L’Ugl esplusa dal gruppo dei lavoratori al CESE. Un salto indietro di 25 anni per il sindacato vicino alla Lega

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LATINA- In Europa, precisamente a Bruxelles, ha sede il Comitato Economico e Sociale, una specie di parlamentino delle forze sindacali europee. Per aver firmato un contratto rider palesemente cucito su misura alle grandi imprese, l’Ugl è stata cacciata con 87 voti favorevoli, 4 contrari ed 8 astenuti dal gruppo che rappresenta i lavoratori dell’Unione. A bocciare il sindacato vicino alla Lega di Matteo Salvini sono state, oltre alle maggiori sigle italiane Cgil, Cisl e Uil, anche moltissimi altri sindacati europei.
Da Via delle Botteghe Oscure si cerca di minimizzare, sostenendo che l’espulsione di Ulgiati sia soltanto da un gruppo di lavoro di poca importanza, non già dal Comitato stesso.
Questo può esser sostenuto da chi non conoscesse le regole ed il funzionamento del CESE, dove i membri sono iscritti a tre gruppi: il primo è quello delle imprese, il secondo quello dei lavoratori e l’ultimo quello del terzo settore.
L’Ugl conquistò l’accreditamento al gruppo II grazie all’allora Segretario Generale Renata Polverini, alla fine degli anni novanta. Fu un percorso difficile perché i sindacati contestavano l’appartenenza dell’Ugl alla destra politica italiana. I dirigenti sindacali di allora dimostrarono che “nonostante” quella appartenenza, l’Ugl era un sindacato vero, che sottoscriveva contratti veri firmati anche dalle altre Confederazioni.
L’iscrizione al Gruppo II, insomma, non è scontata ma è indispensabile dal punto di vista dell’immagine e per la possibilità di incidere per davvero sulle politiche sociali e sulle iniziative portate avanti in favore dei lavoratori italiani ed europei.
Da sottolineare, poi, come questa espulsione sia avvenuta praticamente all’unanimità dei rappresentanti di tutti i membri delle OOSS di ogni Stato.
Essere espulsi in questo modo fa fare al sindacato guidato da Capone un salto indietro di venticinque anni ed è la plastica rappresentazione dell’isolamento dell’Ugl nel panorama sindacale. Del resto, se si firmano contratti che cancellano garanzie e tutele per i lavoratori non si può pretendere di più.


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