Il grande racconto dei classici

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Il grande racconto dei classici                                                  di Piero Boitani                                                                                                          (Seconda parte)

               I classici, che hanno occupato circa mille e cinquecento anni della nostra storia                 fra il  X   secolo a. C. e il V-VI d. C., sono stati una civiltà avanzatissima, che ci                    ha lasciato rovine materiali incredibili, ma anche monumenti letterari e                                             poetici fuori dal comune, all’origine dei nostri. (Piero  Boitani)

         Nel capitolo della Lirica greca, arcaica, classica o ellenistica, l’autore si sofferma con dovizia di dettagli su Alceo e Saffo, ineguagliabile nella poesia notturna, sui poeti elegiaci Archiloco (compositore di giambi) e Mimnermo, Alcmane e Anacreonte, Simonide, (celebre per i suoi epigrammi), e Pindaro (il più grande poeta lirico della Grecia antica, artefice sommo di versi) che, con la straordinaria potenza espressiva e creatrice delle sue Odi celebrative dei quattro libri degli epinici (Olimpiche, Pitiche, Nemee, Istmiche), fu ineguagliabile e inimitabile cantore delle vittorie greche dei giovani ed eccellenti atleti nei giochi panellenici.

Il miglior poeta di Roma, insieme a Virgilio, è Orazio che, in lode dell’età nuova, inaugurata da Augusto, ha composto, oltre le Satire e le Epistole (scritte a Mecenate e ai maggiori intellettuali e scrittori del tempo), il Carmen saeculare e l’Ars poetica (la seconda poetica che l’antichità classica ha lasciato dopo quella di Aristotele), mostrando il suo amore per la poesia, la sua preferenza per la lirica, intesa come riflessione e come melodia dell’anima che penetra ovunque, trovando ispirazione nelle acque  della fertile Tivoli e nelle folte chiome dei suoi boschi.

I due maggiori oratori dell’antichità greca e romana furono Demostene e Cicerone. Le loro Filippiche furono rivolte rispettivamente contro l’antico nemico persiano e contro Marco Antonio. Cicerone non fu soltanto oratore, il primo a teorizzare l’arte della retorica, ma anche un pensatore eclettico, dapprima epicureo e poi stoico.  Figura centrale dell’antica Roma, Cicerone visse a cavallo tra  il periodo repubblicano e l’inizio dell’età imperiale. Con la sua abilità scrittoria, prolifica ed elegante, scrisse Il Sogno di Scipione, celebre brano con rimandi filosofici, del trattato De Republica composto nel 54 a.C. In questo dialogo filosofico Cicerone esplora temi dell’immortalità dell’anima e della virtù politica  attraverso il sogno di Scipione Emiliano in cui riceve insegnamenti dal suo antenato Scipione l’Africano.

Un capitolo importante del libro è L’invenzione di Roma dove alcuni storici (Polibio, Livio, Sallustio, Tacito, Giuseppe Flavio) e poeti (Virgilio, Properzio, Orazio, Ovidio) narrano la storia di Roma, il cui segreto di grandezza consiste nella sua capacità di inclusione, accettazione degli “altri” e nella sua lungimirante politica di assimilazione attraverso l’estensione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero.                        Roma, come ha raccontato Virgilio nel grande poema epico dell’Eneide, ha esercitato la sua straordinaria forza di attrazione verso gli altri popoli. I Romani, in solo 53 anni, si impadronirono dell’intero mondo riuscendo a sconfiggere, sterminare e punire molti nemici con la loro forza militare e, con le loro leggi, a sottomettere, assimilare e a rendere cittadini romani molteplici popolazioni.

La grandezza e la potenza di Roma sono da ricercare nella leggenda delle origini della città, nei racconti e nelle vicende dei suoi personaggi storici, che hanno condizionato l’immaginario occidentale, negli immani conflitti con i vari popoli italici e del mediterraneo che segnarono, con le loro conquiste la crescita della Repubblica e l’affermarsi del Principato dell’imperatore Augusto. Con una plurisecolare politica i Romani riuscirono a essere grandi a conquistare i diversi popoli del mondo e, con la clemenza verso i sottomessi, a farli partecipare alla loro civitas.

