Per fortuna la televisione versione Covid ci riserva non pochi “intermezzi” come  risarcimento dell’ immondizia o stupidario di routine che ci propina a tempesta: popolare? audience? Non si giustifica, ai miei tempi non era così! L’altra sera un’edizione splendida de “L’italiana in Algeri”(festival di Salisburgo)  del grande Rossini che Verdi non è ma non da meno di quello! Ambientazione,costumi degradati e scostumati in linea con i “tunisini” o “marocchini”,diciamo “come quelli là”, sporchi,maleodoranti e scuri di pelle, tassisti sgarrupati etc. Il protagonista, un sultano becero e scopatore, una panza (naturale!) smisurata, nuda,in mutande e pure col culo scoperto, a dir poco esilarante e dovutamente “umiliato”(dal regista) così nell’aspetto come nel suo essere meschino e tronfio verso le donne , accondiscendente  e complice con gli uomini -il suo servitore o cicisbeo,ovviamente,personaggio positivo, a lui moralmente superiore.  Se ne ricava una lettura non solo attuale dell’opera ma anche il risvolto socio-politico, culturale insieme alla reazione e rivendicazioni della donna circa i soprusi maschilisti e non, il richiamo ai valori spesso ignorati o stravolti etc. Cellulari,aspirapolvere  e diavolerie di consumo risaltano più nella loro invadenza che per l’effettiva o progressiva necessità: non è poco! Significherà qualcosa che Leopardi rimase affascinato da Rossini assistendo a una sua opera, a Bologna ? Ne parla nello Zibaldone esprimendo il suo entusiasmo per il compositore e l’artista. “[…] riesce universalmente grata  la musica di Rossini,se non perché le sue melodie o sono totalmente popolari,e rubate,per così dire,alle bocche del popolo; o più di quelle degli altri compositori, si accostano a quelle successioni di tuoni  che il popolo generalmente conosce ed alle quali esso è assuefatto,cioè al popolare; o hanno più parti popolari, ovver più simili che dagli altri compositori non s’usa,al popolare.[…] Il che si può vedere in fatto nel giudizio degli intendenti circa il comporre di Rossini, e generalmente circa il modo della moderna composizione,la quale da tutti è sentita essere piena di melodia molto più che le antiche e classiche, e da chiunque sa è giudicata non reggere in grammatica ed essere scorrettissima e irregolare” (Zibaldone,3308-9). Vogliamo parlare di scuola? Quando sarà che agli alunni si parli anche del Melodramma, si esiga che vedano allestimenti d’opera  di forte impatto? E’ chiaro che oggi,specie per i giovani, almeno nel primo approccio esso sia proposto in veste non già corrivamente modernizzata bensì intelligentemente (meglio se genialmente!) aggiornata affinché possano coglierne lo spirito moderno,diciamo “classico”. Purtroppo la musica,nella scuola italiana, non è stata salvata con la pur significativa istituzione dei Licei musicali, senz’altro benvenuti ma un “isola”,a mio giudizio, in-felice; sì. So bene della “competizione” coi Conservatori etc.,ma ikl problema è di fondo! La Musica come la Storia dell’arte esigono di esser contemplate nei curricula di ogni ordine e grado: può sospettarsi,ad esempio, una Storia della Musica ? Non per discriminare ma almeno come prova,sul nascere,nei licei! La presente nota valga per un appello alla Ministra della Istruzione (purtroppo non più Pubblica per volontà della Moratti!). gimaul

 

 


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