L’angolo delle curiosità artistiche (72
Arte e fede fanno germogliare e custodiscono in grembo un messaggio, una verità alta ed efficace: non interpretano soltanto, ma rivelano e “creano un mondo”. (Martin Heidegger)
Caravaggio (Michelangelo Merisi) nato nel 1571 iniziò il suo apprendistato presso il pittore Simone Peterzano, dopo un soggiorno a Venezia, dove avrebbe subito l’influenza del Tintoretto, arrivò a Roma nel 1592. Dopo la composizione delle prime opere tra cui il Ragazzo con cesto di frutta (oggi alla Galleria Borghese), ebbe grandi committenze. In seguito all’omicidio di Ranuccio Tomassoni, fu costretto alla lunga fuga che, da Napoli a Malta, lo porterà poi a morire, fuggiasco a Porto Ercole nel 1610.
Caravaggio, “pellegrino dell’anima” e grande artista religioso, secondo lo studioso di storia dell’arte, Claudio Strinati, arriva a Roma «in un città che chiede arte», al centro di un grande e lungo progetto di trasformazione urbana che unisce i pontefici Sisto IV, Giulio II e soprattutto Sisto V, proprio nell’ottica degli Anni Santi. (Giubileo del 1600).
Caravaggio, secondo suor Maria Gloria Riva, «non umanizza i santi, ma santifica gli umani. Nei suoi celebri quadri il sacro si deposita nei volti comuni dei suoi personaggi, sui piedi sporchi dei pellegrini, nelle ferite.
Nella famosa tela (1605l-1608) del Museo nazionale di Stoccolma El Greco ha dipinto i profili allampanati dei due apostoli Pietro e Paolo, discepoli di Gesù.
Lo psichiatra e psicoterapeuta Vittorio Lingiardi, nel saggio Corpo, umano, scrive: «Tra le orecchie mancanti, la più nota è quella di Van Gogh una rasoiata autoinflitta che si porta via il lobo. È il 1888, in un momento esasperato della convivenza con Gauguin. Ne rimane un quadro triste e giallo, l’Autoritratto con l’orecchio bendato.
Con la supervisione dell’architetto Marcello Piacentini, figura chiave del Ventennio fascista, negli anni Trenta fu realizzato il Palazzo della Città Universitaria di Roma. Piacentini, con il suo monumentalismo e razionalismo, fu l’uomo forte a cui il Duce lasciò fare e disfare per la grandeur del regime. Sopra l’ingresso principale, sul lato di Piazzale Aldo Moro si trova la seguente iscrizione in latino Vetus Studium Urbis Quod Per Tot Hominum Saecula Magna Gloria Floruit Anno MDCCCCXXXV (1935) In Hanc Sedem Romana Magnificentia Dignam Translatum Est.
Andrea Appiani (Milano1754 – 1817) è una figura chiave del Neoclassicismo fiorito in età napoleonica nel capoluogo lombardo. La sua arte raffinata e armoniosa non ha solo illustrato i fasti imperiali, ma è stata anche al centro di importanti commissioni religiose e pubbliche. La sua pittura è meritevole di essere riscoperta dal grande pubblico.
Nell’atrio della Basilica di San Pietro a Roma si trova la Porta della morte in bronzo di Giacomo Manzù, uno dei vertici della scultura italiana del Novecento. Questa scultura, secondo lo storico dell’arte Tomaso Montanari è un manifesto di verità sulla fragilità dell’umanità di fronte alla morte del corpo.
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