Pier Paolo Pasolini: il cinema Regista maledetto, un innovatore geniale
La complessa filmografia di Pasolini è un sorta di storia dell’arte in forma di cinema. Dove i volti, le immagini, le situazioni dei film rivivono nel raffronto con i quadri e i momenti della storia dell’arte. (Angelo Varni)
Pier Paolo Pasolini, che scoprì il cinema a quarant’anni dopo essersi dedicato per vent’anni alla letteratura, è stato un eccezionale regista di memorabili film, in cui sviluppò uno specifico linguaggio cinematografico, denso di attinenze con la sua scrittura. Un uomo di cinema che portò tutta la sua esperienza letteraria Si accorse che la tecnica cinematografica è molto più semplice della tecnica letteraria. Infatti il cinema per lui è stata una tecnica nuova per esprimere le stesse cose scritte in versi.
Trascinato dal cinema e dai suoi mezzi espressivi, il poeta di Casarsa collaborò alla sceneggiatura di film celebri come Le notti di Cabiria di Federico Fellini e Il bell’Antonio di Mauro Bolognini.
Il linguaggio cinematografico fu forse il mezzo più idoneo al suo scopo e in esso, negli ultimi anni della sua vita, sembrò riporre una fiducia maggiore che nella letteratura. Attraverso il cinema Pasolini ha espresso la trasformazione antropologica dell’Italia. Le immagini sono diventate la forma stessa del suo pensiero.
Nel film Accattone (1961) il regista Pier Paolo Pasolini ha detto: «ho voluto rappresentare la degradazione e l’umile condizione umana di un personaggio che vive nel fango e nella polvere delle borgate di Roma. Io sentivo, sapevo, che dentro questa degradazione c’era qualcosa di sacro». In questo primo film Pasolini ha adottato le modalità tecniche della semplicità, frontalità, ieraticità e sacralità. Le lezioni del maestro Roberto Longhi ispirarono la luce di questo film e anche di Mamma Roma. L’insistita espressività dei volti dei protagonisti, scavati dalla luce conduce alla ricerca della tradizione artistica italiana delle origini in particolare di Masaccio.
Nel film Mamma Roma (1962), la protagonista Anna Magnani, nel ruolo di un ex prostituta irruenta e sanguigna, sogna per il figlio adolescente Ettore un avvenire conformista e piccolo-borghese. Senza accorgersene, lo spinge però verso l’infelicità e la morte. Nell’urlo finale di Anna Magnani il dolore diventa rabbia e il grido è scandalo.
La ricotta (1963) è un episodio del film collettaneo di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti (Ro.Go.Pa.G. -1963). Questa pellicola trova ispirazione nel manierismo e nelle sue ambiguità coloristiche. Parole di Orson Welles Poesia con la voce di Bassani
Il Vangelo secondo Matteo (1964) capolavoro di poesia è ambientato tra i “Sassi ” di Matera. In questo film vi sono riferimenti a Piero della Francesca. È forse il più bel film mai girato sulla vita di Gesù. L’acume drammatico del film è rappresentato dalla scena della crocifissione, vista nella prospettiva della Madonna, la madre di Gesù interpretata da Susanna Colussi, la madre di Pier Paolo. Con questa scena Pasolini intendeva risarcire in qualche modo sua madre per il dolore indicibile che aveva sofferto, e ancora soffriva, per la morte di Guido, suo figlio partigiano ucciso dagli stessi partigiani
Porcile (1969) Il film, fortemente criticato, è suddiviso in due parti che si uniscono durante l’intreccio e che vogliono denunciare il potere e l’influenza negativa che hanno alcuni genitori nei confronti dei figli. Porcile a detta di Alberto Moravia è stato il miglior film dopo Accattone e La ricotta,
In Salò o le 120 giornate di Sodoma, l’ultimo disperato e più controverso film di Pier Paolo Pasolini, il regista riadatta l’omonimo romanzo di de Sade ai tempi dell’Italia repubblichina.
Il cinema per Pier Paolo Pasolini, poiché non è solo un’esperienza linguistica, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica, doveva fondere vita e impegno. Il regista ha piegato il suo bisogno di comunicare e di spiegare, usando “la passione” per leggere il Vangelo di Matteo e “l’ideologia” per fare i conti con il Partito comunista. Come ha scritto il critico cinematografico Paolo Mereghetti «il più grande lascito del cinema per Pasolini è proprio il bisogno di indirizzare le sue opere verso la funzione pedagogica come poteva essere riflessiva o poetica. Pasolini ha portato la poesia anche là dove non si era abituati a pensarla come ad esempio nel cinema.
Lo sguardo di Pasolini si è evoluto nel tempo e lo si comprende analizzando la sua produzione cinematografica. Il percorso compiuto dal regista, nelle sue diverse fasi, parte dalle prime pellicole in cui è è più forte il legame con la parola letteraria, per continuare con la scoperta del mito e del mondo classico, esplorando via via i rapporti con le altre arti.
Il regista geniale Bernardo Bertolucci, figlio di Attilio pota fu uno dei primi interlocutori e amici di Pier Paolo Pasolini, una volta approdato a Roma.
Susanna Colussi, nata a Casarsa della Delizia, diplomata maestra, offrì il suo volto alla Madonna anziana, nel film Il Vangelo secondo Matteo per amore del figlio Pier Paolo. Che la venera e la omaggia come questi versi come «lodoletta, madre fanciulla»: «Tutta la mia infanzia/ è sulle tue ginocchia/spaventata di perderti /e perdutamente / felice di averti».
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