Democrazia contro Autocrazia determina Utopia contro Distopia

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Il nome “utopia” deriva dal greco antico e significa un luogo (tópos) che non c’è (ou). Ne fu autore nel XVI secolo lo scrittore e politico inglese Thomas More, alias Tommaso Moro, (1478 – 1535) in quanto costituì il titolo del romanzo Utopia (1516), in cui viene descritto un luogo sociale ideale, immaginario, ispirato a “La Repubblica” (dal greco antico politéia) del filosofo greco Platone del V – IV sec. a.C.).

Il contrario di “utopia” è “distopia”, dal greco antico dys (cattivo) e tópos (luogo), che descrive un luogo disumano, ovvero una società eticamente e umanamente degradata. Questo nome fu coniato dal filosofo inglese liberale John Stuart Mill (1806 – 1873) in un suo intervento parlamentare (1868),

Ne deriva che “utopia” e “distopia” sono entità antitetiche, alle quali, tuttavia, dal punto di vista socio-politico tendono, in senso matematico, rispettivamente ad un sistema democratico [dal greco antico démos (popolo) e krátos (potere)], e ad un sistema autocratico  [dal greco antico autokrateia (potere assoluto)].

L’utopia corrisponde ad una specie di “valle dell’Eden”, dove tutto è perfettamente consono all’essere umano compreso il libero arbitrio; la distopia, al contrario, corrisponde ad una “valle assurda”, dove tutti gli esseri umani sono privati del libero arbitrio, della loro dignità e dei principi fondamentali illuministici perché assoggettati ad un regime totalitario. La tendenza sociale all’una o all’altra forma ideale della società umana intercorre per livelli variabili gerarchici.

Esistono, infatti, sostanzialmente due forme di governo del popolo tendenti ad esse: la democrazia è basata sulla sovranità popolare che la esercita entro vincoli dettati dalla costituzione; essa tende all’utopia; l’autocrazia invece corrisponde al potere assoluto di una sola persona che lo esercita liberamente senza limiti costituzionali; essa tende alla distopia.

Per studiare, allora, la rispettiva tendenza di queste due forme di governo con metodo scientifico, si potrebbero equiparare “democrazia” e “autocrazia” a due grandezze fisiche “x” e “y”, immaginando cioè che siano misurabili, per esempio, attraverso un sistema di indicatori socialmente dimensionati (v. la tabella A), ciascuno dei quali potrebbe assumere valori crescenti o decrescenti, compresi tra 0 a ∞ (simbolo matematico dell’infinito, che ha il significato di “innumerevole” o iperbolico); e si potrebbe concepire, quindi, una relazione empirica che le leghi, così come avviene in geometria analitica tra due grandezze (x,y) inversamente proporzionali: risultano tali quando, al raddoppiare, triplicare, ecc. di una, l’altra si dimezza, diventa un terzo, ecc., e viceversa, e il loro prodotto risulta costante: x·y = k (valore costante).

 

Tabella A

Riportando i valori ottenuti delle due grandezze in un piano cartesiano (x,y), si ottiene una curva interessante, che permette di descrivere le relazioni sociali e i comportamenti umani relativi alla politica. Questa curva è l’iperbole equilatera la cui equazione è appunto x·y = k.

Per inciso: l’iperbole equilatera è una curva conica (chiamata così perché si può ottenere per intersezione di un cono con un piano) costituita da due rami distinti e aperti, che sono simmetrici rispetto al centro e agli assi di un piano cartesiano (x,y). Un singolo ramo è una curva illimitata che si avvicina indefinitamente a due rette asintotiche, o asintoti, senza mai toccarle (in un piano cartesiano gli asintoti corrispondono agli assi della ascisse x e delle ordinate y, con vertice in un punto determinato).

Prendendo come esempio una tabella di questo tipo

x
y
k > 0

0
1000
100
10
1000
50
20
1000
25
40
1000
12,5
80
1000
10
100
1000
5
200
1000
0

1000
nel piano cartesiano xy, si ottiene una curva (colore rosso) di tal genere, da cui si evince che se i valori della x aumentano quelli della y decrescono, e viceversa, in modo inversamente proporzionale. Nel primo caso la curva si avvicina sempre di più  all’asse x, mentre nel secondo caso si avvicina all’asse y. Le rette x e y si chiamano asintoti in quanto la curva, in ambedue i casi, si approssima rispettivamente a ciascuna di esse, senza mai intersecarle, all’infinito.

Tant’è che, con riferimento alla precedente tabella A degli indicatori sia dell’utopia (variabile x) sia della distopia (variabile y ), e applicando la relazione

x·y = k

se gli effetti degli indicatori 1, 2, 3, 4, attraverso la legislazione di un governo al potere, eletto democraticamente, verrebbero dimezzati, ridotti ad un terzo, e così via fino a zero, conseguentemente si raddoppierebbero, triplicherebbero, e così via fino all’infinito, gli effetti degli indicatori 1.1, 1.2, 1.3, 1.4. In altre parole, le libertà verrebbero sostituite dal controllo sociale, dalla manipolazione del potere, dal pensiero unico, dalla sorveglianza e dal controllo del potere e non ci sarebbe libero arbitrio. Lo stesso discorso dovrebbe essere fatto per gli effetti relativi agli altri indicatori riportati in tabella.

In conclusione, si passerebbe gradualmente dall’umanesimo alla decadenza dei valori umani, la democrazia verrebbe cancellata perché subentrerebbe il totalitarismo, che indurrebbe  ad una società distoèpica così come immaginata dallo scrittore inglese George Orwell (Eric Arthur Blair) (1903 – 1950) nel romanzo “1984” del 1948.

Francesco Giuliano


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