“Nel nuovo atto aziendale dell’azienda USL Latina tra le funzioni distrettuali è stata omessa l’emergenza sanitaria territoriale, il che priva la popolazione di un Livello Essenziale di Assistenza previsto per legge e costituisce una gravissima disuguaglianza rispetto al resto delle province del Lazio e d’Italia”.

Un vulnus profondo, secondo il dottor Franco Brugnola che, in qualità di promotore del Comitato per la difesa del PPI di Sabaudia, nella giornata di ieri ha presentato formale opposizione contro l’Atto aziendale della USL Latina approvato con deliberazione 30 novembre 2021, n. 1216, al presidente della regione Lazio, all’assessore D’Amato e al dott. Annicchiarico Direttore regionale della salute e integrazione socio sanitaria, nonché, in copia, all’Ufficio LEA del Ministero della Salute.

Queste le motivazioni su cui poggia l’iniziativa intrapresa da Brugnola, già direttore amministravo dell’Asl di Latina.

“L’art. 10 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 istitutiva del Servizio sanitario Nazionale prevede che l’erogazione dei servizi di pronto intervento sia attribuita ai distretti sanitari di base quali strutture tecnico-funzionali delle Unità Sanitarie Locali (oggi Aziende Sanitarie Locali).

Con il DPCM 12 gennaio 2017 (art. 3, lettera “b” e art. 7) l’emergenza sanitaria territoriale è stata inserita tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Il nuovo Atto aziendale dell’azienda USL Latina al punto 18.8 tra le funzioni di produzione indicate per il Distretto non indica l’Emergenza Sanitaria Territoriale.

In questo modo rischia di non essere garantita a livello distrettuale la prevista integrazione del servizio di pronto intervento previsto dal 3° comma dell’art. 10 della legge 833 del 1978 oggi assicurato dai Punti di Assistenza Territoriale (PAT già PPI) di Cori, Cisterna, Sezze, Priverno, Sabaudia, Gaeta e Minturno che in base al Punto 7.1.3 del DCA 81/2020 dovrebbero operare in continuità con le funzioni precedentemente svolte (quelle appunto svolte dai PPI) e quindi nel rispetto del DCA 90/2010 con i dipartimenti di emergenza e accettazione ospedalieri.

A ciò si aggiunga il fatto che persiste la chiusura notturna di tutti e sette i PAT nella sola provincia di Latina, senza che sia stata prevista la presenza di ambulanze medicalizzate per cui nelle ore notturne si rischia che alla popolazione di molti Comuni non venga assicurato il rispetto del tempo massimo per gli interventi nelle aree extra urbane che è stato fissato in venti minuti”.


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