Braccianti sfruttati, processo bis per Antonello Lovato e il padre Renzo Lovato accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
È ripreso il processo bis del caso Satnam Singh che, come noto, vede alla sbarra Antonello Lovato, in carcere e Renzo Lovato, ai domiciliari, difesi dagli avvocati Mario Antinucci, Stefano Perotti e Valerio Righi. I due imputati devono rispondere dell’uso di manodopera costituita da braccianti agricoli in condizioni di irregolarità sul territorio nazionale, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
L’udienza si è svolta a 24 ore dalla richiesta di 22 anni di carcere formulata dalla Procura di Latina ieri, 23 giugno, nel processo parallelo che vede alla sbarra Antonello Lovato per omicidio con dolo eventuale di Satnam Singh.
E’ stato esaminato un altro testimone dell’accusa – un bracciante indiano – interrogato dal pubblico ministero Marina Marra e contro-esaminato dalle parti civili e dal collegio difensivo composto dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti.
Parti civili: Comune di Latina e Cisterna assistiti rispettivamente dagli avvocati Cinzia Mentullo e Maria Belli, i sindacati Flai Cgil e Cgil Frosinone Latina, difesi dagli avvocati Andrea Ronchi e Massimo Di Celmo, oltreché a quattro vittime dei Lovato, tra cui la moglie di Satnam, Soni Soni, e i famigliari del defunto 31enne bracciante indiano, rispettivamente assistiti dagli avvocati Roberto Maiorana e Giuseppe Versaci. A costituirsi parte civile anche la Regione del Lazio, tramite gli avvocati Carlo D’Amata e Lisa Angarano.
Prima dell’inizio dell’escussione del testimone, la difesa ha reso noto che Renzo Lovato ha avuto alcune complicazioni di salute nei giorni scorsi. A parlare, in udienza, è Moujil Rohit, trentenne. Il giovane è arrivato in Italia nel 2024 e ha iniziato a lavorare in un’azienda di Cisterna di cui non ricorda il nome. Il testimone, su sollecitazione del pubblico ministero, non ricorda di aver lavorato nell’azienda agricola dei Lovato, né di essere stato interrogato dai Carabinieri dopo i fatti di Satnam. Dopo traduzione dell’interprete, il testimone ha spiegato di aver lavorato solo un giorno nell’azienda dei Lovato: in realtà, come spigato con difficoltà, ha lavorato un solo giorno con Satnam e 14 giorni nell’azienda Lovato.
Il bracciante ha detto di aver saputo dell’incidente di Satnam, ma di non essere stato presente nel momento: “Lavoravamo per la stessa azienda, ma in due campi diverse. Io raccoglievo le zucchine e mi recavo al lavoro in bicicletta”. L’uomo, come emerge nel corso della sua testimonianza, abitava in Via Genova, a Castelverde (Cisterna), nello stesso complesso dove abitava Satnam Singh con la compagna. Era Satnam, nell’azienda Lovato, a fare da tramite per il lavoro dei braccianti: “Lui sapeva l’italiano e ci diceva cosa dovevamo fare”.
Sui campi, il bracciante iniziava alle ore 5,30 del mattino: “Solo una volta mi furono dati 200 euro. Ho lavorato dieci giorni di fila senza fare una pausa. Solo una volta sono andato via alle ore 14”. In realtà, a sommarie informazioni, il giovane avrebbe parlato di una paga di 5/5,50 euro all’ora: “Satnam mi aveva dato questa informazione, me l’aveva detto solo una volta”. Sul luogo di lavoro non c’erano servizi igienici: “Mangiavamo anche per terra. Il cibo e l’acqua ce le portavamo da casa. Facevamo casa/lavoro e se qualcuno doveva andare in bagno, facevamo i nostri bisogni fuori dai campi”.
Nel corso del contro-esame, il testimone ha dichiarato di aver avuto paura nel rispondere ai Carabinieri: “Io avevo paura perché avrei avuto problemi in futuro parlando”.
A margine dell’udienza, gli avvocati difensori hanno ricordato che il prossimo 3 luglio scadono le misure cautelari a carico di Antonello e Renzo Lovato per questo procedimento penale specifico. Il processo riprende il 16 settembre.
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