Il silenzio è la chiave della comunione, dell’incontro profondo tra le persone, è la strada per conoscersi, la chiave per guardare con occhi nuovi ciò che non abbiamo mai visto. Ernesto Olivero
Nel gruppo delle parole chiave che abbiamo individuato, in questo drammatico periodo del Coronavirus, il silenzio sembra assumere un particolare rilievo e una consistente centralità nella comunicazione di molti uomini e donne costretti, nelle mura domestiche, a una forzata segregazione provocata dalla pesante contingenza epidemica.
Con la diffusione del Covid-19 le nostre città sono piombate in un silenzio surreale: le scuole sono chiuse, le strade deserte, i negozi, i locali di ritrovo, i musei, i teatri e i cinema sono interdetti. I pronto soccorsi e gli ospedali sono stracolmi.
L’assenza totale delle gioiose grida degli alunni nelle aule scolastiche, la mancanza dei rumori, talvolta fastidiosi e assordanti del traffico cittadino, la scomparsa delle voci nei mercati rionali e negli affollati supermercati: sono scenari sonori inconsueti, che spaventano, che lasciano molti di noi attoniti. Ma questo obbligato, preoccupante e assordante silenzio può essere un’utile occasione per pensare, valutare, riflettere e per interrogarci su ciò che ci circonda, su quello che abbiamo costruito, sui progetti che abbiamo in mente per il nostro futuro, per il dopo tsunami» sanitario e per il dopo-epidemia.
Nella profondità del silenzio possiamo ritrovare la forza creatrice, una rinnovata capacità di rialzare la testa, di guardare avanti, di sperare. Oggi il silenzio è diventato una grande prova, una sfida a portare alla luce ciò che è dentro di noi. Alda Merini ha scritto: «A volte il silenzio dice quello che il tuo cuore non avrebbe mai il coraggio di dire». ù
Il silenzio per sua natura è polimorfo, può avere diversi aspetti e significati. Può essere positivo, foriero di nuovi propositi e di rinnovamento di idee; paralizzante e angosciante di fronte a pericoli improvvisi e inaspettati, a sfide insormontabili, ma essere virtuoso perché può rafforzare il legame tra le persone care, tra gli amici riuscendo a scoprire e a comprendere l’altro.
È il silenzio che ci aiuta a “vedere” meglio ciò che ci circonda, a comunicare in maniera più autentica e veritiera con chi è vicino a noi. Il silenzio è importante anche per osservare e ascoltare se stessi in profondità e per approdare a un rapporto migliore ed empatico con se stessi e con gli altri, perché fare silenzio significa fare spazio per l’altro. Oggi abbiamo perso l’abitudine al silenzio, perché spesso abbiamo paura di confrontarci con gli altri e con la verità.
Sagge sono le parole scritte dallo psichiatra Eugenio Borgna: «Il silenzio parla con il linguaggio dei volti, degli sguardi e della lacrime, o del sorriso, ed è un linguaggio che si coglie nei suoi significati più profondi solo quando sia accompagnato dalla luce arcana dell’interiorità».
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