Anche Latina ha ricordato l’ottantesimo anniversario della liberazione del Campo di concentramento di Auschwitz. Il Giorno della Memoria è stato organizzato dalla Prefettura di Latina al teatro Ponchielli. La testimonianza diretta di Antonio Gnasso, cittadino di Latina di 102 anni, originario di Aversa, che fu prigioniero di guerra e internato in Germania, e domani riceverà un riconoscimento dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. All’evento, presieduto dal prefetto di Latina, Vittoria Ciaramella, hanno preso parte le autorità civili e militari, i sindaci della provincia e gli studenti l’Istituto comprensivo “Alessandro Volta” di Latina che hanno eseguito alcuni brani e raccontato “i cinque sensi della shoha, deumanizzazione e dimanizzazione dell’individuo” realizzato attraverso un progetto scolastico. Tra gli ospiti anche Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento Europeo, che ha sottolineato l’importanza di non dimenticare gli orrori del passato. Il prefetto Ciaramella si è rivolta agli studenti: «Oggi, ragazzi e ragazze, mi rivolgo a voi, perché possiate cogliere, tra le pagine della narrazione sulla Shoah, il senso più profondo del dramma immane che hanno vissuto nel secolo scorso tanti esseri umani, tra i quali vi erano molti vostri coetanei, e che ha segnato inesorabilmente la loro esistenza e quella delle generazioni successive, con l’auspicio che questa rievocazione non si limiti solo a toccare le corde dell’emozione, dissolvendosi poco dopo, ma diventi conoscenza dei fatti e contribuisca allo sviluppo di uno spirito critico. È la scuola che deve aiutarvi a coltivare e a fornirvi gli strumenti necessari a comprendere e a riconoscere, anche nel presente, le spressioni, a volte latenti, di odio e di intolleranza, e a reagire di fronte alle ingiustizie e alle discriminazioni che ne conseguono. La giornata della memoria è e deve essere un momento di riflessione comune fatta dai cittadini con l’ausilio e l’incoraggiamento delle Istituzioni. È un momento pubblico di noi tutti per interrogarci sull’importanza e sul senso del ricordare e del raccontare il passato. Nella particolare epoca in cui viviamo è quanto mai urgente dare del raccontare e del raccontarsi un momento di dialogo, che attraversi le differenze, a partire da quelle generazionali. Divengono, allora, ancora più preziose le testimonianze, in questa circostanza, dei sopravvissuti all’Olocausto e dei loro familiari, perché ci trasmettono, con il loro carico di dolore, il peso di una responsabilità che tutti siamo chiamati ad assumerci. Le vicende internazionali degli ultimi anni, che sono giunte a replicare tristemente gli schemi del passato, sono la prova di come la costruzione e il mantenimento della pace siano attività complesse e delicate che richiedono la partecipazione e l’impegno di tutti».
Toccante la testimonianza di Antonio Gnasso, che fu prelevato dal liceo classico di Aversa, per essere inviato al fronte, in Grecia, dove fu fatto prigioniero dai tedeschi, dopo l’armistizio, quindi deportato a Metten in Germania. «È doveroso parlare di queste sofferenze affinché non si ripetano – ha detto rivolto agli studenti – La guerra è un’idiozia che non è positiva per nessuno. Nel gennaio del ’41 ero tra i banchi di scuola al liceo classico quando fui preso e chiamato alle armi, impiegato tra gli autieri a Caserta. Nel ’43 sono stato fatto prigioniero e deportato in Germania. Molti dei miei compagni di sventura sono morti durante il viaggio in treno. Nel campo di Metten siamo stati denudati, vestiti con abiti di carta e zoccoli ai piedi, si moriva dal freddo. I tedeschi ci trattavano come bestie, odiavano gli italiani. La notte ci portavano in mezzo alla neve per l’appello. La lororichiesta era sempre la stessa ” Chi è fascista faccia un passo avanti, ma nessuno si muioveva “. Ricordo ancora quando arrivarono gli americani il 28 febbraio del 1945, era l’imbrunire». Pochi giorni prima Antonio Gnasso era riuscito a fuggire dal campo di concentramento per rifugiarsi in una buca. Un giorno indimenticabile.
Un richiamo alle radici di Latina, alla cultura dell’accoglienza che ne ha caratterizzato la vita sin dalla nascita, perché siano fonte di ispirazione per i giovani, è stato fatto dal sindaco Celentano.
Il presidente della Provincia di Latina, Gerardo Stefanelli, ha voluto sottolineare come il presente rischi di somigliare drammaticamente al passato e come nel contesto attuale la memoria delle storie locali possa essere utile per avvicinare fatti che diversamente rischierebbero di apparire distanti.
Al termine il Prefetto Ciaramella ha consegnato, nelle mani dei loro congiunti, la medaglia d’onore concessa alla memoria di nove cittadini della provincia di Latina che sono stati deportati nei campi di concentramento, otto prigionieri militari e uno civile, tutti rientrati nelle città d’origine dopo la liberazione, ma nel frattempo scomparsi. Di seguito l’elenco: Pietro Carpanese, Tommaso Merluzzo, Mattia Ricciardi e Giulio Ricciardi di Latina, Pietro Testa di Sermoneta, Domenico Formicola di Castelforte, Francesco Grasso, Gaspare Gallinaro e Giacomo Gaudino di Gaeta.
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