Leggendo la locandina e relativo invito circa la presentazione di un libro sulle donne in carcere,scritto da due donne (questo pomeriggio), mi sarei aspettato che il luogo fosse,appunto,la Casa Circondariale di Latina anziché i Giardini del Comune, in attesa di essere imbanditi e illustrati da Danilo Rea (la cultura e la musica al potere in questa magnifica città non c’è che dire, evviva!). Sia per una questione territoriale -non esiste solo il carcere Rebibbia di Roma che,peraltro, per teatro e affini congloba e inghiotte ogni risorsa- sia per una questione di correttezza istituzionale -la direzione del carcere locale non è stata minimamente interpellata-. A volere essere più precisi, anche per la presentazione a latere dell’evento (chi scrive per anni ha svolto un lavoro laboratoriale di scrittura e teatro nel carcere con le donne, tutti lo sanno). L’ennesima dimostrazione che, specie in questa città, si tende a procedere per schemi precostituiti o settari (il malinteso femminismo) scambiando l’impegno civile e culturale per un’eterna “partita di giro in bicicletta” cioè sportivamente! Confermando sempre di più l’aleatorietà dello slogan-manifesto che “Sei di Latina se l’ami”: comportamenti di siffatta specie attestano che l’amministrazione in essere ami la città?! (gmaul)


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