Καιέτα – Storia Parole Musica, progetto in musica per descrivere le bellezze e le eccellenze di Gaeta

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GAETA – “Kaieta – Storia Parole Musica” è un progetto ambizioso, unico nel suo genere che vuole, attraverso brani cantati e strumentali percorrere la storia, i personaggi e descrivere le bellezze naturali e paesaggistiche, nonché l’eccellenza gastronomica (la “tiella”) della città di Gaeta.
Sono ben 16 i brani, di cui 2 strumentali con i quali, Giovanni Turco, amante di Gaeta fin dalla tenera età, ha voluto rendere omaggio a questa città che , non acaso, viene chiamata anche la “Perla del Tirreno”, per la sua felice collocazione geografica esattamente a metà della penisola italiana, ricca di storia e monumenti.

I brani sono nell’ordine:
1. A Gaeta (Elena Biagioni)
2. Il pozzo del diavolo (Vittorio Galdi)
3. Lucio Munatio Planco (strumentale , featuring Vittorio Meola lead guitar)
4. La grotta del turco (Marco Matrullo)
5. La battaglia del Garigliano (Vittorio Galdi)
6. San Francesco (Simona Rigano)
7. Il Castello (Jerry Cutillo)
8. Giovanni Caboto (Riccardo Romero)
9. La tarantella dei Borbone (Antonio Nardelli)
10. Sofia (Marco Matrullo)
11. L’Eccidio (Riccardo Romero ed Penny Brown)
12. Cappella d’oro (Elena Biagioni)
13. La tarantella della tiella (Antonio Nardelli)
14. Il rap dei gaetani (Vic Obeyone)
15. Amate Sponde (strumentale)
16. Torna a Gaeta (Pas Scarpato e Michela Carobbio – featuring
Vittorio Meola lead guitar)
17. Bonus track: Torna a Gaeta (Massimo Mollo)

I brani spaziano tra i più vari generi musicali, si va infatti dal madrigale al rock di stampo progressive, dal jazz alla tarantella, dal lirico al rap. Si nota poi dall’elenco che sono interpretati da altri e non dallo stesso compositore, Giovanni Turco, per due motivi. Il primo è che non è dotato di una voce tale da poterli interpretare, il secondo perchè vuole con questi brani, non solo far conoscere Gaeta , ma anche delle voci particolarmente talentuose che ha potuto incontrare sul suo “cammino” in quanto appassionato di musica e collaboratore con alcune webzine musicali e fanzine su carta stampata.

Conosciamo più da vicino i protagonisti di questo progetto:
Elena Biagioni: Inizia lo studio del pianoforte all’età di 7 anni; all’età di 17 anni comincia la sua attività di vocalist in numerosi locali delle province di Bergamo, Brescia, Crema e Milano. Dal 1997 è iscritta alla SIAE come “compositore-paroliere”. Nel 1998 si diploma in Teoria e Solfeggio presso il Conservatorio di Piacenza. Dal gennaio del 2000 inizia a studiare canto presso il Centro Didattico Produzione Musica (Cdpm) di Bergamo con il Maestro Giovanni Guerini. Nel 2001 inizia la collaborazione con l’art rock band “La Torre Dell’Alchimista” con cui nel 2002 rappresenta l’Italia negli Stati Uniti alla IV Edizione del NEARFest (North East Rock Festival), uno dei progressive rock festival più importanti al mondo. Nel 2004 diventa la vocalist della band Malaavia, che aveva appena pubblicato “Danze d’incenso” e con la quale partecipa al disco “Vibrazioni Liquide”. Si è specializzata nella tecnica di canto moderno con Leyla Tommasi, autrice del manuale “La voce non è un’opinione” (Casa Musicale Eco, 2012). Fa parte del gruppo Gospel “Golden Guys” diretto da Paola Milzani. Ha studiato canto jazz con Gianna Montecalvo e Laura Fedele presso il Conservatorio di Como dove ha concluso il Triennio con una tesi sul “Vocalese” e dove attualmente frequenta il Biennio. Nel 2016 ha conseguito la certificazione Trinity (Grade 8)
in canto Pop-Rock. Oltre all’attività di cantante, Elena è docente di tecnica vocale e Ear Training presso il Centro Didattico Produzione Musica (CDpM) di Bergamo.

