Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi,detto Botticelli (Firenze 1445 – 1510) è un pittore italiano.
Allievo del Lippi e poi del Verrocchio, esordì con una serie di Madonne, in cui la fluidità lineare del primo acquista solidità a contatto della plasticità e della saldezza compositiva del secondo. Questa fase culminata nella Madonna del Roseto (1468 Parigi, Louvre) appare già superata nella Fortezza degli Uffizi a Firenze (1470 eseguita per il Tribunale della Mercanzia).
Di questi anni (durante i quali Botticelli, che dal 1470 aveva bottega propria, fu introdotto nell’ambiente dei Medici) sono alcuni dei suoi capolavori: La Pala delle Convertite (1470) e il Dittico di Giuditta (1472 – 73); le due Adorazioni dei Magi della National Gallery di Londra (1473) e degli Uffizi (1475); e infine la Primavera (Uffizi), eseguita verso il 1478 o poco più tardi per il palazzo fiorentino di Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici.
Agli stessi anni risale Marte e Venere (Londra, National Gallery), commissionata dai Vespucci e accomunata alle precedenti opere dalla stessa ispirazione umanistica e mitologica. Nel 1481 Botticelli fu chiamato a Roma per affrescare nella Cappella Sistina tre storie e alcune figure di Pontefici, lavoro compiuto entro l’estate del 1482.
Con quest’ opera che denota un impianto monumentale del tutto nuovo nella struttura compositiva e della singola immagine, Botticelli toccò il suo momento più classico ottenendo il massimo equilibrio tra ispirazione naturalistica e tendenza all’astrazione formale.
Lo stesso supremo equilibrio si ritrova in un gruppo di grandi opere eseguite nel 1480 e in alcuni ritratti.
Ma nella Nascita di Venere (1485 – 88), in passato considerata come pendant della Primavera ma da essa molto distante per la sottile tensione che la anima, questo equilibrio appare incrinato.
Nel suo complesso l’opera di Botticelli può essere articolata in due grandi fasi, che riflettono in modo emblematico le vicende della cultura fiorentina, non solo figurativa, del Quattrocento.
In coincidenza con la grande fioritura della corte medicea, egli elaborò fra il 1470 e il 1485 un linguaggio vibrante, sottilmente intellettuale, che esprimeva la tensione fantastica della Firenze umanistica, volta a trasformare, platonicamente, la realtà in bellezza e in mito.
Quando questo mondo magico rivelò i suoi limiti, Botticelli impiegò i suoi stessi strumenti linguistici (aggiornandoli mediante una forzatura del ritmo) per visualizzare in un tono di violenta spiritualità pietistica, l’esasperata repulsa savonaroliana della cultura classicheggiante e profana del Quattrocento mediceo.
Tra le attività esplicate da Botticelli, nel campo delle arti minori vanno ricordati i disegni per parati e ricami, le incisioni (menzionate dal Vasari ma perdute) preparate per l’edizione a stampa dell’Inferno di Dante col commento del Landino e infine l’ideazione di tarsie, come quelle dell’uscio della Sala dei Gigli, nel Palazzo Ducale di Urbino.

Guglielmo Guidi (storico d’arte)


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