che opera la sintesi tra scienza, tecnica e arte. La medicina è quindi una tecnica, che però si serve di alcune scienze ben definite (ndr: chimica, fisica, biologia, matematica, ecc.)».

A partire dal XIX secolo la medicina, tuttavia, si è conformata al modello delle scienze fisico-matematiche “esatte” tanto che oggi si considera quasi degradante considerarla come un’“arte”. Nel romanzo La ricerca (Aracne ed., 2018) si specifica il significato di scienza “esatta”: «… Secondo Lucio Russo, grande storico scientifico, una scienza si considera esatta se si basa su delle teorie e presenta alcune caratteristiche: le sue asserzioni riguardano enti teorici specifici come, ad esempio, gli elementi della geometria euclidea o delle altre geometrie; usa la logica di tipo ipotetico-deduttivo, … secondo la quale partendo dagli assiomi o postulati dei suoi enti teorici ne deduce, con coerenza e rigore interni, le conseguenze; e, infine, le applicazioni al mondo reale delle sue teorie si fondano su regole di corrispondenza tra gli enti teorici e gli oggetti concreti tramite il metodo sperimentale». In medicina cosa c’è di tutto questo?

Il matematico ed epistemologo greco-italiano Giorgio Israel (1945 – 2015) ha analizzato nel suo contesto la scienza confrontandola con la società, la tecnologia o il giudizio religioso e riguardo la medicina, nel saggio Per una medicina umanistica. Apologia di una medicina che curi i malati come persone (Lindau, 2010),  ha sostenuto che la concezione che ritiene «la medicina come una scienza “oggettiva” è gravemente riduttiva perché la medicina utilizza la “pratica clinica” che non esiste nelle scienze esatte. L’analisi storica ed epistemologica mostra la natura specifica dei concetti di normalità e di patologia e la loro irriducibilità a un approccio oggettivistico per cui una medicina puramente scientifica rischia di sostituire l’idea di “cura” con quella di “riparazione”. Restringendosi a un approccio meramente analitico in cui la clinica non ha più alcun ruolo, il medico rischia di non ascoltare più il paziente e la sua richiesta di soccorso e di trattarlo come una macchina guasta. Se una medicina ispirata a valori umanistici non deve assoggettarsi ai precetti di un oggettivismo di tipo fisico-matematico, ancor meno deve assoggettarsi al paradigma pan-genetico in cui la patologia è ridotta a un “errore” di programmazione dell’organismo». Nell’introduzione del citato testo si fa riferimento al pensiero del filosofo e accademico francese Alain Finkielkraut (1949) estratto dal saggio Noi, i moderni (Lindau, 2006): «Gli sviluppi recenti delle scienze biomediche e, in particolare, il crescente peso assunto della genetica, stanno determinando un cambiamento profondo dei connotati della professione medica. L’approccio diagnostico tradizionale lascia sempre più il posto alla determinazione dello stato del malato per via analitica, e ora anche per via di test genetici. Ciò ha come conseguenza il fatto che il rapporto intersoggettivo e personale tra medico e paziente assume un ruolo sempre meno importante. In linea di tendenza lo stato del paziente potrà essere diagnosticato a distanza, senza che il medico neanche veda il suo volto e ascolti la sua voce. In parte, questo è già realtà. Un’altra conseguenza non meno rilevante è un radicale cambiamento della figura del medico. Non soltanto per il paziente egli diventa il medico, figura astratta e impersonale e non più un particolare medico. Egli diventa qualcosa di diverso anche per se stesso: sempre di più uno specialista il cui compito è analizzare in termini oggettivi un organismo e predisporre i rimedi standard per la situazione-tipo in cui esso si trova; piuttosto che valutare e curare lo stato particolare di una persona, intendendo  con «stato» sia l’essere che il sentirsi malato di quella persona. … Ma è proprio vero che questi mutamenti presentano aspetti soltanto positivi – evidenti e indiscutibili – e che la trasformazione della medicina in una scienza simile alla fisica o alla chimica costituisce un progresso e non comporta alcuna una perdita? … I mutamenti profondi nel rapporto tra medico e malato provocano stati di malessere le cui cause e le cui conseguenze debbono essere attentamente valutate … è forse un’anomalia che la medicina aspiri a godere dello statuto di scienza al pari delle altre scienze ritenute «esatte»? La risposta è certamente negativa. … La medicina non può che essere qualcosa di più di una scienza puramente oggettiva sullo stile della fisica-matematica, proprio se vuole essere una forma di conoscenza e di pratica rigorosa. … la medicina si occupa di qualcosa che è molto di più di un mero oggetto materiale, di un uomo macchina da riparare: essa si occupa di una persona da curare. … ». L’espistemologo francese Georges Canguilhem  (1904 – 1995), infatti, sostiene che «il medico ha preso partito per la vita. La scienza lo assiste nel compimento dei doveri che nascono da questa scelta. L’appello al medico viene dal malato. È l’eco di questo appello patetico che attribuisce la qualifica di “patologiche” a tutte le scienze che la tecnica medica utilizza al soccorso della vita. È innanzitutto perché gli uomini si sentono malati che esiste una medicina».

La medicina, oggi, nel tentativo, probabilmente vano, di assurgere a scienza “esatta” si è burocratizzata e standardizzata a tal punto che ha perso il suo scopo principale che è quello di dare prima di tutto quel giusto sollievo al malato – come si evince dal citato Giuramento di Ippocrate: In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati,… (Ἐς οἰκίας δὲ ὁκόσας ἂν ἐσίω, ἐσελεύσομαι ἐπ’ ὠφελείῃ  καμνόντων, …) – mediante una preventiva realizzazione della relazione empatica con esso (L’empatia è «la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro», secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani).

E non bisogna dimenticare che esiste pure l’effetto placebo che spesso risulta più efficace dell’effetto farmacologico in sé, in quanto l’attesa di un miglioramento, suggerito verbalmente e in presenza dal medico, determina nell’organismo del paziente la produzione di sostanze terapeutiche, come le endorfine, l’adenosina o l’adrenalina. In sintesi, la medicina non potrà mai essere una scienza perché non potrà mai fare a meno del rapporto umano e perché tutti gli accertamenti strumentali e gli esami di laboratorio che descrivono lo status quo del paziente non danno accesso immediato a comprenderlo effettivamente: « … quei fogli non sono una chiave incantata che permette di accedere in modo immediato alla comprensione dello stato del paziente che sta di fronte al medico. In primo luogo, egli deve chinarsi a lungo su quei risultati analitici: è un obbligo che deriva proprio dalla scelta “scientifica” assunta. Nessun dato è trasparente di per sé e consegna in modo immediato una fotografia della realtà. I dati debbono essere studiati, approfonditi, compresi, interpretati e questo lavoro è tutt’altro che semplice. …».

Francesco Giuliano


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.



Articolo precedenteCalci, pugni e morsi alla moglie davanti i propri figli: divieto di avvicinamento per un padre 42enne
Articolo successivoLatina, in corso manifestazione contro il Green Pass: presente anche la vice questore no vax Schilirò
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).