Il “Satyricon” di Petronio è semplicemente lo spunto fornito al regista Andrea De Rosa e al drammaturgo F.Piccolo per uno spettacolo intelligente, a prima vista “cialtronesco”, nel prosieguo apprezzabile per avere sussunto [tranquilli, non è una citazione salviniana cioè parolaccia!] gli autori la Cialtroneria a sfondo tematico e linguistico del medesimo. Di quel famoso romanzo della “decadenza”(I sec.d.C.),parola chiave e insistita dello spettacolo, si percepisce l’umore, il pasticcio linguistico, direi il “grasso che cola” ovvero le pietanze o portate elargite da Trimalcione ai suoi convitati, il “qua se magna”, il campare alla giornata. Insomma, il degrado di una società giunta al capolinea, in cui tutti si chiedono con o senza convinzione “Che fare,dove andare” (il prologo e il senso amaro dello spettacolo). “Gastronomico”,non nel senso brechtiano (teatro disimpegnato o leggero) bensì correttamente ideologico o politico. Per inciso: come nel teatro di B.B. anche qui ci sono le canzoni, la musica che,ovviamente,è presente anche nel “Satyricon”. Di fatto un “piatto farcito” quello preparato da De Rosa-Piccolo, con vari ingredienti cucinati (elaborati) in salsa ora volutamente volgare (l’insistenza sulla parola “cazzo” è connotata dalla reiterazione del disperato grido o urlo dell’attore-Trimalcione) ora sottilmente critica sulle miserrime sorti di una società(italiana) alla deriva, in cui non si salva più nessuno e niente. Evitando di scadere nell’ovvio, nel moralismo o perbenismo ideologico spinto fino al capitombolo; tanto meno e per fortuna nell’insopportabile pistolotto spesso serioso-intellettualistico. Dove i radicalscic, vengono beffeggiati come tutti gli altri,intellettuali compresi lasciando sottintendere,però, che la cultura e gli stessi intellettuali non vanno buttati come il bambino insieme all’acqua calda.Una sarabanda tra il grottesco e l’infernale -quasi bolgia dantesca- in cui siamo tutti immersi fino al collo. Con un “Mangiafuoco” alias Trimalcione inquietante e ingombrante: un ammasso di lardo (l’ottimo attore Antonino Iuorio,anche lui egregiamente ben farcito quanto a vocalità e presenza scenica), una figura minacciosa e distruttiva che da sola sintetizza e rappresenta un’epoca,quella di Petronio e la nostra. Tanta musica,citazioni di note canzoni italiane, tutti a cantare e ballare come in una festa “mortuaria” per essere consapevoli che,purtroppo, la risposta non c’è e noi (attori,regista e pubblico) non pretendiamo di darla o averla.Tutta la festa è il preludio alla scena finale con il funerale e seppellimento di Trimalcione -teatro nel teatro- sintesi quanto mai grottesca del tutto in cui il regista ha giustamente mirato al classico effetto teatrale che,in questo caso e a pieno diritto, fa gioco. Una “veglia funebre” cui il pubblico è chiamato a partecipare, quella di un’epoca,una società e un paese -l’Italia- in disfacimento. Dove anche il teatro, pace all’anima degli Strehler e dei Ronconi (di striscio pure citati), può ben essere suo malgrado la farsa. A voler insistere sulle analogie,questo “Satyricon”, opportunamente “rimpastato” e non minestra riscaldata, potrebbe essere visto come un “dramma satiresco”,se non altro per la presenza l’essenza “da satiro” del possente attore-Trimalcione. Significativa la presenza “fuori scena”(al proscenio) di una giovinetta integralmente nuda,una sorta di commento “senechiano”,probabilmente metafora di una vittima sacrificale. Uno spettacolo interessante e istruttivo per il giovani,per le scuole se,finalmente,si è compreso che a teatro i ragazzi si guidano e non si….tras-portano! (gmaul)
Al teatro Argentina,fino al 1 dicembre.


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