
Bombolette incendiarie contro gli agenti
Le proteste tra le mura del penitenziario intitolato a Nicandro Izzo sono iniziate nella tarda mattinata di ieri, mercoledì 10 luglio. Man mano hanno preso sempre più piede, finché non sono sfociate in una vera e propria rivolta intorno alle 15,45. I detenuti si sono asserragliati nella sezione D1, reparto comune e padiglione di media sicurezza, lanciando bombolette a gas incendiarie contro la polizia penitenziaria. Per fronteggiare la situazione è stato necessario richiamare in servizio alcuni agenti, altri sono rientrati spontaneamente anche se erano in ferie dimostrando alto senso del dovere.
Carcere cinturato
I detenuti sono stati accerchiati e la sezione isolata dalle altre, ma la rivolta è andata avanti. Il carcere di Mammagialla è stato circondato dalle forze dell’ordine: polizia penitenziaria, di stato e carabinieri. Le vie di accesso al penitenziario sono state presidiate, anche dalla polizia locale. Sul posto, tra gli altri, il dirigente della squadra volante della questura Riccardo Bartoli, il comandante della compagnia carabinieri di Viterbo Felice Bucalo, il primario del reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle Giulio Starnini e il vicecomandante dei vigili del fuoco.
Reparto distrutto
I detenuti hanno incendiato lenzuola e materassi, con la sezione del carcere che si è riempita di fumo e odore acre. Il reparto è stato distrutto. Centinaia le forze dell’ordine intervenute, alla fine non è stato più necessario far entrare in azione il gruppo di intervento rapido della polizia penitenziaria da Roma. Sul posto anche cinque vigili del fuoco, con due mezzi e il funzionario di guardia oltre al vicecomandante. Questi ultimi hanno lasciato Mammagialla intorno alle 19,50. Poco dopo la direttrice del carcere Anna Maria Dello Preite ha comunicato che la rivolta era stata sedata, i detenuti rinchiusi in cella e che il penitenziario era tornato in sicurezza. Fortunatamente non ci sono stati feriti, né tra gli agenti né tra i detenuti.
“Una rivolta annunciata”
Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, si è trattata di “una rivolta annunciata. Sono settimane – afferma – che stiamo lamentando la perdita di controllo delle carceri. Mi domando cosa si stia aspettando ancora per adottare provvedimenti straordinari per fronteggiare una situazione diventata esplosiva”.
Giuseppe Proietti Consalvi, vicesegretario generale dell’Osapp, purtroppo ha pochi dubbi: “Sarà un’estate caldissima e la causa, oltre alla carenza di organico della polizia penitenziaria, è l’indifferenza dell’amministrazione penitenziaria a ripristinare l’ordine e la sicurezza negli istituti e le mancate risposte adeguate da parte governativa al sovraffollamento. Ricordo a chi ci governa e a chi ci amministra che il carcere è una parte dello stato e che i poliziotti penitenziari sono al servizio dello stato. Particolari semplici ma dimenticati da politica e amministrazione”.
Sovraffollamento e carenza di agenti: “A Viterbo ne mancano 90”
A fotografare la situazione del penitenziario di Viterbo e di quelli del Lazio è la Fns Cisl tramite il segretario regionale Massimo Costantino. “Nel capoluogo della Tuscia mancano circa novanta agenti di polizia penitenziaria, venticinque unità risultano impiegate presso il gruppo operativo mobile. La situazione reginale è estrema, con carenze di circa 930 poliziotti, quasi il 20% del dato nazionale. Livelli difficilmente registrati, a cui si aggiunge il sovraffollamento che aumenta giorno per giorno”.
Per quanto riguarda il sovraffollamento regionale, la Fns Cisl fa sapere che “attualmente risulta in aumento rispetto al mese precedente. È di 1498 detenuti, considerato che 6mila 779 risultano essere i detenuti reclusi nei 14 istituti del Lazio, rispetto a una capienza regolamentare prevista di 5mila 281”. Per la Fns Cisl, “servono ulteriori interventi da parte del governo. Quelli già messi in campo dallo scorso anno con punte di nuove assunzioni (finalmente) mai viste prima in questi numeri, sono insufficienti a gestire quella che ormai è una grave emergenza”.
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