Vittorio Galdi: Comincia il suo percorso vocale all’età di 8 anni , impegnato in una corale classic nelle fila della quale comincerà ad appassionarsi alla polifonia ed a affinare l’intonazione e l’improvvisazione armonica. Nel frattempo costruisce il suo bagaglio di ascolto attingendo dal patrimonio di LP del padre, grande appassionato di musica , spaziando dallo swing e jazz di Carosone , al blues di Daniele, al cantautorale di Guccini ma rimanendo folgorato dal progressive & hard rock , dai Banco del Mutuo Soccorso ai Jethro Tull, dai Deep Purple ai Gentle Giant. Milita in diverse Garage Bands
accompagnandosi col basso ed esibendosi spesso nell’Underground Napoletano. Frequenta l’UMSI, accademia musicale nella quale sviluppa estensione vocale e teniche tra le più innovative. Nel 2005 comincia a frequentare il “Singin’ Glory Gospel Choir” inserito nella sezione dei tenori. La passione per questo genere musicale lo porta , sei ani dopo, ad assumerne la direzione che tutt’ora sostiene. Nel 2006 incontra un gruppo prog napoletano, gli Zion, all’epoca in cerca di una voce solista. La strettissima collaborazione porta all’immediata registrazione del concept album “The Three Hands” e nel 2014 alla
produzione ed incisione di “9p – Nove Pianeti”. Al momento , insieme al gruppo è impegnato nella registrazione del terzo album prog “La guerra nei cieli”.

Marco Matrullo: Classe 1976, nel 1991inizia a prendere le prime lezioni di piano e di canto: approccio alla musica all’età di 15 anni per gioco. Esibizioni in piazze e locali del paese e della provincia di Latina. Dopo quattro anni, è fondatore degli Aria Pura, band di rock progressivo.
Nel 1996 la sua band vince il 1° premio come miglior gruppo e miglior cantante nel concorso regionale MAXIME A GO GO di Fondi(LT). Nello stesso anno iniziano le prime registrazioni in studio e partecipazione a manifestazioni di rilievo a supporto di formazioni storiche come i Garibaldi e del noto cantautore folk romano Enrico Capuano. Nel 1998 si ebisice al Teatro Metropolitan di Aprilia (LT) e condivide il palco con Kim: la voce storica dei Cugini di Campagna. L’anno successivo gli Aria Pura si sciolgono e dopo due anni vedono la luce i FeedBack per i quali scrive musica e testi in lingua inglese. Nel 2003 partecipa con un brano inedito alla tappa siciliana delle semifinali del concorso nazionale
Song Festival organizzato da Radio Dimensione Suono. Dopo due anni fonda la pop rock band Estasya con la quale incide inediti presso il Millenium Studio di Roma che vengono inseriti all’interno della compilation omonima con marchio Sony e distribuzione BMG. Nel 2005 la prima apparizione televisiva negli studi di Futura TV (emittente di Rai Sat) nel programma: La fabbrica della musica. L’anno seguente vince il 1° premio e il premio immagine al Festival regionale Bande Sonore di Latina.
Nel 2007 fa il suo ingresso nella prog-metal band Aporia, la quale vince 1° premio come miglior band al Formia Rock Festival (LT). Dal 2008-2010 si trasferisce a Milano ed entra come cantante nei 4Shine, una 80’s rock band, con la quale si esibisce nei locali milanesi e dell’hinterland, tra le quali annoverare
quella al Rock on the road di Desio(MB) come special guest di Pino Scotto.Dal 2011 a tutt’oggi vive nella provincia di Latina. E’ stato cantante in diverse band tra le quali evidenziare i Vertigo: U2 Tribute band ed i The Groovemakers: rock-blues-funk-revival band.

Michela Carobbio : inizia a studiare pianoforte all’età di sei anni. A venti acquista la prima tastiera e comincia a suonare come tastierista e bassista in alcuni gruppi pop e rock. Dal 2008 è tastierista e backing vocal dei Malaavia, formazione progressive, con i quali ha collaborato alla realizzazione dell’ultimo album Frammenti Compiuti.

