La Festa del lavoro, o dei lavoratori, viene celebrata il primo maggio di ogni anno in Italia e in molte altre parti del mondo. La scelta di questo giorno deriva soprattutto da una cosa che successe alla fine dell’Ottocento, anche se prima di allora una festa del lavoro si era già festeggiata nel mese di settembre.

Le origini della Festa del lavoro
Nel 1886, in questo periodo dell’anno, la polizia di Chicago sparò sui lavoratori che da giorni scioperavano per il mancato rispetto della legge che istituiva il tetto delle otto ore lavorative al giorno. Morirono due persone. Le proteste che seguirono quell’episodio furono a loro volta represse con violenza dalla polizia: culminarono nella manifestazione di Haymarket, la piazza del mercato delle macchine agricole, durante la quale morirono altre persone – sia manifestanti che agenti – a causa di un attentato esplosivo.
Gli organizzatori della manifestazione del primo maggio furono arrestati e processati. Sette di loro furono condannati a morte, con prove molto traballanti o inesistenti, ma due condanne furono trasformate in ergastoli dal governatore dell’Illinois. Un condannato a morte si uccise in prigione il giorno prima dell’esecuzione. Altri quattro furono uccisi, e secondo le cronache dell’epoca cantarono la Marsigliese prima di morire. Nel 1890 la Seconda internazionale socialista decise di promuovere in tutto il mondo la festa dei lavoratori il primo maggio.

La Festa del lavoro in Italia e la strage di Portella della Ginestra
Qui da noi la ricorrenza è tradizionalmente festeggiata anche con il “concertone” organizzato congiuntamente dai sindacati CGIL, CISL e UIL in piazza San Giovanni in Laterano a Roma: quella di quest’anno sarà la ventottesima edizione. In Italia, la festa del lavoro ricorre il primo maggio dal 1891; fu soppressa dal fascismo, e poi ripristinata nel 1945. Il primo maggio del 1947 duemila persone – soprattutto contadini – manifestarono contro il latifondismo a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo. Un attacco armato deciso dalla mafia, con la complicità di chi era interessato a reprimere i tentativi di rivolta dei contadini, portò alla morte di undici persone e al ferimento di altre ventisette. Il bandito Salvatore Giuliano fu identificato come il capo degli autori della strage, ma nel tempo furono fatte diverse ipotesi su chi potesse averlo sostenuto e aiutato. Le persone uccise a Portella della Ginestra si chiamavano Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo, Giuseppe Di Maggio, Castrense Intravaia, Giovanni Grifò, Vincenza La Fata. Tre di loro avevano meno di 13 anni.


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