Terremoto a Sabaudia, il Gip : ” Era a capo di un sistema e si è mostrata spregiudicata”

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Si legge  nelle 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal GIP Giorgia Castriota, che la prima cittadina, Giada Gervasi, grazie al ruolo istituzionale si è mostrata un’abile dissimulatrice dei fatti e spregiudicata nel portare a termine i reati per fini politici.Secondo la procura fu proprio la Gervasi a richiedere al prefetto la convocazione del comitato ordine e sicurezza, dopo l’attentanto alla direzione del Parco del Circeo, salvo poi approfittare di tale situazione per influenzarei controlli nei confronti dei titolari delle attività balneari, riconducibili ai propri avversari politici.
Le indagini sulle concessioni demaniali
Le indagini hanno riguardato anche concessioni demaniali rilasciate dal Comune di Sabaudia dove quarantacinque attività balneari avrebbero goduto, nel tempo, di favoritismi e privilegi. La ricostruzione dei fatti ha  consentito inoltre di accertare come il Comune di Sabaudia abbia, in ragione della “vicinanza” ad alcuni stabilimenti e chioschi del litorale, sospeso il procedimento di revoca delle concessioni demaniali che, a seguito di controllo, erano risultate irregolari.

Nelle intercettazioni c’è chi ringrazia la pandemia. «Grazie a Dio, grazie al coronavirus che ci sta salvando la pelle e le palle», è quanto afferma un indagato, in particolare in riferimento al fallimento nell’organizzazione degli eventi a Sabaudia legati alla Coppa del Mondo di canottaggio. «L’incapacità gestionale degli indagati, sommata all’attuazione del piano criminoso teso a favorire gli imprenditori piuttosto che l’interesse della collettività, sono stati determinanti», si legge nelle carte, a fare in modo «che il campo di gara non venisse ultimato nel termine stabilito». Gli indagati sperarono nel coronavirus «per annullamento delle manifestazioni sportive».
Com’è nata l’inchiesta
Sono in corso perquisizioni e sequestri. L’attività di indagine, condotta dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dai sostituti Antonio Sgarrella e Valentina Giammaria, è iniziata nel novembre 2019 a seguito dell’incendio alla centrale termica dell’Ente Parco Nazionale del Circeo e alle minacce al comandante della stazione carabinieri Forestali «Parco di Sabaudia».
Gli affari della sindaca Gervasi
Alla sindaca Gervasi sono contestati undici episodi di turbativa d’asta e uno di corruzione in relazione ad alcuni appalti per il mondiale di canottaggio che si sarebbe dovuto svolgere nella cittadina pontina nel 2020. I militari, nel corso delle indagini durate oltre sette mesi, hanno accertato e ricostruito diversi episodi di turbativa d’asta, la formazione di innumerevoli atti falsi, nonché condotte corruttive che sarebbero state messe in atto da Gervasi, e da amministratori comunali, in concorso con imprenditori e funzionari comunali. Nel mirino degli investigatori i favori a ditte compiacenti all’amministrazione comunale, sia nella realizzazione del campo di gara sia nell’affidamento del servizio di manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica, per un giro di affari di circa un milione di euro.
Il parco del Circeo
E ci sono ancora, episodi di peculato, corruzione e falso che risulterebbero compiuti da appartenenti ai carabinieri Forestali di Sabaudia, con riferimento alla falsa attestazione della necessità, per presunti motivi di incolumità e sicurezza pubblica, di interventi per il taglio di alberi, al fine di favorire ditte compiacenti, alle quali venivano affidati i lavori. Gli episodi di turbativa d’asta, invece, sarebbero stati commessi dal direttore del Parco Nazionale del Circeo dell’epoca Paolo Cassola— anche lui finito ai domiciliari — il quale aveva affidato ad alcuni imprenditori a lui vicini la realizzazione di progetti sul cambiamento climatico, prima ancora che la relativa determina fosse discussa e approvata.
Morra: «Territorio da controllare con scrupolo»
A seguito della richiesta formulata dalla Procura di Latina ad aprile 2021, a dodici indagati è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari e ai restanti quattro è stata applicata la misura cautelare del divieto o dell’obbligo di dimora, insieme alla misura dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici, dai servizi e con il divieto di esercitare la professione per 12 mesi. Per il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, «il litorale pontino, così come l’intera provincia, si dimostra territorio da controllare con grande scrupolo».


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