Il più grande poema di Roma, insieme all’Eneide di Virgilio, sono le Metamorfosi  di Ovidio, «il poema del continuo divenire»  e del «tutto scorre», dove tutto cambia, dal cosmo delle origini agli dèi, dai corpi degli esseri umani a quelle delle fiere, dai fiori al mare.                Le duecentocinquanta storie narrate, dove gli animali divengono pietre, gli eroi e le ninfe mutano in stelle, costituiscono una enciclopedia di racconti più famosi dell’antichità che hanno influenzato l’arte visiva dell’intero Occidente: pittura, scultura, miniatura.               Nelle storie tutte dolorose, raccontate da Ovidio con maestria e con uno stile caratterizzato dalla leggerezza, esattezza, visibilità e molteplicità (di calviniana memoria), si concentrano le passioni e l’infelicità degli uomini e delle donne di ogni epoca.                                                                                                                                              Plutarco, geniale scrittore di biografie, con le sue ventidue Vite parallele, ha inventato la storia fatta attraverso le biografie e fu seguito da Cornelio Nepote, un onesto compilatore di Vite, e da Svetonio che, con le Vite dei dodici Cesari, ha offerto la possibilità con i suoi ritratti di conoscere bene le personalità di coloro che dominarono il mondo mediterraneo per un  secolo. Con la sua forza di immaginazione e dell’arte narrativa Plutarco ha inventato anche il saggio Moralia, genere letterario rimasto insuperato sino a Montaigne.

Tra i Romani, oltre a Plutarco, sono ricordati: Vitruvio, il maggior esperto di architettura di tutta l’antichità; Varrone, il conoscitore profondo dell’agricoltura; Quintiliano il pedagogista che riassume nei suoi 12 libri l’intera Institutio oratoria per millenni avvenire; Plinio il Vecchio che con la Historia naturalis comprende astronomia, geografia etnografia, antropologia, zoologia, botanica e medicina; infine lo stoico Seneca che, con le sue tragedie, drammi e con le Lettere a Lucilio, ricorda a tutti, seguendo i dettami della morale stoica, della «brevità della vita» e della verità eterna.                            

Un capitolo del libro è riservato alla Narrativa, ai romanzi di Apollonio di Tiro (Storia di Apollonio), di Petronio (il Satyricon), di Apuleio (Metamorfosi), in particolare alla celeberrima Cena di Trimalchione, il primo banchetto pantagruelico della letteratura mondiale, e alla bella e famosa favola di Amore Psiche. Nella più lunga delle numerose digressioni delle affascinanti storie del capolavoro di Apuleio (L’asino d’oro) sono raccontate le avventure di Lucio, il protagonista del romanzo, un giovane animato da insaziabile e incontenibile curiosità.                                                                           Piero Boitani nella sua analisi sulla narrativa prosegue con le Etiopiche di Eliodoro, romanzo dalle infinite avventure i cui protagonisti, come l’amata Cariclea e Teagene, affrontano il problema del riconoscimento.

Nell’ultimo capitolo, con il quale non intende andare oltre il V secolo, Piero Boitani si attarda, raccogliendo notizie storiche, artistiche, mitologiche fondamentali, sulla Geografia di Strabone, considerata strettamente legata alla filosofia, sulla Periegesi di Pausania, sulle Vite e dottrine dei più celebri filosofi di Diogene Laerzio e sulle Notti attiche di Aulo Gellio.

Un ultimo riferimento del periodo imperiale l’autore lo rivolge, oltre che al poeta e filosofo cristiano Boezio e alla sua Consolazione della filosofia, alle Enneadi di Plotino, il grande teorizzatore dell’Uno, dell’Anima, della  Intelligenza, dell’Estasi e della Bellezza, al saggio L’antro delle ninfe di Porfiro e infine ai Pensieri, che sono eccellenti esercizi spirituali e dell’immaginazione dell’imperatore filosofo Marco Aurelio.                                              

Il grande racconto dei classici di Piero Boitani, accompagnato da un ricco corredo di immagini,  con le ampie e dotte citazioni di poeti, scrittori, letterati e filosofi, solletica con bravura l’amore per rileggere i classici, offrendo spunti di riflessione e una quantità di informazioni essenziali sulla cultura e sulla lingua greca e romana.                                 L’autore, come filologo, critico letterato ed erudito di fama internazionale, riassume egregiamente e con vivacità comunicativa annotazioni storico-filosofiche, paragoni e resoconti di opere letterarie e immagini di storia dell’arte, meravigliosi incipit di poemi, frammenti di versi sublimi di poesie, canti e brani di descrizioni di paesaggi diurni e notturni, enigmi e allegorie e passi di incommensurabile bellezza.


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