Foto da "Siena News"

MINTURNO – Quattordici persone, di cui dieci pontine, sono state tratte in arresto ieri dai militari della Guardia di Finanza di Formia, i quali hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale Ordinario di Roma, Massimo Maresca, su richiesta del Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, Corrado Fasanelli.

Un blitz scattato all’alba di ieri mattina, con i finanzieri che hanno operato utilizzando anche le unità cinofile. Gli arresti sono scattati per Domenico Scotto, 37enne, Walter Palumbo, 37enne, Vincenzo Stanganella, 34enne, tutti di Napoli, Antonio De Meo, 43enne di Minturno (obbligo di presentazione di P.G.), Giuseppe Stefanelli, 48enne di Minturno (domiciliari), Ivan Di Lorenzo, 50enne di Formia (domiciliari), Carmine Brancaccio, 50enne di Scauri (in carcere), Italo Laracca, 37enne di Marina di Minturno (in carcere), Roberta Di Calisto, 58enne di Minturno (obbligo di dimora nel Comune), Francesco Leone, 23enne di Formia (domiciliari), Giuseppe Strabello, 26enne di Marina di Minturno (domiciliari), Roberto Durazzo, 41enne di Minturno (obbligo di dimora), Adriano Russo, 42enne di Vairano Patenora (Caserta), Armando Clemente Danilo, 35enne di Minturno (carcere).

Domenico Scotto, secondo le indagini, era il capo del gruppo, che si occupava di organizzare i trasporti da Napoli e di finanziare gli illeciti profitti in altri acquisti di droga. I suoi luogotenenti erano Walter Palumbo e Vincenzo Stanganella, mentre Italo Laracca, Armando Clemente, Ivan Di Lorenzo e Roberta Di Calisto, considerati coloro che costituivano ed organizzavano il sodalizio. La Di Calisto è considerata dagli inquirenti, corriere e pusher colei che effettuava la raccolta e la detenzione delle somme di denaro cedute da parte di alcuni creditori abitanti nel centro storico di Minturno. Giuseppe Stefanelli, fratello del sindaco di Minturno, è considerato partecipe dell’organizzazione col ruolo di corriere pusher dell’organizzazione. Per i giudici è colui che procacciava gli appartamenti da mettere a disposizione dei componenti dell’organizzazione, autovetture, e si sarebbe interessato anche di far ottenere la residenza ai familiari dei componenti dell’organizzazione e informazione sulle indagini in corso delle Forze dell’Ordine.


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