LATINA- Sono mesi duri, difficili, strani. Sono mesi carichi di dolore, un dolore che non intende mollare la presa.
Ho perso mio nonno il 12 ottobre. Non lo vedevo da tempo, da quando una serie di circostanze hanno reso necessario un ricovero in una clinica fuori città.
Mio nonno ed io ci somigliavamo molto. Guardarsi negli occhi era come specchiarsi, riconoscendosi. C’è una vecchia foto nostra. Io bambino, avrò avuto tre anni. Lui elegante come sempre, mi posa il suo cappello Borsalino di cammello in testa. Una iniziazione. Non si sa quanti Borsalino è costretto a sopportare il mio armadio, quante cravatte, quante giacche e camicie e cappotti e sciarpe.
Mi ha insegnato che l’estetica è etica. Non ha studiato la cultura greca, ma a suo modo voleva rendermi plastica una grande lezione: kalòs kaì agathòs. Ciò che è bello, deve essere anche buono. Vale a dire che il contenitore non è sufficiente, occorre badare al contenuto.
Ho perso nonno. Mi sono sentito solo, completamente ed irrimediabilmente solo. E’ stato per me una colonna quando, adolescente, ho assistito alla distruzione del Tempio familiare. Era una certezza, una sicurezza, un legame che investiva l’anima il sangue e soprattutto il cervello.
In queste ore la ferità s’è riaperta e tocca la carne viva e fa male, tanto male. Perché lo stesso mio dolore è di una amica, una amica del tutto particolare. Il rapporto con la sua nonna era talmente forte da esser definito “pietra angolare”. Il riferimento, naturalmente, è all’Antico Testamento e ad una ricorrente definizione del Cristo, appunto, come “pietra d’angolo”.
Anche San Paolo, nella Lettera agli Efesini, usa l’immagine della pietra angolare. Egli ricorda ai cristiani di Efeso che un tempo erano lontani, e ora sono diventati vicini: “ ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo”. (Ef, 2,13)
Vorrei sedermi su di un tappeto persiano, un sottofondo di legna arsa in un camino, e raccontarle di quanto abbia ragione San Paolo. La nonna sarà presente, sempre ed in ogni istante, nel corpo e nel sangue di quel Cristo morto per la salvezza di mio nonno, di sua nonna, dei nostri cari defunti.
Qualche mese fa incontrai la nonna della mia amica per l’appunto in Chiesa. Io a confessare i miei peccati – sempre gli stessi, sempre quelli – e lei ad adorare il Corpo di Cristo. Le parlai della nipote, di quanto io le sia visceralmente legato. Lei mi raccontò di alcune preghiere che le aveva insegnato, quando era bambina.
In quelle preghiere, nelle celebrazioni eucaristiche c’è tutto l’Amore di un Nonno, di un Padre, di una Madre, di un Dio buono e misericordioso.
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.