Penny Brown: Trasferitasi in Italia, a Roma, inizia a frequentare il Piper Club e diventa la bassista di Le Pupille un complesso di donne prodotto da Gianni Boncompagni. Forma poi un duo con Simon Catlin, con cui partecipa nel 1967 alla prima opera rock del mondo, Then an Alley, realizzata da Tito Schipa Jr. su musiche di Bob Dylan; nei concerti al vivo suona il basso con Simon & Penny’s con Alberto Radius. Sciolto il duo con Simon, incide nel 1970 con Giorgio Albertazzi il 45 giri Miraggio d’estate; nello stesso anno partecipa all’allestimento italiano di Hair, curato da Giuseppe Patroni Griffi, insieme a Renato Zero, Ronnie Jones, Mita Medici, Teo Teocoli e Loredana Bertè. Con Teocoli presenta, nel 1972,
il secondo Festival di musica d’avanguardia e di nuove tendenze. Torna nuovamente a collaborare con Tito Schipa Jr. nel 1973 per il film Orfeo 9, in cui interpreta uno dei tre narratori. Negli anni successivi continua l’attività di attrice e cantante.

Riccardo Romero: figlio d’arte, debutta ad 11 anni allo Sferisterio di Macerata. Si specializza nello swing americano ed italiano, studia anche il tip tap allo Ials con il coreografo Tony Ventura. Canta con la Big Band Carnavl Orquestra 06. A Rai 1 canta classici swing, collabora con il Maestro Fabio Frizzi come corista a Carramba che sorpresa di Raffaella Carrà, canta al teatro Tenda e Strisce nella manifestazione “Africa missione impossibile” , che ha avuto come madrina della serata Nathalie Caldonazzo. Gira
l’Italia con il suo swing, canta anche alla maratona Jazz al Teatro di Rieti. Canta in tanti spettacoli al Teatro delle Muse di Roma, canta al Teatro di Cagliari, alla contea di Great Ayton, canta nell’ Illinois Orland Park. Riccardo Romero a tutt’oggi è considerato uno dei Crooner più importanti d’Italia. Da pochi mesi è stato pubblicato il suo CD “Swing in Love”.

Simona Rigano: Diplomata in pianoforte e composizione al Conservatorio di Messina, ha partecipato come pianista solista a numerose manifestazioni e si è sempre distinta per le sue esecuzioni che sono state anche frutto di premi. Ha partecipato a seminari nazionali ed internazionali di maestri come Bonafede, Maugeri ed Iwan Roth. Inizia a dedicarsi alla musica moderna nel 2002 con la band Peccatoriginale. Poi prende parte alla band dei Conqueror, dove oltre a ricoprire il ruolo di tastierista, diventa anche la loro principale cantante. Suona diversi synth anche vintage come il Moog oltre all’hammond. Saltuariamente si esibisce con cover band Laser e Follow me. Il suo primo cd con i
Conqueror è “Istinto” del 2003 e l’ultimo lavoro della band è del 2015 “Un’altra verità” per un totale di cinque album , senza contare le collaborazioni in altri lavori tributo ad altre band e musicisti.

Jerry Cutillo: da ben 40 anni si occupa di musica, militante negli OAK, gruppo etno prog, negli ultimi venti, è conosciuto anche per aver interpretato molti brani dei Jethro Tull. Era il 1973 quanto gli regalarono un organo elettronico Elka a doppia tastiera e iniziò al studiare al Centro Artistico Musicale Italiano. Ha militato in diverse band, come gli Imago, L’albero intergalattico Spaziale, ed iniziò a comporre i primi brani nella band dei Black Output. Negli anni ’80 con la Pollicino & Company in qualità di compositore polistrumentista ha collaborato con Romano Musumarra, Marvin Johnson, Marco Radauzzi. Nel 1985 arriva la notorietà con la sigla di Discoring “We just” e grazie a questo programma televisivo condivise il palco con Elton John , Jefferson Starship, Simply Red etc…
Dopo di che la coraggiosa scelta di non conformarsi e iniziare a sperimentare il suo canto armonico come nel suo “Shaman feet” dove è presente una mescolanza di suoni della foresta testimone del suo interesse ed attenzione per le problematiche dell’ambiente. Ha poi sperimentato la contaminazione con musiche di altri paesi lontani come i tamburi giapponesi , il folk e i tamburi sciamani come è accaduto nello spettacolo “Suoni e Leggende del bisco incantato” e “Folk e Psichedelia” nelle quale ha coinvolto Jenny
Sorrenti, Arjopa, Rita Superbi, Marilena Bisceglia, Heronymus, Eva Danese, Alessandra Bersani, Mino Di Martino, Francesco De Renzi, Romano Rocchi, Claudio Montuori, Alessandro Bruno e Sergio De Vito. Attualmente è impegnato nella realizzazione di un ambiziosissimo doppio album dedicato interamente alla vita di Giordano Bruno che verrà pubblicato dalla Black Widow.

