Il grande racconto dei classici

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Il grande racconto dei classici                                               Piero Boitani                                                                                                       (Prima parte)

I classici della tradizione greca e latina sono autentiche pietre miliari                                  della cultura occidentale come la conosciamo oggi, opere che   hanno  plasmato la nostra immaginazione per millenni.

         Queste incisive parole dell’esergo sono utili e appropriate per presentare il libro del grande filologo e critico letterario, Piero Boitani, Il grande racconto dei classici (Società editrice Il Mulino), un saggio narrativo che, con i   principali temi  affrontati del fato e della sapienza, della storia e della tragedia, del dolore della morte, della poesia e della filosofia, intende suscitare suggestioni, sorprendere e meravigliare i lettori. Un volume affascinante dedicato ai grandi autori della classicità greca e romana, una selezione di opere dettata dalla passione e dal gusto personale di un grande maestro.

Per l’autore i classici, che richiedono  attenzione, coinvolgimento, scavo e partecipazione, sono quelle opere che hanno sempre qualcosa da dire e che non smettono mai di avere significati per i contemporanei. La lettura dei classici, secondo il semiologo Umberto Eco, «è un viaggio alle radici». Leggere libri classici, considerati patrimonio dell’umanità, significa vivere una nuova esperienza mentale, emotiva e conoscitiva.

             Nell’introduzione del libro Storia e geografia dei classici, Piero Boitani afferma che «la nozione stessa di “classico” cambia nel corso del tempo, dal II secolo dell’era volgare ad oggi, e nello spazio, via via che nuove aree del mondo si aggiungono a quelle originarie del mondo antico o classico». In questo capitolo introduttivo l’autore ricostruisce l’evolversi storico della parola classico, riferita all’opera letteraria Aulo Gellio, scrittore romano vissuto nel II secolo, secondo il quale i classici della letteratura erano in origine «scrittori molto ricchi», autorevole e affidabili.

Seguendo la storia e la geografia dei primi secoli, in riferimento all’impero romano e bizantino, ai “barbari” e al mondo islamico, la cultura antica non andò completamente perduta grazie all’opera di copiatura intrapresa in tutta l’Europa dai monaci cristiani.         Nei secoli successivi studiosi europei si impegnarono a curare e a pubblicare molti testi letterari, scientifici e filosofici e recuperarono i classici francesi, inglesi, italiani, portoghesi e tedeschi e anche quelli del Medioevo per giungere, dopo l’irrompere in Europa delle letterature orientali, a una letteratura mondiale o universale, che si apre al mondo e accoglie il bello, mantenendo ben salde radici nei classici occidentali. L’idea di classico è nel tempo testardamente rimasta eurocentrica.

L’autore, nei sedici capitoli del libro, inizia a narrare e ad analizzare i classici con il grande poema della letteratura dell’Occidente, l’Iliade di Omero, il racconto della guerra dei Greci contro Troia, il poema della forza, del fragore delle armi splendenti dei guerrieri, in particolare di Achille, Ettore, Patroclo, Aiace e Diomede. L’Iliade, oltre ad essere un poema della guerra, uno scontro di civiltà, un conflitto mondiale fra l’ovest greco e l’oriente troiano, è anche il racconto della pietà e del pianto, della commozione e della bellezza, come nella scena dell’incontro tra il vecchio Priamo, re di Troia, e Achille.

Il secondo racconto omerico preso in esame è l’Odissea, il meraviglioso poema del ritorno a casa di Ulisse, «l’eroe multiforme» del romanzo epico, più conosciuto e  affascinante della tradizione occidentale, formato da una moltitudine di protagonisti come Penelope e Telemaco, Anticlea e Laerte e soprattutto giovani donne come Nausicaa, Circe e Calipso, e da numerosi altri personaggi, come la vecchia nutrice Euriclea, il porcaro Eumeo, il cane Argo, e luoghi, frutto più dell’immaginazione che della realtà.

