Titolo: Welcome Venice
Regia: Andrea Segre
Sceneggiatura: Andrea Segre, Marco Pettenello,
Paese Produzione: Italia, 2021
Cast: Paolo Pierobon, Andrea Pennacchi, Ottavia Piccolo, Roberto Citran, Giuliana Musso, Sandra Toffolatti, Sara Lazzaro, Anna Bellato, Stefano Scandaletti, […]
Welcome Venice è un film di laguna raccontato ancora una volta da un suo rampollo, il regista Andrea Segre, che descrive sagacemente, intensamente e con profondo biasimo la sconvolgente e inarrestabile trasformazione declinante della città. E lo fa con sottile finezza usando come espediente una cronaca familiare che segna, appunto, la decadenza irreversibile dello splendore di una città unica al mondo, come Venezia, la cui bellezza è impareggiabile. Se cerco un’altra parola per dire musica, trovo sempre e solamente la parola Venezia,… scriveva Friedrich Nietzsche in Ecce homo – Come si diventa ciò che si è (1888) dove la decantò con questi magnifici versi …: Stavo sul ponte, ora,/ nella notte bruna./ Un canto veniva da lontano:/dal tremolante specchio dell’acqua/ zampillavano gocce dorate./ Gondole, luci, musica – / ubriache nuotavano al crepuscolo.// Come un’arpa l’anima mia,/ sfiorata da invisibili dita,/ cantava segretamente per sé,/ un canto da gondoliere,/ trepidante di variopinta felicità./ Ma qualcuno l’ha ascoltata? Il fascino di Venezia, infatti, viene fuori passo dopo passo attraverso le sue calli, i suoi ponti, i suoi palazzi, i suoi misteri, i suoi molteplici angoli suggestivi, le sue attraenti e originali forme architettoniche frutto di un’influente e prosperosa multietnicità, che riflettono nell’intreccio labirintico dei canali la loro armonia autentica, poetica, romantica, ora argentea, ora dorata, ma sempre ondulata.
Welcome Venice è ora l’inevitabile rivelazione della trama, di cui sono intrecciati i rapporti tra due fratelli e le rispettive famiglie – in seguito ad una sterile promessa illusoria di ricchezza materiale e di vita agiata per affrancarsi dall’ancestrale fatica quotidiana connessa alla pesca delle moeche -, e della triste scomparsa di quei valori, trasmessi con dedizione e fatica dai padri ai propri figli perché rimanessero ancorati fortemente all’essenza profonda della propria terra nutrice.
Welcome Venice, in questo ambito e al susseguirsi delle vicende familiari, sembra che riporti casualmente e gradualmente lo spettatore al principio del contrappasso che richiama alla mente alcuni versi del Canto XXVIII dell’Inferno del sommo poeta: Perch’io parti’ così giunte persone, partito porto il mio cerebro, lasso!, dal suo principio ch’è in questo troncone. Così s’osserva in me lo contrapasso.
Diretto in modo realistico e coinvolgente, e con l’estro primigenio documentarista, il film Welcome Venice, favorito da una stupenda fotografia che ritrae i paesaggi lagunari nella loro effettiva e suggestiva naturalezza, mette a nudo la diatriba tra i due sentimenti, che regolano i rapporti sociali e, in questo caso, quelli familiari, da cui emerge proprio la dottrina eraclitea dei contrari: odio e amore, livore e affetto, legame alla tradizione e distacco da essa, condivisione e confutazione, tra due fratelli, dunque, nei quali il male e il bene, le speranze e le diffidenze, le certezze e i dubbi, si scambiano il posto vicendevolmente. L’encomiabile e perfetta performance di due grandi attori, Paolo Pierobon e Andrea Pennacchi, contornata da un coro di bravi attori, tra cui Ottavia Piccolo e Roberto Citran, conferisce a Welcome Venice, sotto una decisa ed esemplare regia, un’intensità tragica, realistica, tangibile, autentica, sostanziale, che genera attenzione e commozione, portando lo spettatore a riflettere sullo status quo drammatico di un rovinoso e irreversibile fenomeno socio-culturale.
Pietro (Pietrobon) e Alvise (Pennacchi) sono i due eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca, l’isola più popolare che nasce dall’unione di otto isole a sud della città. Si scontrano vivendo in prima persona l’inarrestabile cambiamento che sta gradualmente alterando i sentimenti originari dei suoi abitanti e di conseguenza l’identità stessa di Venezia. L’impatto sempre più profondo del turismo globale e l’avvicendarsi di altre genti immigrate hanno modificato il rapporto stesso tra città e abitanti, tra casa e vita, e la pandemia ha reso ancora più chiara questa crisi. Pietro, nonostante fatiche e solitudini, vorrebbe continuare a pescare le moeche, i granchi tipici della laguna che si prendono quando perdono il guscio. Alvise, invece, considera la loro casa paterna della Giudecca un espediente adeguato per poter ripartire economicamente. Pietro e Alvise, dunque, la pensano diversamente e si scontrano violentemente coinvolgendo le rispettive famiglie nella loro controversia. Due famiglie unite dagli affetti e dalle tradizioni vengono d’un tratto disgiunte dal miraggio del “miracoloso” turismo e dall’illusione di una vita agiata.
«A dieci anni esatti da Io sono Li – dice il regista – torno con un film di laguna alle Giornate degli Autori e il caso ha voluto che sia proprio questo mio film a inaugurare Sala Laguna, la nuova sala … . Un cinema dove i luoghi e i loro abitanti hanno un ruolo fondamentale per costruire insieme poetiche e significati. Un cinema aperto e plurale, sempre alla ricerca di sfide e dialoghi. Come è stato il progetto da cui è nato Welcome Venice, immerso nelle calli e nelle acque di una Venezia che si sente scomparire, che non sa dove andare, ma trova ancora la forza di esistere e di parlare, a sé e al mondo. Una Venezia che rischia di essere consumata dalla sua stessa bellezza e fama, una città simbolo di urgenze e cambiamenti globali che coinvolgono tutti noi, una città che ha bisogno di vite, di cittadini, di spazi, come quello di una sala cinematografica rinnovata e restituita alla città stessa. In un’epoca difficile come questa di pandemie e chiusure, sono felice che questo mio nuovo film di laguna possa aiutare a celebrare una nuova apertura, una nuova strada di dialogo tra il cinema e la città, tra il cinema e il mondo».
Welcome Venice sarà il film di apertura delle “Notti Veneziane” della LXXVIII Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia la sera del I settembre, alle 21.30, in Sala Laguna, e sarà proiettato nelle sale cinematografiche a partire dal prossimo 9 settembre.
È stato annunciato in pre-apertura della Mostra anche il docu-film dello stesso regista: La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid.
Filmografia
Documentari: Marghera canale nord (2003), Dio era un musicista (2004), Che cosa manca (2006), La mal’ombra (2007), Come un uomo sulla Terra (2008), Magari le cose cambiano (, 2009), Il sangue verde (2010), Mare chiuso (2012), Indebito (2013), Come il peso dell’acqua (2014), I sogni del lago salato (2015), Ibi (2017), Il pianeta in mare (2019), Molecole (2020).
Lungometraggi: Io sono lì (2011), La prima neve (2013), L’ordine delle cose (2017).
Francesco Giuliano
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