Lo Zibaldino

24

Lo Zibaldino                                                                                                        di Piero Capuzzimati

                          Non ci possono essere impedimenti per le grandi amicizie: né la morte                          né tanto meno le grandi distanze.  (Piero Capuzzimati)

          Le parole, riportate nell’esergo, risuonano da molto tempo e da diversi anni nel mio animo e nella mia mente, soprattutto in questa circostanza in cui sono molto contento che sta per essere pubblicato il terzo libro di Piero, la cui indelebile amicizia fraterna, iniziata a Firenze, vissuta e coltivata come un sentimento autentico, risale ai primi anni Sessanta del secolo scorso.

Dopo il racconto autobiografico, I viaggi della rondine, un libro di memorie, e il divertente saggio La sciotta. Minestrone letterario, ecco Lo Zibaldino  (Impremix, edizioni), un libro-saggio originale, dal titolo sorprendente, e nello stesso tempo rievocativo,  ben costruito, lucido e prezioso che si  legge con molta  scioltezza che raccoglie con maestria testi di varia natura senza ordine logico e cronologico: piccole poesie stravaganti, brevi prose estemporanee, pensieri liberi, aforismi, parodie, parafrasi e haiku.

In questa ultima fatica letteraria Piero, con la sua ricca immaginazione e la sua spiccata visione della realtà, gioca con le parole che «non sono mai neutre, né lasciano mai le cose come stanno», si diverte mostrando la sua capacità comunicativa, espressiva e poetica nel costruire versi con leggerezza calviniana e con una vena dissacrante e canzonatoria, connaturale alla sua personalità nei confronti di episodi di vita quotidiana.

Piero, con questo libro, dimostra che la lingua non è solo uno strumento serio, ma anche un fantastico terreno di gioco, dove è possibile “giocare” con espressioni popolari, auliche e figurate. Autoironia e ironia, connesse a un’inaudita capacità di invenzione creativa e di spiccata sintesi, sono  le principali caratteristiche dello stile di acuta osservazione della realtà che circonda la vita di Piero. Con spirito gioioso e sdrammatizzante l’autore, convinto che la narrazione è uno degli strumenti sociali più potenti e che le parole hanno un peso, combina forme, immagini, sguardi di vita e unità di linguaggi per creare nuovi significati.

Piero è consapevole che la nostra lingua è viva, cambia, evolve, si adatta ai contesti e alla storia di chi la parla (o la scrive o la digita) e dimostra di essere, nel suo universo creativo, un “funambolo” e,  nello stesso tempo,  un orafo della parola. Nel testo, che contiene significati  di penetrante saggezza, si possono rintracciare scoppiettanti invenzioni e trovate linguistiche originali, giochi di lingua divertenti che si possono fare con i modi di dire con i quali l’autore esplora il potere e l’effetto delle parole che si evolvono e si adattano.

Il filo conduttore del libro è la parola e l’autore dimostra di avere alle spalle un ampio e poderoso studio, accompagnato da un itinerario di ricerca linguistica e da una straordinaria qualità e finezza intellettuale di analisi e di sintesi.

Un libro unico sull’uso delle espressioni figurate della lingua italiana, ovvero di quei modi di dire di cui ci serviamo quotidianamente. Con stile canzonatorio e appassionante, l’autore è capace di mescolare cadenze classiche poetiche con calembours e invenzioni linguistiche surrealiste, con una prosa scorrevole e raffinata, colma di sfumature semantiche.

Piero nel suo affascinante e originale viaggio scritturale narrativo sa, con estro e passione, rendere accessibile e accattivante ogni pagina ricca di sfumature verbali, di rimandi testuali e di approfondimenti di figure retoriche (metafore, similitudini, allegorie, metonimie, iperboli, antonomasie, sineddochi, ossimori) che creano emozionanti effetti di senso, di suono e di immagini.

Il saggio è magistralmente strutturato in sei capitoli nodali che affrontano diversi temi che spaziano dalla cultura alla letteratura e alla società e riguardano in particolare il valore dell’amicizia, la fragilità dell’esistenza dell’essere umano, il significato della quotidianità, l’amore per le persone care (Paola la moglie, i figli Federico e Gabriella, i nipoti Lorenzo e Alice), per la letteratura e i libri, e soprattutto per la natura nei suoi variopinti aspetti (fiori, alberi…).

Altri importanti argomenti, dal sapore di attualità, sono le strazianti e sofferte guerre in Ucraina,  devastata dalle armi di Putin, e a Gaza, ridotta  a macerie e a terra di morte, l’amore e l’attenzione per gli immigrati, la nostalgia, accompagnata da una struggente malanconia del borgo natio Faggiano, in particolare Palazzo Vaccariello, e infine il senso della vecchiaia.

Nel primo capitolo rilevanti sono le Prose, che hanno origine  dalla lettura di autori cari alla sensibilità culturale e intellettuale di Piero, dalle considerazioni personali e dalle riflessioni filosofiche profonde sul Il tempo passato, presente e futuro, rispetto alla categoria del male e al senso della vita.

Nel secondo capitolo sono raccolti Aforismi e pensieri scaturiti in seguito a barlumi di luce, di intuizioni e di «follia concettuale». Questa raccolta di aforismi incalzanti e raffinati, sapidi e arguti, racchiusi nelle pagine del libro, mostra l’inestinguibile sete di conoscenza dell’autore, l’ampiezza delle sue letture e la lucidità delle analisi dei fatti personali, familiari e sociali.

Nel terzo capitolo, le Parodie dantesche, e di altri autori vari, sollecitano e sprigionano sorrisi e costituiscono non soltanto un mero divertimento intellettuale, ma anche un esercizio di esplorazione e forma di conoscenza.

Nel quarto capitolo Piero si cimenta con gli Haiku (componimenti poetici, nati in Giappone nel XVII secolo, composti da tre versi per complessive diciassette sillabe, secondo lo schema 5/7/5) che, per la loro estrema sintesi metrica e concettuale, suscitano piacere poetico in un minimo orizzonte di parole.                                                                            

Nel quinto capitolo, Remando tra le rime, l’autore prova, nella sua parabola creativa, con bravura ed efficacia compositiva, a produrre brevi e intense poesie per i suoi familiari, ricolme di toccanti emozioni e profondi pensieri come i Benvenuti a Cutro.                                                         

Nel sesto capitolo, Danteide: un verso tira l’altro e dalle Cantiche alla Sestina, Piero, scrittore intelligente e arguto, si diverte in maniera scanzonata e disinvolta. Danteide nasce col “Dantedì”, giornata nazionale dedicata al sommo poeta, 25 Marzo 2021, anno delle celebrazioni dantesche nel mondo per i 700 anni dalla morte.

Piero Capuzzimati celebra, in modo originale, il Vate: prende il verso di ogni canto e lo fa seguire da un altro, di sua invenzione e in rima, costruendo così dei distici, veri e propri aneddoti. Altra operazione è stata quella di usare il primo ed ultimo verso di ogni canto ed inserire fra i due altri quattro versi, in modo da creare sestine, stilisticamente normate, con riferimenti ai vari aspetti della vita, attualità politica in special modo.

In questa ultima sezione dello Zibaldino, opera pullulante di emozioni, in un clima di libertà espressiva e di entusiasmo sperimentale, l’autore Piero Capuzzimati dimostra la sua abilità poetica con scioltezza e competenza per strappare un semplice sorriso ai suoi lettori. È auspicabile che l’opera dell’amico Piero sia apprezzata da un pubblico numeroso.


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.