L’Incanto e il Graffio : La Compagnia ” La Giara” porta Benni al teatro delle Muse

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Il prossimo martedì 12 maggio 2026, alle ore 20:30, il sipario del Teatro delle Muse (via Forlì 45, Roma) si alzerà su un mondo fatto di trine, sogni distorti e satira pungente. La Compagnia “La Giara” presenta uno dei testi più iconici e feroci di Stefano Benni: La Signorina Papillon nel paese dei brutti sogni.

Sotto la doppia regia di Antonio Giuffrida e Daniela Cesaretti, lo spettacolo promette di trascinare il pubblico in quel giardino sospeso tra l’innocenza e la corruzione che è il marchio di fabbrica dell’ironia benniana.

Al centro della vicenda troviamo la Signorina Papillon (interpretata da Elisabetta Piloni), una creatura candida che vive in un giardino magico, lontano dal fango del mondo esterno. È l’incarnazione della purezza, o forse dell’illusione. Ma la pace è destinata a infrangersi: tre figure grottesche e simboliche arrivano per “inquinarla”, portando con sé la volgarità, l’ambizione e la crudeltà della società moderna.

Il cast vede sul palco un’alchimia di veterani e talenti vibranti:

Elisabetta Piloni: Una Papillon eterea ma capace di improvvisi guizzi di consapevolezza.
Antonio Giuffrida e Giuseppe Giadone: Architetti di un caos scenico studiato nel dettaglio.
Daniela Cesaretti: Forza motrice sia sul palco che dietro le quinte.
Raffaella Rainò: Un innesto prezioso che arricchisce la dinamica corale della pièce.

La scelta della doppia regia firmata da Giuffrida e Cesaretti non è casuale. Per rendere giustizia alla scrittura di Benni, che oscilla continuamente tra il fumetto e la tragedia greca, era necessaria una visione polifonica.

“Lavorare su Benni nel 2026 significa interrogarsi su quanto siamo ancora capaci di sognare senza che il sogno diventi un prodotto commerciale,” dichiarano i registi. “Il nostro ‘Paese dei brutti sogni’ è uno specchio deformante di una realtà che corre troppo veloce.”

Un ruolo fondamentale è affidato alla fisicità. Le coreografie di Maria Bellomo agiscono come un contrappunto ritmico alla parola tagliente del testo. Non semplici intermezzi, ma un linguaggio parallelo che sottolinea l’invasione dello spazio vitale della protagonista, trasformando il giardino in una trappola dinamica.

Nonostante siano passati decenni dalla prima pubblicazione del testo, La Signorina Papillon resta di una freschezza disarmante. La Compagnia La Giara sceglie di non attualizzare forzatamente i costumi, lasciando che sia la potenza del linguaggio e la precisione dei tempi comici a parlare allo spettatore contemporaneo.

L’appuntamento è unico e la richiesta per le produzioni de La Giara è sempre altissima. Si consiglia la prenotazione anticipata presso il botteghino del teatro o tramite i canali ufficiali della compagnia.

Roma si prepara a ridere delle proprie brutture, guidata dalla mano sicura di una compagnia che ha fatto della ricerca teatrale e dell’amore per i grandi autori la propria missione. La Signorina Papillon ci aspetta: riuscirà a salvare il suo giardino, o verremo tutti travolti dai brutti sogni?

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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