Un pacco è stato lasciato volutamente davanti all’abitazione in via Mercurio, nel quartiere Pantanaccio di Fabio Di Stefano, catanese di 35 anni, genero del potente Giuseppe Di Silvio detto Romolo del quale è ritenuto uno dei gregari più fidati, sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Scarface della Dda di Roma, che lo descriveva come il referente dei traffici di droga per la sua famiglia, secondo gli inquirenti gestiti con metodo mafioso.
Ma il finto pacco bomba, ben confezionato, può essere interpretato come un inquietante avvertimento anche per un’altra ragione, oltre alla circostanza che Fabio Di Stefano è stato ritenuto a lungo il reggente della fazione di Romolo, detenuto per l’omicidio di Fabio Buonamano del 2010. Lui e la moglie infatti vivono in casa di Luca Troiani, sposato con la zia della donna, ovvero la sorella dello stesso Romolo. E soprattutto perché Troiani, detto il bombolaro, sebbene sia estraneo alle vicende criminali dell’ultimo ventennio, viene annoverato nelle ricostruzioni sui fatti salienti della mala latinense per il suo ferimento a colpi di pistola nel giugno del 2003, ritenuto l’antefatto dal quale è scaturito l’omicidio di suo cognato, Ferdinando Di Silvio detto il bello, fratello di Romolo, morto il 9 luglio di quell’anno per gli effetti devastanti della bomba piazzata sotto al sedile della Fiat Uno che utilizzava, intestata allo stesso Troiani. Insomma un avvertimento che potrebbe non finire qui.
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