Piesanti Mattarella ,dopo 44 anni dall’omicidio si cerca ancora la verità

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Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935 – Palermo, 6 gennaio 1980) è stato un politico italiano Presidente della Regione Siciliana tra il 1978 e il 1980. Fu assassinato da cosa nostra nel corso del suo mandato.

Secondogenito di Bernardo Mattarella, politico della  Democrazia Cristiana (DC), e Maria Buccellato, venne battezzato da Pietro Mignosi, nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Castellammare del Golfo, con cui il padre aveva un rapporto profondo. Nel 1941 nacque il fratello Sergio, anche lui esponente della DC e Presidente della Repubblica Italiana dal 2015.

Sposò Irma Chiazzese dalla quale ebbe due figli: Maria e Bernardo, deputato all’ Assemblea regionale siciliana nel corso della XIV legislatura per la Margherita e della XV legislatura per il Partito Democratico: dal 2006 al 2012.

Mattarella crebbe con istruzione religiosa, studiando a Roma all’istituto San Leone Magno, dei fratelli maristi. Dopo l’attività nell’Azione Cattolica, associazione in cui ricoprì anche incarichi nazionali, si dedicò alla carriera politica nella DC avendo fra i suoi ispiratori Giorgio la Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Divenne assistente ordinario di diritto privato all’Università di Palermo.

Nel novembre del 1964 si candida nella lista DC alle elezioni comunali di Palermo ottenendo più di undicimila preferenze (quarto dopo Salvo Lima, Vito Ciancimino e Giuseppe Cerami) e divenendo consigliere comunale di Palermo nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo.

Mattarella verrà rieletto all’Assemblea regionale siciliana nella VII legislatura (1971) con più di quarantamila preferenze e nella VIII legislatura (1976) con quasi sessantamila preferenze, sempre nel collegio elettorale di Palermo.

Dal 1971 al 1978 è assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio nelle diverse giunte presiedute da Mario Fasino, Vincenzo Giummarra e Angelo Bonfiglio.

L’azione di Mattarella come assessore al Bilancio è subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi presenta e fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi consolidata del ricorso all’esercizio provvisorio. Nella primavera del 1975 su suo impulso viene approvato a larghissima maggioranza, con i voti del PCI, il Piano regionale d’interventi per gli anni 1975-1980 (legge regionale n. 18 del 12 maggio 1975), primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali.

Leoluca Orlando:

«Appena avuta la notizia del rapimento di Aldo Moro sono corso nell’ufficio di Piersanti. Moro era il nostro riferimento politico, era il leader di Mattarella. Ci siamo abbracciati e gli ho detto: “Sono molto preoccupato. Temo che per il nostro Presidente – chiamavamo così Aldo Moro – sia finita”. Piersanti mi rispose con una frase che non dimenticherò mai e che in quel momento non capii. Mi disse: “È finita anche per me”. Poi aggiunse: “È finita anche per noi”. Questo è il segno di quanto la vicenda politica di Mattarella, tutta siciliana, fosse così strettamente legata a quella nazionale».

Piersanti Mattarella:

«l’attacco ha colpito al punto più alto; è stato detto ieri in Parlamento: non si poteva colpire più in alto; si è mirato al cuore del nostro sistema democratico. Aldo Moro costituisce, a me pare, il punto di maggiore rappresentatività della vita democratica del nostro Paese; si è colpito con lui non solo il maggior partito italiano, ma l’intero sistema politico e istituzionale. L’aggressione è al cuore delle istituzioni che si vogliono disgregare, è alla stessa democrazia che si vuole distruggere, è alle libertà fondamentali che si vogliono smarrite. Di fronte alla tracotanza della azione compiuta, alla sua brutalità, alla sua inumanità, l’Italia è sbigottita, sgomenta. Il senso di insicurezza per l’oggi e per il domani della vita della società suscita smarrimento, incertezza, può determinare paura, rassegnazione. Occorre reagire con calma e fermezza, con forza, allontanando reazioni nervose ed emotive”.

La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a Palermo, mentre Mattarella, alla guida della propria Fiat 132, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all’automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l’andatura ballonzolante con l’espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un’altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.

A 44 anni dal suo sacrificio a nome della Giunta della Regione Lazio Francesco Rocca : “ Desidero onorarne la memoria e rivolgere un pensiero grato e commosso alla famiglia Mattarella”.

Alessandra Trotta

(Giornalista e scrittrice)


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