Ulisse, il protagonista del poema, nel quale il pathos si alterna al fantastico, è un uomo astuto e  intelligente, esperto e saggio, un grande parlatore, l’eroe della conoscenza e della pazienza, della sopportazione e della sopravvivenza. Odisseo è una mente egregia, un  grande parlatore che narra con maestria, come un aedo, le avventure, le peripezie, i disastri e le meraviglie del suo faticoso viaggio di ritorno a Itaca dopo venti anni.

Un testo centrale della poesia e della cultura greca è la Teogonia di Esiodo, che racconta la genesi del mondo, l’origine dell’universo e la ricerca mitica delle cause prime. La cultura greca, dallo stadio più antico in cui il pensiero si esprime con il mito (Omero ed Esiodo), passa alla fondazione della filosofia con i Presocratici e poi con Socrate, Platone e Aristotele. La filosofia, come amore del sapere, ha le proprie radici nella meraviglia dinanzi alle cose che l’uomo non conosce.                                                               L’autore si sofferma anche su Lucrezio, il grande poeta del pensiero e della filosofia, il maestro della metafora che sa cantare nel De rerum natura, con la sua poesia scientifica, l’origine del cosmo e fornisce un quadro grandioso dell’evoluzione umana.

Nel narrare la Storia il testo fa riferimento a Erodoto, alle Storie, opera in nove libri che, nel narrare le guerre persiane e nel  raccogliere tradizioni, etnografia, geografia, politica e conflitti tra Greci, Persiani e altri popoli dell’Asia occidentale e dell’Africa settentrionale, include episodi mitologici e  digressioni e segna la nascita della storiografia.                            Il secondo grande storico della Grecia classica è l’ateniese Tucidide che narra la guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta senza ricorrere, nel ricostruire scrupolosamente “i fatti”, né al mito e né a interventi divini, poiché le cause degli eventi dell’immane conflitto sono soltanto umane. La storiografia greca continua con le Elleniche di Senofonte.

         Nel capitolo della Tragedia l’autore del saggio, riportando brani di intensa emozione, ed esaminando l’Orestea di Eschilo e l’Antigone di Sofocle, sostiene che il problema della giustizia nell’antica Grecia nasce proprio da questi racconti tragici, in cui la giustizia coincide con la nemesi, con la vendetta, con la punizione. Fare giustizia significa togliere di mezzo con la forza colui che è direttamente o indirettamente colpevole di un delitto.  Alla giustizia del taglione e della vendetta, con il passar del tempo, si sostituisce la Legge, proclamata dagli dei e dagli uomini, segnando un progresso fondamentale della civiltà.            Per il poeta tragico Eschilo la sofferenza è il prerequisito della conoscenza. L’uomo conosce attraverso la pena del dolore e non c’è conoscenza per l’essere umano che non passi attraverso il patire. Campioni di questa conoscenza sono l’Edipo re di Eschilo e l’Elettra di Euripide,il più tragico dei poeti che sa cantare il Bene e il Bello.

Nella storia dell’Occidente il processo di Socrate, davanti ai giudici di Atene, è uno dei momenti cruciali dell’inizio della filosofia, della metafisica che si rivolge non più ai fenomeni naturali, ai “principi” materiali del cosmo, come avevano fatto i Presocratici, ma alle questioni etiche, cioè all’uomo. Il pensiero greco, cioè la filosofia, cresce con i sofismi di Socrate, si sviluppa con Platone e con Aristotele che, nell’Etica nicomachea dichiara che fine precipuo dell’uomo è la felicità perfetta che consiste nell’attività contemplativa delle cose belle e divine.                                                        

Nel capitolo della Commedia l’autore afferma che la prima scena comica della letteratura occidentale non viene dal teatro, ma dall’Odissea, dal racconto coinvolgente di una storia di corna tra gli dei, con il tradimento di Afrodite (Venere), moglie di Efesto (Vulcano) con il dio della guerra Ares (Marte). Nella Grecia classica una commedia, dominata dalle donne, è Lisistrata di Aristofane, inventore inesauribile di trame fantastiche, come Le Nuvole, le Rane e Gli uccelli, di straordinaria bellezza. Nella letteratura latina l’autore fa riferimento a Plauto, ai suoi capolavori Anfitrione e La gomena, e a Terenzio che raggiungono, con la loro irresistibile vis comica, ragguardevoli risultati.


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