Fin dalla colonizzazione borbonica del XVIII secolo i ponzesi si sono distinti nella pesca del corallo e dell’aragosta sviluppando metodologie innovative di arte marinaresca. Essi esportarono le loro redditizie tecniche di lavoro in molti paesi del Mediterraneo: dalla Sardegna alla Dalmazia, dal nord Africa al Dodecaneso, all’isola d’Elba. Ancora oggi vengono utilizzate le barche vivaio per la pesca delle aragoste.
Un’isola è stata colonizzata per oltre un secolo, prima dai pescatori torresi e in seguito dai corallari e dagli aragostari ponzesi: La Galite. Frequentata prima saltuariamente come rifugio dai colpi di maestrale o come base di approvvigionamento idrico, venne in seguito abitata in modo stanziale grazie all’opera di Antonio D’arco, un giovane in fuga dall’isola natia perché accusato di aver ridotto in fin di vita un confinato durante una lite.
Dopo la metà del 1800, Antonio con la moglie e il fratello occupò l’isola con polli, capre e sementi e sette fucili da caccia. Costruì dei terrazzamenti per le coltivazioni e le prime case-grotta, dando una preziosa assistenza alle aragostare e alle corallare ponzesi durante la stagione di pesca. In pochi anni la comunità crebbe con afflusso di altre famiglie provenienti dall’isola madre.
Dopo la prima guerra mondiale le autorità francesi costruirono una scuola e inviarono una maestrina còrsa per alfabetizzare bambini e adulti. La maestrina sposò un nipote di Antonio D’Arco. Un giorno sbarcò anche un parroco accompagnato dal Vescovo di Biserta che consacrò la chiesetta di San Silverio e proibì severamente i matrimoni plurimi e la messa celebrata dalle donne.
La comunità ponzo-galitese raggiunse le trecento unità all’inizio degli anni venti del novecento e documenti francesi riferiscono la produzione di 600 ettolitri di vino e l’importazione di tonnellate di pregiate aragoste vive destinate alle tavole francesi. Il trasporto del prezioso carico avveniva sulle aragostare-vivaio ponzesi, bastimenti a vela con lo scafo forato per permettere al mare di entrare ed uscire e mantenere in salute le aragoste fino all’arrivo a Tolone o a Marsiglia.
Durante il secondo conflitto mondiale i galitesi si prodigarono nell’assistenza dei sommergibili italiani e tedeschi rifornendo d’acqua di cui l’isola è ricca e segnalando il passaggio del traffico nemico nel canale di Sardegna.
Dopo la seconda guerra mondiale cominciò un declino lento e costante, i francesi adibirono l’isola a confino politico al pari di Ponza. Venne confinato sull’isola Habib Bourghiba, il padre dell’indipendenza tunisina, che visse nelle tradizioni ponzesi per alcuni mesi prima di essere liberato e diventare il primo presidente delle repubblica tunisina. In seguito all’indipendenza della Tunisia e alla successiva revoca delle concessioni di pesca l’isola si spopolò rapidamente.
Gli ultimi i ponzesi lasciarono La Galite nel 1982, chi tornò a Ponza, chi invece scelse di andare in Francia a Tolone e a Marsiglia.
Oggi sull’isola è presente una guarnigione militare.
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.





