Antonio Nardelli: Classe 1980,nasce a Torre del Greco ma sempre vissuto a Torre Annunziata. Esordisce come ballerino di danze popolari,cantante e polistrumentista nel gruppo folkloristico della sua citta’.Appassionato fin dalla tenera eta’ della commedia dell’arte,si ritrova ad interpretare piu’ volte il ruolo di Pulcinella sia come burattinaio che come attore. Tante sono state Ie partecipazioni in commedie e musical. Inizia a studiare mandolino all’eta’ di 24 anni . Dopo circa 3 anni decide di lasciare il territorio oplontino per assaporare nuovi suoni trasferendosi a Milano per poi stabilirsi a Bergamo nella patria
dell’Arlecchino e di Brighella. Anche qui partecipa a numerosi festival di musica celtica e folk europeo. Tutt’ ora concentra la sua ricerca su strumenti a pizzico quali : saz, balalaika, liuto, mandolino e strumenti a percussione popolari.

Vincenzo Montanaro in arte Obeyone: nato a Napoli (Marianella), classe ’92, si approccia alla scrittura nel 2009 con la tag di OPIEPP. Circa un anno dopo ha scoperto di essere malato di tumore, e questo amplificò il suo amore per la musica, compagnia di ogni esperienza. In un’intervista dichiara : “La musica divenne tutto per me, il mio obiettivo divenne essere un esempio per chi vive questa malattia, e la sconfigge credendo in se stessi, facendosi spesso forza con un tappeto musicale sotto.” Guarito, nel 2011 pubblicò il suo primo lavoro, ” ANIMA A COLORI”, un mixtape che lo ritraeva nel ruolo di reporter, per
quello che riguardava il racconto di malesseri terreni, disagi, mancanze. Nello stesso anno, ha avuto l’onore di esibirsi nella sala dedicata e gestita da ENZO AVITABILE, in un Live dedicato interamente alla sua vicenda. Un anno dopo, fu “SOUNDTRACK 2 MY LIFE” a consacrare OBEYONE come cantastorie di se stesso, in cui entrava più a fondo nella sua vicenda, raccontandola senza paure, con la premura di ricordare sempre che il suo “viaggio” gli permise di crescere, e di formarlo caratterialmente, imponendogli come capisaldi, la speranza e la voglia infinita di lottare. Nel 2013, venne la volta de “IL MIO CASTELLO”, una raccolta di pezzi che l’artista riteneva più significativi. Qualche mese più
tardi invece, videro OBEYONE partecipare a “NAPOLI NORD MIXTAPE”, un progetto che raccoglieva lui ed altri rapper della Zona Nord di Napoli, e che in seguito portò alla nascita di un nuovo collettivo: la “Family West Wind”. Ultimo Lavoro, nel 2015, con il Mixtape “SCHELETRI”, che vedeva per la prima volta in un progetto solista, Obeyone uscirà dai suoi stessi schemi, e puntava le liriche verso gli ascoltatori. L’artista è stato poi impegnato in maniera attiva sui palchi di tutta la Campania, aprendo i concerti di molti volti noti della scena Hip-Hop Italiana, quali: ZULU’ ( 99POSSE), DARGEN D’AMICO, DOPE ONE (da cui poi nascerà una collaborazione), BLES (anch’egli protagonista delle vicende musicali
di Obeyone). Nel 2016 entra a far parte della BLACK HOLE FAMILY, col quale ha lavorato
al primo album ufficiale: “OGGI SONO IO”, pubblicandolo nel Dicembre dello stesso anno e presentandolo la prima volta su un palco di Milano. Il perchè del titolo è chiaro, ed è lo stesso artista a specificarlo: “Durante la malattia venivo messo da parte, venivo visto con occhi diversi. Spesso venivo giudicato, per aver provato ogni modo per salvarmi, e questo mi ha prima distrutto e poi mi ha fatto crescere. Oggi la normalità è lo schifo che vediamo in TV, e non parlo di programmi o personaggi, ma del TG e di tutte le notizie orribili che arrivano dal mondo, e nessuno veramente dissente. Questo, mi ha portato alla conclusione che per l’uomo la normalità non è salvarsi, ma distruggersi, ed io voglio che
chi ascolti, apra cuore e mente.”

