Scrivere oggi di Enzo Bonacci costituisce per me un grande privilegio in quanto lo conosco da sedici anni ed ho avuto, in qualità di chimico e di docente, il tempo di comprendere le sue peculiarità non comuni in diverse conferenze e attività di divulgazione della Scienza (Premio Sapio, UniRomaTre, Anno internazionale dell’Astronomia – IYA 2009 e Anno Internazionale della Chimica – IYC – 2011, Concorso Stazione Spaziale Internazionale, Anno Internazionale della Tavola Periodica – IYPT – 2019, ecc.). Sono stato suo patrocinatore/relatore al “Premio Sapio per la ricerca e l’innovazione” del suo “Studio sperimentale sulla cristallizzazione dell’acido citrico” (Aracne, 2013), per cui è stato ammesso in tre edizioni consecutive per l’originalità del lavoro, ma Bonacci, da parte sua, è stato un egregio e profondo recensore di due miei libri: “L’intrepido alchimista” (SensoInverso edizioni, 2014) e La Ricerca (Aracne, 2018), ottenendone la pubblicazione nel periodico “la Chimica e l’Industria” della Società Chimica Italiana (SCI). Orbene. scrivere oggi di Enzo Bonacci, dunque, trae magnifica occasione per l’inaspettato ma meritato conferimento, non in Fisica e neppure in Matematica (le due materie che oggi insegna presso il Liceo artistico “M. Buonarroti” di Latina) ma, in Filosofia, del Primo Premio nazionale APPF: “Pratiche filosofiche”. Ciò dimostra che Bonacci è, sponte sua e a pieno titolo, fautore della Terza Cultura, quella cultura non compartimentata che la Scuola dovrebbe trasmettere agli studenti, in quanto Cultura senza steccati che realizza i mezzi per indagare la realtà attraverso una lettura più profonda, e che conferisce alla conoscenza le basi per avere altra conoscenza, in senso socratico. Bonacci è un docente esemplare, straordinario, empatico, poliedrico, determinato, professionale, riservato, ed è apprezzato dai suoi studenti e dai suoi colleghi. È soprattutto uno scienziato che, in questa città, metaforicamente si può definire come un insetto nell’ambra che gode di ammirazione e apprezzamento per ciò che fa. Bonacci, nella sua semplicità e modestia, riesce a toccare le corde più profonde dell’anima, e riesce a trasmettere emozioni profonde perché, e ciò che sto per scrivere gli sarà di gradimento, il suo corpo quantico riesce ad entrare in risonanza con qualunque altro corpo, in stretto giro di tempo. Un grande plauso al professore Enzo Bonacci, infine, ché non abbia limitazioni e dimenticanze sia nello spazio che nel tempo.
Francesco Giuliano
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