Ho letto diversi libri di Emanuele Severino che considero il mio Maestro “privato” a fronte dei Maestri universitari (e teatrali!) che ho avuto la fortuna di avere avuto e incontrati. Uno di quei Maestri con i quali si stabilisce un rapporto di fiducia,stima e riconoscenza per ciò che ti offrono ai fini della tua crescita. Con Severino ho immaginato di avere, con assoluta umiltà e sottomissione, una sorta di affinità elettiva,soprattutto, riguardo al mondo antico (greco) e all’universo leopardiano, alla cultura tedesca: è stato perfettamente consapevole della non “distratta” attenzione di essa per l’antichità classica,in particolare, per il mondo greco. Non casualmente, perfettamente in linea con Werner Jaeger: “L’ideale umano dei Greci doveva cui doveva informarsi l’individuo non è un vuoto schema, non sta fuori dello spazio e del tempo. E’ la forma viva sorto dall’almo suolo della nazione,soggetta quindi continuamente all’evoluzione storica […] Senza dubbio il popolo greco per l’appunto,ha tramandato alla posterità numerose nozioni imperiture in forma imperitura” (W. Jaeger,Paideia 1935). Lo stesso concetto è precocemente anticipato dal Leopardi (Lettera ai compilatori della Biblioteca Italiana). La sensibilità di Severino è decisamente leopardiana e così pure l’acume critico, la fantasia poetica, l’immersione nella cultura greca e classica in genere culla della civiltà moderna, come pure l’incitamento a “leggere i classici” nonché l’amore per l’archetipo del teatro: la tragedia greca. Nella mia lunga carriera di insegnante (Italiano-Latino) la scoperta del vero Leopardi -tutt’altro che un romantico sognatore- la devo a Cesare Luporini (Leopadi progressivo,1947), Walter Binni (Leopardi,Sansoni 1969),integrato e corroborato,a posteriori, da Severino (Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica:Leopardi,1990). Egli stesso come Leopardi poeta-filosofo, ancor più di quello filosofo di professione, dunque, teorico. Veggente e profetico nel prevedere e constatare il “giogo” (titolo di un altro suo bellissimo libro,Il Giogo. Alle origini della ragione: Eschilo,1989), la “tragedia” e il “nulla” che oramai ci sovrastano
irrimediabilmente cosi come anche la perdita o l’oscuramento della ragione. “Se ci si avvicina al significato più profondo della nostra civiltà,non si può dunque perdere di vista il rapporto essenziale che unisce e insieme divide Eschilo e Leopardi. Se si continua a ignorare l’evento straordinario,cioè il senso del <nulla> che il pensiero greco ha per la prima volta testimoniato,non solo non si comprende che cosa siano la <tragedia> attica e il <pessimismo> di Leopardi,ma non si riesce a scorgere quel che più conta: l’anima dell’Occidente: la dominazione del nulla sull’intero sviluppo della nostra civiltà” (E. Severino, Il nulla e la poesia). Severino e Leopardi, due tra i più grandi intellettuali e pensatori dell’età moderna e contemporanea, custodi delle umane lettere nonché dell’immenso patrimonio dell’antichità classica. Severi critici delle “magnifiche sorti e progressive” della società contemporanea, degli stati europei, Italia in prima linea (vedi Canzone all’Italia del Leopardi). Per me Severino è stato e rimarrà l’altro Leopardi: il poeta,l’uomo e l’autore per eccellenza.(gimaul)


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