Racconti pandemici (Introduzione)
A raccontare i propri mali, spesso vi si porta sollievo. (Pierre Corneille)
Con Racconti pandemici abbiamo voluto raccogliere le sensazioni, le emozioni, le reazioni, le passioni e le riflessioni che uomini e donne, amici e conoscenti hanno vissuto negli ultimi due anni (e che stanno ancora vivendo) durante il tragico evento traumatico dell’inaspettata pandemia che, negli ultimi anni, ha ritmato il trascorrere del tempo di isolamento e distanziamento forzato, scoprendo le nostre debolezze e fragilità personali e collettive, e rallentato improvvisamente la quotidianità, permettendoci di ripensare il nostro modo di vivere.
Raccontare significa far conoscere, rendere noto, comunicare ad altri, a voce o per scritto, fatti, vicende, avvenimenti, situazioni, storie vissute in prima persona. Ha scritto, infatti, il critico letterario Alfonso Berardinelli: «Il racconto è finzione, ma quel genere di finzione attraverso cui si cerca di mettere in scena la verità».
Per molti collaboratori/autori la vita vera si è fatta narrazione che ha portato a meditare sulla perdita, sull’abbandono delle persone care. In molte storie di dolore e solitudine, di delusioni e speranze raccontate con la consapevolezza della necessità di ricordare e di trasmettere memorie alle generazioni future, alcuni autori hanno saputo sapientemente coniugare il senso della realtà, direttamente vissuta con apprensione e sgomento, con la loro immaginazione creativa, con la fiction.
L’avvincente raccolta di racconti, così densi e affascinanti, è un affresco narrativo del tempo “buio”, trascorso in pandemia, che può, e forse deve, essere trasmesso alle nuove generazioni come testimonianza diretta, concreta di una stagione della vita caratterizzata da un ampio cerchio di emozioni (paura e stupore, sconforto e tristezza, ansia e angoscia, rabbia e gioia, dolore e rassegnazione) e di sentimenti umani (amore e affetto, tenerezza e gioia, coraggio e speranza, gratitudine e rispetto, pietà e solidarietà). Per lo scrittore Giuseppe O. Longo «L’uomo è creatura della narrazione: dalla nascita alla morte ciascuno di noi non fa altro che raccontare, raccontarsi e farsi raccontare delle storie; e questo infinito narrare ha un esito sorprendente, la costruzione sempre intrapresa e sempre rinnovata del senso del mondo e di noi nel mondo».
Siamo decisamente consapevoli che nell’articolata varietà dei partecipanti (scriventi) della silloge di storie, ogni racconto è stato scritto e comunicato con empatia, partendo dall’esperienza diretta dagli aspetti inediti, dalla realtà vissuta, e ogni autore legittimamente ha corso, con l’apporto creativo anche della finzione, il rischio di manipolare e falsificare la propria narrazione, perché l’atto di narrare suggestioni, impressioni, raccolte durante la terribile pandemia, comporta intrinsecamente tale pericolo.
Gli autori dei vari Racconti pandemici e di poesie hanno scelto in piena libertà di narrare vicende personali e familiari, di descrivere e far conoscere a coloro che verranno dopo di loro lo svolgimento di eventi, più o meno dolorosi, individuali e comunitari, nei quali si sono trovati a vivere in maniera drammatica, di rendere conto con cronache dettagliate di precisi avvenimenti a cui si è assistito, riportando sensazioni, resoconti, opinioni, stati d’animo, considerazioni, argomentazioni, riflessioni e messaggi per le future generazioni: figli, nipoti, pronipoti.
Accurate e intense sono le descrizioni e le ricostruzioni degli ambienti, dei personaggi apparsi nei vari racconti. Interessanti anche certe digressioni che fanno riferimento a storie personali intime, familiari e sociali del presente e del passato.
Alcuni racconti di memoria, scavando tra solitudine e libertà, consapevolezza e desiderio, ansia e speranza hanno carattere testimoniale per i vivissimi ricordi, indicazioni e riflessioni personali.
Scrivere per molti degli autori è stata un’opportunità per ragionare, riflettere su se stessi e sul modo di portare avanti la loro esistenza, cercando di dare più valore alle relazioni interpersonali e sociali e alle piccole cose.
In questa ottica i racconti possono essere considerati preziosi documenti di umanità che testimoniano momenti esistenziali vissuta in prima persona o in maniera comunitaria; sono storie che hanno lasciato segni indelebili nella mente, nel cuore e negli animi e che possono essere testimonianze e tracce documentali importanti per i posteri.
Per alcuni l’irrompere improvviso della morte nella loro esistenza, causato dalla devastante e inaspettata pandemia, che si è abbattuta come un ciclone sulla fragile quotidianità del loro vivere, sembra aver riacceso l’interesse per l’escatologia, nell’affrontare con coraggio le grandi domande di senso: «Chi sono? Perché vivo? Da dove vengo? Che senso ha la vita? Qual è il mio destino? Perché c’è il male? Perché ci sono la sofferenza e la morte? Che cosa c’è dopo la morte? Che ne sarà di noi dopo la morte?» che vanno attentamente soppesate e tenute in grande considerazione e prese sul serio.
La pandemia, che ha posto l’accento sulla vulnerabilità dell’essere umano, con il Coronavirus, inizialmente localizzato nella città di Wuhan in Cina, ha fatto irruzione negli spazi pubblici e privati, mutando profondamente l’esistenza quotidiana di milioni di uomini e donne in tutti i contenenti del pianeta Terra suscitando numerose insicurezze, fitti dubbi e interrogativi esistenziali fondamentali.
Il Covid-19, espressione e parola diventata quasi magica perché entità naturale invisibile e perturbante, è stato capace di suscitare terrore, senso del pericolo e inquietudine, di rendere strade e piazze deserte in tutte le metropoli del globo (come attestano alcune efficaci ed espressive immagini inserite nel testo).
Come entità biologica, il virus microscopico dell’epidemia ha avuto rilevanti effetti ed enormi ripercussioni sulla vita personale e sociale di tutti noi, sulle nostre famiglie, sul nostro lavoro professionale e sulle relazioni interpersonali, sul presente e sul futuro, sulla economia, sulla politica e sulla cultura. Ha inciso sui comportamenti dei giovani e anziani.
Ha trasformato il nostro modo di pensare e di agire, di vedere e di comunicare, di definire il mondo che ci circonda; ha cambiato anche il nostro linguaggio delle cose e dei fatti imponendo parole nuove e modificando il significato di quelle antiche. Tutto ciò è stato ben espresso nei racconti dei vari autori e ben raffigurato nelle immagini che fanno da cornice alle diverse narrazioni.
Tenendo conto di ciò che ha scritto Friedrich Dürrenmatt che «dipingere e scrivere hanno la stessa origine, vale a dire il pensiero e la riflessione sul mondo», abbiamo inserito nel testo, oltre ai racconti, immagini fotografiche di Luigi Sarallo e dipinti di Alberto Serarcangeli e Marcello Trabucco, ai quali, insieme a tutti gli autori, va rivolto il nostro sincero e affettuoso ringraziamento per la loro preziosa collaborazione.
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