Pas Scarpato:Ha compiuto diversi studi in vari campi stilistico-musicali: dal Jazz alla musica sacra, all’arte musicale popolare. Più che uno “strumentista” in senso accademico è un musicista-compositore e ricercatore di linguaggi sonori. Scrive i testi ed è autore delle musiche dei MALAAVIA, progressive band riconosciuta a livello internazionale. Ha partecipato a decine di concorsi con eccellenti piazzamenti, sia di musica che di poesia. Numerosi i premi. Ha suonato in numerosi festival con diverse formazioni, distinguendosi sempre per una precisa scelta di “sperimentazione” delle varie espressioni sonore applicate alle altre arti . Al suo attivo ha un CD insieme ai BLUE TANGO dal titolo “Tra l’Africa, il Jazz ed altre storie”, ed una compilation con artisti della Napule’s power, come Peppe Barra, James Senese, Matteo Salvatore (accompagnato pure in tour nel 1995), Daniele Sepe, 24 Grana, titolata “Napoli Sound Sistem”, entrambe del 1995. Ha curato inoltre le musiche di varie rappresentazioni teatrali insieme al regista – storico Mario Buononconto, con il quale ha anche tenuto un Corso sulla Musica e Poesia
Napoletana all’Università Popolare di Portici (NA). Ha scritto la colonna sonora, insieme a Saverio Dioguardi (blue tango), della piece teatrale “Trombe, tromboni e trombette: fuori usciti” del regista – attore Nicola Zaccariello. ICoi Malaavia ha co-prodotto e pubblicato , concept album tra i più blasonati del new prog italiano:”Danze d’incenso” nel 2004 e “Vibrazioni Liquide del 2008, Frammenti Compiuti, 2014. Inoltre promuove, assieme ad altri musicisti il SUD ENSEMBLE PARTHENOPE, un progetto artistico che propone riletture dei canti del sud Italia, villanelle napoletane, dal ‘200 al ‘900 e brani propri. Di recente formazione è il suo Mocamblue. Questo nuovo combo tende a recuperare la grande tradizione italiana del jazz degli anni ’40-50 ed affianca a questo proprie composizioni in stile. Prossimamente un album anche di questa band. Ha collaborato con alcuni interventi alla realizzazione di “Disiu” di Ezio Noto, artista di punta del new folk siciliano. Attualmente sta scrivendo le musiche per il nuovo album dei Malaavia che si avvarrà della collaborazione del traduttore Francesco Medici per le
liriche dei poeti arabi della diaspora. E’ appena uscito un nuovo volume in tal senso con brani dei MALAAVIA già prodotti.

Massimo Mollo : membro dei Zezi gruppo operaio di Pomigliano(Auciello d’’o mio e Ciento Paise)dal ’75 a oggi. Fondatore del gruppo Ruaportalba con cui ha pubblicato “Vient’e mare” e “Violando” editi dal Manifesto e “Storia di Uno” edito da Marotta e Cafiero,finalista al Premio Tenco 2016. Tra le tante collaborazioni Enzo Gragnaniello,Roberto Murolo,Casa della poesia di Baronissi con i più grandi poeti della scena mondiale.

Vittorio Meola : inizia a studiare la sei corde a 12 anni sotto la guida del cugino, il M° Pasquale Scialò. Nel 1986 inizia a farsi conoscere nei locali partenopei e l’anno dopo incide il suo primo demotape, “Password”, ed alcuni brani di esso vengono usati nientepopodimeno che da RAI 3 per la sigla della trasmissione “Napoli , istruzioni per l’uso”.Il 1990 è un anno sabbatico, perchè collabora con Enzo Gragnaniello, Spagna, Tony Esposito, Edoardo Bennato, Mango, Audio 2, Eugenio Finardi, Luca Sepe, Paola Turci, Nino Buonocore ed altri. Nel ’94 si dedica alla composizione di brani per spettacoli in
scena al teatro San Carluccio di Napoli.Nel ’95 vede la luce la sua opera più ambiziosa, il musical rock “Tu chi sei?” dove è protagonista pure come sceneggiatore oltre che come autore delle musiche. Partecipa a Telethon nel 1996 insieme ad altri big come Edoardo Bennato, Luca Barbarossa e Los Reyes, comparendo durante la trasmissione “Domenica in…” su RAI 1.Nel ’97 partecipa alla Festa europea della musica che lo vede protagonista sul palco nientemeno che con Ernesto Vitolo, pianista di Pino Daniele e nello stesso anno arriva in finale in qualità di autore di un brano scritto per un cantante emergente. Ha tre cd all’attivo : “Victor” , “Orizzonti”, il mini EP “On this Earth” e di imminente pubblicazione
“Nameless City” , concept ispirato al romanzo omonimo di H.P. Lovecraft.

