Giungono al termine le riprese di “Alfredino una storia italiana”, fiction in quattro puntate prodotta da Sky, in programmazione sugli schermi televisivi nel giugno prossimo, a 40 anni esatti dai ben noti fatti di Vermicino che tennero milioni e milioni di spettatori ancorati alla tv con il fiato sospeso, nella speranza che l’epilogo della vicenda non volgesse in tragedia. Un episodio cruento che in quei giorni, e anche dopo, finì per sconvolgere e cambiare la vita degli italiani. Nel cast comprendente, tra gli altri, Anna Foglietta, nel ruolo della madre del piccolo Alfredo, e Massimo Dapporto, nei panni dell’allora presidente Pertini, anche Claudio Corinaldesi, attore e regista nato a Roma, ma ormai sabaudiano a tutto tondo, calato nella parte del brigadiere Giovanni Cortese (nome di fantasia), il primo ad individuare il pozzo in cui il bambino era caduto.
Della sua esperienza appena conclusa dice: “Finisco le riprese con la gioia e l’emozione di chi ha vissuto questa vicenda terribile quando aveva 10 anni e rimaneva incollato, incredulo e spaventato davanti al ‘primo grande fratello dell’orrore’, una diretta tv, la prima della storia che raccontava le angosce, le paure, le speranze di una famiglia, quella di Alfredino e con lei, quella di tutto il mondo….Un cast artistico straordinario pieno di amici e colleghi dotati di umanità prima di tutto e di talento puro. Sono onorato di essere stato parte di questa opera che porta la firma di M Pontecorvo Regista sensibile, che riesce a dirigere gli attori come un Maestro d’orchestra fa con i suoi musicisti”.
La recitazione nel sangue, dopo aver studiato alla Scuola di Formazione Teatrale Eleusis Teatro di Roma, e superata l’immancabile gavetta, Corinaldesi arriva sul piccolo schermo verso la metà degli anni 2000, interpretando ruoli di rilievo in diverse serie di successo, tra cui “L’Alligatore”, “La porta rossa”, “Le tre rose di Eva”, “Il restauratore”, “Distretto di Polizia”, “Gomorra”, “La ladra”, “Donna detective”, “La mia casa è piena di specchi”, accanto ad uno dei mostri sacri del nostro cinema, Sophia Loren, e altre. Finendo con lo specializzarsi, forse per il suo aspetto da duro, in parti criminali. Quello che certamente nella vita di tutti i giorni non è, come depongono in coro a Sabaudia.


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