La scultura simbolo della lotta al caporalato è sparita

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LATINA – Era stata inaugurata nell’aprile del 2021 la scultura Nel rispetto delle mani il futuro della società – simbolo delle lotte e della determinazione mostrate contro sfruttamento e caporalato all’interno del territorio pontino e non. Da ieri pomeriggio non c’è più; la scultura, due mani di bronzo rivolte verso il cielo, è stata rimossa dal basamento di marmo su cui era alloggiata.

Vandalismo o monito intimidatorio? Non è facile stabilirlo, ma Marco Omizzolo, sociologo, Professore universitario presso la Sapienza di Roma in prima linea nelle ricerche e nelle inchieste mirate alla lotta contro le agromafie locali e nazionali, parla di un “segnale inquietante”.

L’opera dello scultore e artista Dante Mortet si trovava in via Caio Giulio Cesare ed era stata istallata il 28 aprile del 2021 in occasione dell’evento Le Mani del Rispetto, dedito al dibattito sul caporalato a Latina e provincia. Una discussione che ha aperto riflessioni costruttive sulla condizione di braccianti, per lo più di nazionalità indiana, che abitano la provincia e subiscono, in molti casi, trattamenti disumani, impiegati nella raccolta di ortaggi e frutta anche per 12 o 14 ore al giorno, con paghe minime e spesso in nero.

All’evento dello scorso ottobre, che raggruppava più istituzioni (Cgil, Amnesty International, Eknur) e che aveva come obiettivo quello di mostrare vicinanza e proattività per migliorare la situazione dei lavoratori, erano presenti anche l’allora sindaco Coletta, il prefetto Falco e il sottosegretario Gabrielli.

La sparizione della scultura, prima sita nei pressi delle autolinee, lascia spazio alle riflessioni realisticamente amare di Marco Omizzolo: “il furto o la rimozione è sicuramente un brutto segnale. Siamo di fronte all’azione di alcuni vandali che si oppongono alle battaglie per la giustizia e la legalità condotte su questo territorio”.

Peraltro, Omizzolo era stato ospite qualche giorno fa alla trasmissione in prima serata su Rai3 “Indovina chi viene a cena”, dove ha avuto modo di esporre la complessità del problema delle agromafie nel territorio specificamente pontino ma anche nazionale.

La rimozione della scultura rientra forse nel processo di opposizione al lavoro di Omizzolo (costantemente sotto vigilanza a causa delle minacce ricevute) e altri enti coinvolti alla lotta per i diritti dei braccianti; l’auspicio, invece, è quello di poter accertare che, magari, attratti dal bronzo della scultura, dei ladri l’abbiano rubata, mossi dai possibili ricavi della rivendita del materiale e non dalla volontà di intimidire e osteggiare – un epilogo da film dolcemente neorealista.


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