Temistocle Curcio, storico leader dei comunisti ponzesi

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Lo storico leader dei comunisti ponzesi, Temistocle Curcio, viene intervistato da me per il libro “Gente di Ponza”, dimostrandosi uomo d’altri tempi, e rivela fatti e personaggi. Di seguito un frammento di questa storica testimonianza umana. Temistocle Curcio è rimasto sempre comunista. Nato nel 1915, ponzese verace, ha cominciato a lavorare  giovanissimo come fornaio, poi ha conosciuto Luigi Levorato, un confinato comunista che gestiva un piccolo laboratorio di mobili e infissi alla Dragonara. Temistocle lavorava lì come apprendista, cercando di carpire i segreti del mestiere.  “Levorato proveniva da Dolo – racconta – un centro in provincia di Venezia. Fu confinato a Ponza per motivi politici ed era molto ben visto dalla popolazione. Rimase sull’isola solo due anni, fu poi prosciolto e decise di andare a vivere a Carpi, in provincia di Modena, lavorando sempre nel settore della falegnameria.  Parlando con Luigi ho sentito per la prima volta parlare di comunismo, di diritti dei lavoratori, avanzamento della classe operaia, di riscatto sociale. Lui mi mostrava giornali dell’epoca, articoli, mi regalava libri sui quali mi sono formato leggendoli avidamente. Allora i confinati, nel 1928, guadagnavano 10 lire al giorno, una somma abbastanza cospicua che poi fu ridotta a 5. Ricordo uno sciopero della fame nel 1930 proprio per invocare le autorità fasciste ad aumentare il salario. I confinati erano divisi in comunisti, anarchici, socialisti e manciuriani. Questi ultimi erano una quindicina, molti dei quali spie del regime. Si trattava di uomini dediti gran parte all’alcol, pronti a scatenare subito risse che facevano sicuramente comodo alla milizia per poi coinvolgere anche i confinati politici. La cellula dei comunisti era la più numerosa, anche se tra loro non mancavano i contrasti. I comunisti avevano la mensa, lo spaccio, la barberia e persino la lavanderia. Lo spaccio era addirittura aperto a tutti i confinati, anche militi fascisti e poliziotti si rifornivano di nascosto. Ricordo come fosse adesso Amadeo Bordiga, il fondatore del Pci a Livorno, uomo molto colto, carattere forte, un duro, un leader vero. Lo accusavano di aver permesso alla figlia di sposarsi con un fascista. I comunisti erano sicuramente i più organizzati, gestivano molto bene una mensa collettiva.  Gli emiliani erano quelli che se la passavano meglio perché arrivavano soldi da casa, mentre i braccianti pugliesi riuscivano a mandare, a fine mese, anche qualche lira alle loro famiglie numerose. I miei ricordi più belli sono legati a Sandro Perini che viveva dove adesso c’è la pensione Luisa. Aveva un lindo appartamento dove passava maggior parte della giornata a leggere. Era gentile con tutti , Sandro – lo chiamavamo tutti così – era molto elegante, teneva tantissimo al vestire. Otteneva successi tra le donne ponzesi tanto che si fidanzò con Giuseppina Mazzella che ora vive in America. I due si sono poi incontrati nuovamente quando Sandro era presidente della Camera. Ho saputo che il loro colloquio è stato cordialissimo a un certo punto il presidente si è emozionato ricordando il periodo trascorso a Ponza. I controlli da parte della Pubblica sicurezza e della Milizia erano severi, i confinati potevano muoversi solo in determinati spazi del paese, oppure fare il bagno solo alla Caletta. I militi controllavano i confinati dalle garitte che erano poste in varie posizioni strategiche. C’erano molti infiltrati tra di loro per questo quando parlavano stavano particolarmente attenti a non esporsi con frasi pericolose. Ci fu una grande festa quando arrivò sull’isola da Parigi Germaine, la fidanzata di Giorgio Amendola. I due si sposarono a Ponza. Lei era francese, all’inizio conosceva poco la nostra lingua ma i confinati comunisti e i miei compaesani fecero il possibile per metterla a suo agio. La mia famiglia aveva un rapporto amichevole con Camilla Ravera, nominata da Pertini senatrice a vita. Gli anarchici facevano praticamente vita a sé, sempre vestiti uguale, con una cravatta nera sul collo, erano tanti anche i componenti di Giustizie e Libertà. Un gran parlatore, un uomo che ti prendeva per la sua cultura, era Umberto Terracini, uno che diceva sempre la sua, tipo schietto e genuino. Allora i locali frequentati dai confinati erano il Bar Tripoli, la Casetta Rossa, il bar Pagano, l’osteria “da Mondiale”, la trattoria Zì Capozzi. Quando entravano in un locale pubblico non potevano sedersi. Le loro discussioni erano tutte rivolte al futuro, a quello che sarebbe stata l’Italia dopo la fine del fascismo, molti di essi ci hanno aiutato a crescere, soprattutto dal punto di vista culturale. Zaniboni, l’attentatore al Duce, dava ripetizioni gratuite, nel pomeriggio, ai giovani ponzesi. Si svolgevano anche dei pomeriggi culturali a casa Montagnani, con tanto di lettura di poesie e note musicali. Due donne di Ponza: Libera Scarpati e Carolina Guarino, entrambe mogli di due confinati furono chiamate a rispondere di “complicità” con un gruppo di comunisti. La prima per aver procurato dei locali sicuri che secondo la polizia erano diventati scuole occulte di sovversivismo. La seconda per essere giunta al punto di tenere in affitto un alloggio con i mezzi che le fornisce il gruppo dei comunisti. Libera Scarpati fu “tradotta” da Ponza a San Felice Circeo dove fu autorizzata a trasferirsi presso l’abitazione della sorella Silveria”.
L’episodio, accaduto nel luglio del ’35 fu ricostruito così dall’ufficio P.S. di Ponza per il prefetto di Littoria.: “L’ammonita in oggetto ieri, nel partire per San Felice Circeo, poco dopo che erasi imbarcata sul postale, si sbottonava una giacchettina che indossava mettendo così in evidenza un nastro rosso annodato sul sottostante vestito. Il gesto fu interpretato da alcuni militi del locale reparto M. v. s. n. in partenza per l’Africa orientale come una manifestazione di sentimenti antinazionali e pertanto uno di essi strappò alla Scarpati il cennato nastrino gettandolo in mare”.  Temistocle Curcio è sempre un fiume in piena: “Ricordo benissimo a fine luglio del 1943 l’arrivo di Benito Mussolini a Ponza, fu portato immediatamente a Santa Maria. In quel periodo sulla nostra isola era stato confinato Pietro Nenni, consegnato dalle autorità francesi dopo l’arresto Oltralpe. Il leader socialista viveva nei pressi del ristorante EEA. L’ironia della sorte ha voluto che a Ponza a poche centinaia di metri fossero presenti due uomini che avevano militato sotto la stessa bandiera politica, per poi dividersi per sempre e prendere strade opposte. Temistocle Curcio, nonostante i grandi cambiamenti della storia, è rimasto comunista”.
Con questa orgogliosa rivendicazione di militanza politica, l’arzillo vegliardo – classe 1915 – conclude il suo intervento.


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.