L’intero cd rappresenta un viaggio spazio temporale attraverso i luoghi, i momenti storici ed i personaggi che hanno caratterizzato la città di Gaeta.

Il primo brano, “A Gaeta” vuole essere un brano introduttivo che fa riferimento alla leggenda che vuole la città fondata all’epoca greco romana ed il cui nome è legato alla nutrice di Enea. I versi sono quelli della poetessa gaetana Elisa Vespucci messi poi in musica da Giovanni Turco ed affidati alla sensibile
interpretazione della cantante dei Malaavia, Elena Biagioni.

Il seguente brano , “Il pozzo del diavolo”, interpretato da Vittorio Galdi, cantante degli Zion, è dedicato al particolare luogo la cui genesi si perde nella notte dei tempi, un’apertura dal fascino irrestistibile che è conosciuto pure come “il pozzo delle chiavi”. Il “pozzo” si trova tra la spiaggia di Fontania e quella
dei “quaranta remi”. Questo luogo purtroppo è stato più volte al centro dell’attenzione in quanto le
persone si avvicinano con troppa superficialità nel visitarlo.

“Lucio Munatio Planco” è un brano totalmente strumentale dedicato al mausoleo di epoca romana ove riposano le spoglie del console romano Lucio Munazio Planco, nato a Tivoli (o Atina) nonché censore, militare, comandante militare protagonista di diverse vittorie e con il bottino costruì il tempio di
Saturno. Seguì Gaio Giulio Cesare durante la guerra in Gallia e con lui attraversò il Rubicone. Non fu solo un grande militare sulle orme di Cesare ma anche un ottimo politico ed oratore in quanto allievo di Marco Tullio Cicerone. Il brano si snoda in diversi movimenti, è introdotto da fiati, a sottolineare la
marzialità del personaggio, poi si fa più rock, a sottolineare le battaglie, le guerre e le vittorie da lui conseguite in vita , nonché la vita politica, per poi terminare in un crescendo sempre più coinvolgente. In tutto il brano il protagonista è il chitarrista Vittorio Meola che si produce in una performance unica nel suo genere.

Marco Matrullo, è invece il protagonista del brano successivo, “La grotta del turco”. Tratta del luogo particolare legato alla leggenda dell’impronta della mano del turco situata sulla parete rocciosa della montagna spaccata verso Gaeta Medievale. La leggenda vuole che infatti un turco arrivato dal mare alla
grotta del turco risalendo il luogo e non credendo alla leggenda secondo la quale la montagna si sarebbe aperta nel momento in cui Gesù spirò sulla croce, appoggiò la mano sulla roccia che si liquefò.

La quinta traccia , “La battaglia del Garigliano” tratta della battaglia del 915 tra musulmani e cristiani, ancor prima di quella di Lepanto. Dall’andamento sinfonico-rockeggiante evoca le navi e l’impeto della battaglia in un crescendo coinvolgente grazie al canto di Vittorio Galdi carico di pathos ulteriormente
enfatizzato dall’arrangiamento sinfonico con i cori. Solo un breve intermezzo e sul finale il brano si fa più lento e tranquillo. Pare di vedere il combattimento davanti agli occhi dall’inizio alla fine.

Segue “S. Francesco” dedicato al Tempio di San Francesco situato sulle pendici della montagna descrivendo le sensazioni di chi visita il luogo. Si caratterizza per l’atmosfera delicata come un acquarello quale è l’ugola di Simona Rigano della band siciliana dei Conqueror.

“Il Castello” è dedicato al castello angioino aragonese che sovrasta il quartiere medievale. Particolarmente suggestiva la sua collocazione a strapiombo sul mare che ha suggerito a Giovanni Turco nello scrivere il testo la visione della costruzione come una sorta di gigante buono che custodisce la città ed i segreti di chi lo abita al suo interno. Magistrale l’intepretazione di Jerry Cutillo degli
O.A.K. , che conferisce un certo non so che di fiabesco al brano.

