Nuova udienza del processo per la mafia ad Aprilia scaturito dall’operazione Assedio che il 3 luglio dello scorso anno portò a 25 misure cautelari a carico di altrettanti personaggi accusati di far parte di un’associazione finalizzata a estorsioni, usura, reati contro la pubblica amministrazione e traffico di sostanze stupefacenti. Fra gli arrestati, e ora imputati nel processo, anche l’allora sindaco di Aprilia Lanfranco Principi, da oltre un anno ai domiciliari, che ha però scelto di non prendere parte alle udienze.
Il collegio penale del tribunale di Latina, composto dai giudici Nadile, Villani e Romano, ha ammesso tutte le parti civili che avevano fatto richiesta: l’amministrazione comunale di Aprilia, rappresentata dall’avvocato Massimo Sesselego; l’associazione antimafia Antonino Caponnetto, assistita dall’avvocata Benedetta Manasseri; “Reti di giustizia. Il sociale contro le mafie”, rappresentata dal legale Fabio Federici; l’associazione Libera, con gli avvocati Vincenza Rando e Demetrio Villani. I giudici hanno inoltre rigettato un’eccezione preliminare presentata da uno dei legali della difesa, Fabrizio D’Amico, relativa al passaggio del processo al tribunale di Velletri per competenza territoriale in particolare per un’aggressione, contestata dall’accusa e compiuta a Lavinio. Per il collegio dei magistrati i reati più gravi si sono però consumati proprio sul territorio pontino, in particolare ad Aprilia, dunque è stata confermata la competenza territoriale del tribunale di Latina. Infine, nel corso dell’udienza di oggi, il legale di uno degli imputati, Nabil Salami, la cui posizione era stata stralciata in precedenza, ha chiesto per l’imputato il rito abbreviato condizionato e su questo aspetto il collegio si è riservato.
L’udienza è stata aggiornata al prossimo 26 settembre, con ulteriori due date già in calendario, nei mesi di ottobre e di novembre. Il processo dunque nelle prossime fasi potrà entrare nel vivo, con i primi testimoni.
Le prime parole di commento rispetto all’ammissione delle parti civili sono quelle dell’associazione Libera, per voce del referente del Lazio Gianpiero Cioffredi. “Vogliamo portare nel processo la voce di una comunità che si ribella all’oppressione mafiosa, che rifiuta la rassegnazione per dare vita a spazi di partecipazione che hanno il sapore di legalità e giustizia. Il senso che Libera dà alla costituzione di parte civile è giuridico ma soprattutto educativo”, ha dichiarato Cioffredi. “Aprilia, cosi come il territorio limitrofo, da troppi anni è soffocata dall’arroganza dei sodalizi criminali autoctoni e ndranghetisti ma sa esprimere anche la ricchezza di un patrimonio associativo laico e religioso in grado di riappropriarsi della propria dignità ferita dalle mafie. La gestione commissariale del comune ha il dovere di valorizzare e sostenere questa immensa ricchezza civica”, ha aggiunto Mario Balzano, referente Libera di Aprilia. “Esprimiamo gratitudine non solo alla polizia giudiziaria e alla magistratura ma anche alla prefettura di Latina che ha emanato ben 16 interdittive antimafia ad altrettante imprese coinvolte nell’inchiesta – spiegano – Non c’è più tempo da perdere: questo è il tempo della ribellione civile perché non possiamo più tollerare di restare schiacciati dalla violenza criminale che sta accompagnando il processo in una successione inquietante di atti intimidatori frutto di una guerra in atto tra il clan di Patrizio Forniti, ancora latitante e nuovi sodalizi criminali che si contendono l’egemonia nella gestione delle piazze di spaccio”.
(Fonte Latina Today )
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