Lei è Giorgia, l’unica leader Donna della Repubblica

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LATINA- Lei è Giorgia, l’unica leader Donna della Repubblica .

Basterebbe questo dato di fatto per spiegare la crisi culturale della sinistra, campionessa mondiale della lagna femminista. A sinistra, infatti, di donne s’è sempre molto parlato. Convegni, seminari, dossier, studi antropologici e chi più ne ha più ne metta.

Nel frattempo, a Garbatella, fra un lavoro e l’altro per non gravare sul bilancio familiare, Giorgia Meloni si faceva le ossa. Nei movimenti studenteschi, nelle sezioni di partito fino ad arrivare- giovanissima- ad essere eletta a Montecitorio. Di più, Vice Presidente della Camera. Ancora di più, Ministro della Gioventù dell’ultimo Governo Berlusconi.

L’esecutivo del partito unico, di quella maionese impazzita che il Cav si inventò, una sera, arrampicandosi sul predellino della sua Audi. Gianfranco Fini, a caldo, commentò :”Siamo alle comiche finali”.

Altro che comiche, di lì  a breve una tragedia colpì il centrodestra. “Che fai mi cacci?”, la rottura fra B e Fini, il gruppo parlamentare di “Futuro e Libertà” guidato dall’infausto Italo Bocchino.

Giorgia, in questa Odissea politica ed anche sentimentale, non ruppe. Saldamente rimase nel Pdl pur, immaginiamo, sopportando a fatica la deriva da fine impero del Cav e della sua corte.

Infatti, a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2013, fonda Fratelli d’Italia con il nobile intento di offrire una casa agli elettori della Destra politica orfana ed erede di Alleanza Nazionale. Assume la leadership del partito, dopo una serie di uomini che hanno fatto la Storia della destra italiana. Uno su tutti: Giorgio Almirante. Il Segretario del Msi amava ripetere :”Non rinnegare, non restaurare”. Giorgia impara la lezione. Nel suo partito trovano rifugio gli amici di una vita, i cosiddetti “colonelli”. Guido Crosetto la tiene per mano, anzi la solleva da terra fin su a toccare il cielo in questa nuova avventura.

Riesce ad entrare alla Camera con un pugno di deputati e da lì non fa sconti ai governi Letta, Renzi e Gentiloni. La sua coerenza paga e Fdi oggi è il partito che cresce di più nel centrodestra.

Forza Italia, infatti, un tempo anima e cuore del centrodestra italiano, sembra vivere al proprio interno gli stessi acciacchi del leader. La Lega di Salvini ha giocato male le sue carte. L’esperimento nazionale, unitario non ha funzionato. Il Papeete, le citofonate ai presunti spacciatori ed il Governo coi grillini fanno la somma dell’attuale parabola del leader leghista.

Giorgia ha conquistato le Marche, l’Abruzzo, svariati comuni e le sue percentuali lievitano in ogni parte d’Italia, al nord come al sud. Tignosa, come si dice a Roma, non s’arrende. A comunicare è brava, ma non si ferma lì. Giorgia vuol sapere, approfondire ,conoscere. E’ un po’secchiona, per sua stessa ammissione. Va a Bari vecchia e prova a fare le orecchiette. Non si dà pace fin quando non esce perfetta, l’orecchietta. A Napoli fa la pizza margherita e gli riesce bene.

Stesso impegno, stessa costanza nella politica e nel suo partito.

Urla di meno, grazie al cielo. Sorride sempre e la risata è contagiosa. La senti ridere e ti domandi perché non dovresti votarla. Da quando è mamma è più riflessiva, profonda, sensibile, determinata. Una madre, infatti, ha degli obiettivi, un fine, un progetto.

Giorgia Meloni basta guardarla negli occhi per comprenderlo che un obiettivo un fine un progetto, lei ce l’ha.

E’ la leadership del centrodestra, quindi il Governo del Paese.

Noi le suggeriamo di ascoltare i vecchi saggi della destra italiana. Carmelo Briguglio, ad esempio, ha scritto su Twitter che Fdi dovrebbe rompere in Europa con i conservatori ed entrare nel Ppe. Perché Orban può starci con i popolari e Giorgia Meloni no? Questa non è domanda ininfluente sui rapporti di forza all’interno dei partiti che compongono il centrodestra.

Auguriamo a Giorgia Meloni di continuare a lottare, con fierezza ed orgoglio per le stesse idee attraverso le quali, pur con dizione e tono diversissimi, infiammava la platea del “Maurizio Costanzo Show”. Quando era solo Giorgia e non ancora “La Meloni”


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