LATINA-  “Si poteva fare una guerra con quelle armi». Così il commissario Elio Beneduce descrive la santabarbara di cui disponeva il gruppo riferibile ai fratelli Angelo e Salvatore Travali nell’autunno del 2014. Un racconto lungo e minuzioso fatto ieri pomeriggio nel processo Don ‘t touch due sulle minacce al giornalista del Messaggero Vittorio Buongiorno e allo studente universitario, Matteo Palombo, ora nostro collaboratore e dottore in scienze politiche e laureando in legge .  Il poliziotto davanti al collegio, presieduto da Francesco Valentini, dice che c’erano armi in una quantità tale da scatenare una guerra, un’altra dopo quella del 2010. Il commissario Beneduce ha riletto in aula l’arsenale di pistole e munizioni rinvenuto a casa di un’anziana signora che abitava nello stesso palazzo dei fratelli Travali e che fu utilizzata come custode. Nello sgabuzzino di quella casa c’erano armi da fuoco con silenziatore e centinaia di proiettili. Però da agosto a novembre 2014 la squadra mobile trovò pistole ovunque. Molti nell’ambiente dei Travali, che andavano in giro con la pistola in tasca perché «non sai mai se succede qualcosa». Armi nel garage del fratello di Riccardo Pasini, uno degli imputati, armi nella sede della tifoseria del Latina Calcio, «dove comandava Francesco Viola», cognato di Salvatore e Angelo Travali.

Angelo Travali, detto Palletta, era in aula, da detenuto, ed ha ascoltato in modo impassibile. L’udienza è stata incentrata intorno alle minacce alla libertà di espressione. Il primo ad essere ascoltato  è stato Vittorio Buongiorno, giornalista de Il Messaggero che nell’autunno del 2014 fu avvicinato nel cortile dell’Oratorio San Marco da Gianluca Tuma che gli aveva contestato un articolo che il cronista aveva scritto in relazione ai presenti al funerale di Giovanni Giordano, tra cui, appunto, lo stesso Tuma, Cha Cha Di Silvio, i fratelli Travali, con il padre Giuseppe detto Peppone. “Hai visto cosa succede in Francia a chi usa la penna scorrettamente “Si riferiva all’uccisione dei giornalisti di Charlie Hebdo.

Poi è toccato a Matteo Palombo, che  fu avvicinato da Costantino Di Silvio (Cha Cha) che gli chiese di cancellare un post. Palombo ha ricostruito i fatti e la sequenza dei messaggi che gli arrivarono sul telefono per aver criticato l’ex on e assessore, Pasquale Maietta per non aver partecipato alla manifestazione di solidarietà al giudice, Lucia Aielli anche lei minacciata. In aula erano presenti l’Associazione Stampa Romana e la Federazione Nazionale della Stampa che si sono costituiti parte civile, con gli avvocati, Irene Mottola e  Giulio Vasaturo. Il processo riprenderà il 6 aprile.


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