Con parole precise Manuale di autodifesa civile di Gianrico Carofiglio
Occuparsi del linguaggio pubblico e della sua qualità non è un lusso da intellettuali o una questione di accademici. È un dovere cruciale dell’etica civile. (Gianrico Carofiglio)
Nelle parole e nel significato di questo esergo si può rintracciare una magistrale sintesi dell’ultimo denso e ben argomentato saggio, Con parole precise. Manuale di autodifesa civile di Gianrico Carofiglio (Feltrinelli Editore), una nuova edizione, aggiornata e ampliata, che guida i numerosi e attenti lettori dell’autore dentro l’officina della comunicazione politica e civile.
Con parole precise è un libro che esercita il pensiero critico, un testo illuminante per orientare il lettore in questo momento di pericolo e di confusione per la nostra società, per comprendere slogan, metafore, discorsi e cornici linguistiche che possano diventare strumenti di manipolazione o, al contrario, di liberazione.
Il linguista Giuseppe Antonelli ha scritto che «Le parole non descrivono, ma interpretano il mondo in cui viviamo: strutturano, incorniciano, inquadrano la realtà; creano i nostri schemi mentali. Sono le parole a influenzare i nostri comportamenti. Parole dette, ascoltate, digitate, lette in quell’incessante comunicazione che caratterizza il nostro tempo. Guardare il mondo dalle parole, allora, significa vedere e capire qualcosa in più di tutto quello che ci accade intorno».
Per Carofiglio salvare le parole dalla loro manipolazione, oggi, significa essere cittadini liberi. Possiamo – e probabilmente dobbiamo – ribellarci sempre, e in qualsiasi campo, perché già solo chiamare le “cose” con il loro nome è un atto rivoluzionario.
L’autore, con la sua esperienza di magistrato, parlamentare e scrittore, attività diverse che hanno a che fare con le parole e la verità, insegna a riconoscere le trappole del linguaggio e a disinnescarle con chiarezza, rigore e immaginazione. Scrivere una sentenza, il testo di una legge o un romanzo comporta la responsabilità di utilizzare le parole giuste, le metafore in maniera efficace e di attivare intelligenza e senso critico.
È necessario, in una epoca come la nostra, caratterizzata dall’avvento dei populismi, dalla crisi dei linguaggi istituzionali e dall’abuso consapevole della menzogna, come tecnica politica, difendere uno spazio pubblico fondato sulla chiarezza e sull’onestà comunicativa. Il volume nelle sue parti e nei diversi capitoli porta a riflettere sulla politica, sui doveri civili, sull’uso etico ed efficace della lingua perché scrivere e parlare bene significa avere idee chiare ed elaborare messaggi precisi per diventare cittadini capaci di cambiare.
Nelle prime pagine Carofiglio si sofferma sulle parole utilizzate nella poesia, nella prosa letteraria e sul potere delle metafore, soprattutto nel discorso politico, che hanno la capacità di evocare immagini e di moltiplicare conoscenza e senso e possono essere considerate sia strumento di manipolazione e ottundimento dell’intelligenza individuale e collettiva, sia strumento potente per evocare emozioni e per orientare, determinare e coinvolgere i cittadini nei progetti di cambiamento della realtà.
L’autore sottolinea che le parole e le metafore, strumenti di progresso, sono molto importanti perché evocano scenari emotivamente carichi di significato. Il linguaggio diventa strumento di distrazione in cui il contenuto è irrilevante e si assiste a una progressiva perdita di aderenza delle parole ai concetti, alle cose e ai fatti, che porta ad abolire il senso critico e a suscitare emozioni primarie.
Nel dibattito democratico è necessario essere attenti alle parole-trappola, false e ridicole, frutto di propaganda e di manipolazione politica, che obbligano a discutere di realtà che non esistono. Occorre smontare la trappola, restituire profondità al discorso pubblico e sviluppare un nuovo vocabolario autonomo e comprensibile.
Nell’ultimo capitolo della prima parte del libro, l’autore, prendendo spunto dall’osservazione galileiana del Parlar oscuro ognuno lo sa fare, chiaro pochissimi, discetta sulla necessità della chiarezza e della precisione della scrittura, soprattutto da parte dei giuristi, dei legislatori, dei funzionari e dei burocrati. Le ragioni sostanziali del parlare e scrivere in maniera oscura sono la pigrizia del gergo, il narcisismo e l’esercizio del potere. È necessario, pertanto, per non essere oscuri, evitare l’abuso del gergo, la patologia narcisistica e utilizzare il linguaggio giuridico, oltre che professionale, come un dovere etico.
Nella seconda parte del libro Carofiglio sottolinea l’importanza di esprimersi in maniera chiara e concreta, con parole precise perché, a partire dalla lingua, prendono sostanza i nostri pensieri, le nostre idee e la nostra personale narrazione del mondo. Nella lingua della legge, nei testi giuridici, normativi è un diritto-dovere comunicare in maniera chiara, precisa ed efficace.
La correttezza, che rende la nostra comunicazione più efficace, è strettamente collegata alla chiarezza. Un linguaggio comprensibile, semplice, essenziale e breve, è il risultato di un duro lavoro e di tirocinio. Nel parlare e nello scrivere è importante eliminare il superfluo, le frasi e le parole inutili, non necessarie, ed esporre i punti principali in maniera chiara e concisa evitando giro di parole, perifrasi altisonanti, locuzioni complesse ed espressioni superflue e ridondanti, soprattutto quando si parla e si scrive di giustizia, oppure si adopera la lingua degli uffici.
Le persone pubbliche (giornalisti, avvocati, funzionari…) impegnate nella comunicazione sociale, hanno il dovere di utilizzare un linguaggio semplice e lineare, di adoperare periodi non troppo lunghi, di evitare un linguaggio eufemistico e contorto, eludendo digressioni e incisi. La linearità non deve riguardare solo la sintassi del pensiero, ma anche quella della frase.
Per scrivere in modo chiaro, efficace e comprensibile, e non in maniera oscura e involuta, è necessario sostituire i sostantivi astratti con parole concrete, utilizzare frasi attive più incisive, e non frasi di forma passiva, che appesantisce il testo e «sterilizza la scrittura e spesso anestetizza il lettore». Nell’ambito della politica e del diritto, il linguaggio dovrebbe essere denso di realtà, fatto di cose e di termini tecnici e non di pseudo-tecnicismi, che ostacolano la comprensibilità.
Nel capitolo Le parole degli altri l’autore mette in risalto, soprattutto nell’ambito del linguaggio giudiziario, l’importanza della trasformazione del parlato nella verbalizzazione, della lingua parlata a quella scritta, dove è possibile rilevare una serie di difetti, vizi ed errori. Il rispetto delle parole altrui è importante perché la manipolazione della forma e del linguaggio non si traduca in involontaria e pericolosa manipolazione del pensiero e del contenuto.
Nell’ultimo capitolo Carofiglio, nel sostenere che le buone regole della scrittura possono profondamente cambiare il nostro modo di pensare, di dialogare e di stare al mondo, suggerisce alcune semplici regole che hanno una notevole forza trasformativa che servono non solo a scrivere meglio, ma anche a pensare meglio.
Nelle conclusioni finali del saggio, Con parole precise. Manuale di autodifesa civile, Gianrico Carofiglio, nel ribadire che per scrivere bene è indispensabile avere la capacità e il coraggio di rimuovere l’inessenziale, «invita a esercitare il pensiero critico, a scegliere le parole giuste, a non cadere nell’ipnosi della lingua manipolata, perché la qualità del discorso pubblico è la qualità della nostra democrazia».
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