Wolfgang Laib : Lo Sciamano dell’Ape Regina

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Wolfgang Laib: lo sciamano dell’ape regina

 

 

di Sergio Salvatori

 

Wolfgang Laib è nato nel 1950 a Metzingen, un piccolo paese nel sud della Germania, in una famiglia di medici di Biberach, situata nell’alta Svevia. Inizia anch’egli a studiare medicina nel 1968 all’Università di Tubinga e nel 1974  diventa medico; ma, ben presto, dimostra interesse per l’arte. Tra il 1965 e il 1967, la sua famiglia visita diversi paesi, tra cui la Turchia, l’Iran, l’Irak e l’Afghanistan. Gli ambienti spogli ed essenziali delle moschee, cambiano la percezione sensoriale dell’artista nei confronti delle superfici. E’ nato in Europa, ma vive come un orientale, e sembra che sia estraneo al mondo reale. Laib si caratterizza per un approccio quasi “zen” all’arte, ha una corporatura magra, testa rasata e occhiali piccoli e rotondi, che ricordano quelli di un monaco tibetano. E’ unanimamente considerato come uno dei maggiori artisti contemporanei internazionali. Una delle caratteristiche del suo lavoro è l’utilizzo di materiali naturali, come la cera d’api, il polline, il riso. Nei Milkstones (pietra lattea) di Laib ad esempio, la lastra di marmo bianco, la cui superficie è leggermente incavata, è interamente ricoperta di latte. Similmente appaiono le stanze con le pareti in cera d’api, spazi vuoti e silenziosi, sospesi nel tempo e vissuti dallo spettatore in modo interiore, senza un rapporto con la realtà esterna. Le sue opere sono minimali, di grande potenza simbolica. Artista dello “spirituale nell’arte”, unisce nella sua vita quotidiana e nella pratica creativa l’Oriente con l’Occidente. Nella città di Firenze (2019) ha realizzato un progetto del Museo Novecento, a cura del suo direttore Sergio Risaliti, un’operazione che sembra “semplice”, ma solo in apparenza, in quanto è monumentale. I Retroscena dell’esposizione, con interventi di Laib e di chi vi ha lavorato accanto in questa personale che è stata dislocata in quattro storiche sedi fiorentine, sono stati documentati dal regista Francesco Cacchiani, che ne ha ricavato un mediometraggio di 45 minuti, selezionato e proiettato in occasione della 26esima edizione di Artecinema 2021, il festival dedicato ai documentari d’arte, ideato e curato da Laura Trisorio. Il documentario ripercorre le tappe che hanno portato (2019), alla realizzazione dell’esposizione, che ha coinvolto luoghi di straordinario valore storico e artistico nel centro di Firenze, come il Complesso monumentale dell’Opera di Santa Croce, il Museo di San Marco, Palazzo Medici Riccardi e il Museo Marino Marini. Wolfgang Laib, si è inserito in questi spazi con piccoli cumuli o distese di polline, e in un altro spazio con l’edificazione di una ziggurat di cera. Laib afferma: “Io vivo in modo diverso rispetto ad altre persone e spesso mi isolo. Più c’è il vuoto accanto a me e più ne sono affascinato; adoro il silenzio, l’immobilità e la dimensione senza tempo. Il vuoto è parte integrante della forma e non c’è alcuna differenza tra passato, presente e futuro nella vita e nell’arte”. Per quanto  riguarda noi di News-24, il sentimento e l’intelletto di Wolfgang Laib sono una porta aperta verso qualsiasi nuova frontiera spirituale; con le sue opere egli cerca di comunicare a tutti noi messaggi d’amore, tolleranza, di pace e soprattutto di libertà.


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