The Lost Daughter, Il Lato Oscuro della Maternità

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Quante cose si fanno e si dicono ai bambini nel segreto delle case. La figlia Oscura. Elena Ferrante

Maggie Gyllenhaal esordisce alla regia e alla sceneggiatura adattando La Figlia Oscura di Elena Ferrante (2006). The Lost Daughter, vincitore del premio Osella a Venezia 78, indaga il malessere che deriva dalla maternità dal punto di vista femminile. Comune alle due autrici è il linguaggio intimo e universale. Al centro della pellicola ci sono tre figure di madri. Nina (Dakota Jhonson), la madre giovane e vittima di un attaccamento morboso della figlia. Leda Caruso (Olivia Colman), la madre matura che riflette sulle sue responsabilità mancate e la Lei del passato che appare in flashback intermittenti (Jessie Burkley), in bilico tra una carriera promettente e una vita dedicata alle due figlie, fino a un incontro decisivo con un’avventuriera (Alba Rohrwacher), il ritratto della donna libera e senza costrizioni che la porterà a prendere una decisione estrema. La pacata e ordinaria cornice della vacanza in Grecia, in cui Leda passa le giornate in spiaggia leggendo al sole, si crepa lentamente, a partire da misteriosi attacchi in una pineta, passando per il ritrovamento di una bambola sulla spiaggia. Elemento quest’ultimo centrale nella narrazione e fortemente simbolico di cui la macchina da presa mette in risalto gli aspetti più macabri e la cui vicenda sostiene un climax narrativo efficace. È un film più di contenuto psicologico e meno visivo, che si costruisce nella profondità, in ciò che non si vede, per questo la buona sceneggiatura riesce a sorreggere il peso del film. L’approccio immediato dello sguardo di Maggie Gyllenhaal che non lascia scampo ai corpi delle protagoniste, pedinandole strette in ogni movimento è comunque calzante nel trasmettere malessere, stortura in quella che sembra una vicenda come tante. L’incontro tra due madri in vacanza al mare. La recitazione di Olivia Colman è intensa e riesce a investire il personaggio della giusta dose di gravità con grande naturalezza. Funziona benissimo anche il dialogo tra i primi piani di sguardi tra Nina e Leda. The Lost Daughter è riuscito a restituire nello stile il realismo lirico della Ferrante e questo è il principale obiettivo di un buon adattamento, rispettare lo spirito del testo originale.

Eleonora Ceccarelli


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