“Giovanni Caboto” tratta del navigatore gaetano forse più illustre, in quanto scopritore del Canada. Ne descrive la vita, come fu organizzata la spedizione per il Canada e da chi fu finanziata, fino al triste epilogo il tutto in un atmosfera tra la bossa nova e lo swing intepretata con gusto da Riccardo Romero, crooner tra i più apprezzati della realtà capitolina.

“La tarantella dei Borbone”, cantata con verve simpatica ed intensa da Antonio Nardelli, vuole evocare la vita spensierata del periodo borbonico di Gaeta, nel suo pieno splendore, durante il quale la città era felice e spensierata nonostante la routine giornaliera dei pescatori che riescono a trovare la loro ricchezza nel mare di Gaeta. Non è dimenticata nel testo la tradizione radicata negli anni
dello Sciuscio durante le vacanze natalizie ancora oggi viva in via indipendenza.

Del periodo Borbonico inoltre è evocata nel brano “Sofia”, interpretato da Marco Matrullo, l’ultima regina del regno delle due Sicilie che si distinse per la sua empatia con il popolo e soprattutto con i militari, ai quali dette conforto medicando loro le ferite durante le battaglie, ed in particolare durante l’assedio della città nel 1861. Il brano si caratterizza inoltre nell’arrangiamento per i cori di Michela Carobbio dei Malaavia.

Ed è proprio a tale periodo che è dedicato il brano “L’eccidio”. Questo struggente duetto è la descrizione del triste periodo successivo al massacro del generale Cialdini senza dichiarazione di guerra. Qui la voce di Riccardo Romero è la personificazione del popolo di Gaeta mentre quella di Penny Brown la personificazione della città di Gaeta.

Il successivo “Cappella d’oro”, interpretato da Elena Biagioni (della band Malaavia) è la descrizione della cappella annessa alla Chiesa dell’Annunziata, celebre per essere stato il luogo che ha ispirato Papa Pio IX nella genesi del dogma dell’Immacolata Concezione. Ne descrive in musica con toni delicati gli episodi raffigurati al suo interno degli episodi più salienti della vita di Gesù Cristo.

Antonio Nardelli ritorna protagonista nel successivo brano dedicato alla specialità tipica di Gaeta, la tiella, una sorta di pizza imbottita sia con pesce che con verdura. Il testo musicato in forma di una coinvolgente ed allegra tarantella si avvale di una poesia del poeta gaetano Cosmo Del Bono che scrisse questa poesia per la sagra della tiella organizzata dall’associazione Gaetavola.

“Il rap dei gaetani” è un divertissement interpretato da Obeyone ed è stato creato con un elenco in ordine alfabetico di soprannomi di abitanti di Gaeta, elencati secondo una musicalità quasi fossero delle parole di un testo a voler significare qualcosa. E’ stato fondamentale per Giovanni Turco nella scrittura
del testo un post presente nel profilo Facebook dell’associazione Amate Sponde, nel quale venivano elencati i soprannomi dei gaetani, alcuni probabilmente ancora viventi.

Ed è proprio all’Associazione Amate Sponde che è dedicato lo struggente strumentale omonimo dal sapore spudoratamente Morriconiano di notevole impatto emotivo. La prima parte nostalgica vuole rappresentare la lontananza da Gaeta, le emozioni di chi deve allontanarsi da quel luogo, poi, prende il posto l’emozione del ritorno, il ritmo si fa incalzante, la melodia vuole evocare la navigazione verso le coste di Gaeta, le sonorità si aprono e diventano più solari.

Ed è proprio al ritorno a Gaeta che fa riferimento il brano “Torna a Gaeta”. Il testo è una meravigliosa poesia del poeta ed attore Fortunato Leccese, ed è proprio da questo brano che ha preso vita l’intero progetto. Difatti , Giovanni Turco, per motivi personali, è stato lontano per ben tre anni da Gaeta e proprio alla vigilia del suo ritorno, Gianna Bianchi, la Presidentessa dell’Associazione Amate Sponde, quasi a volergli dare il benvenuto, inviò questa poesia a Giovanni Turco che appena la lesse capì che poteva essere il testo di un brano dalla bellezza struggente. Difatti sul CD ve ne sono ben due versioni con interpreti diversi , una sottoforma di duetto che vede protagonisti Pas Scarpato e Michela Carobbio dei Malaavia ed una cantata dalla voce solista di Massimo Mollo, entrambe le versioni hanno in comune l’assolo magistrale di chitarra elettrica di Vittorio Merola.


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