Sgominata organizzazione criminale che per 10 anni ha gestito un vasto traffico di cocaina

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Diciassette le persone trasferite nel carcere di Cassino e in quello di Roma, tre quelle finite ai domiciliari. Agli indagati viene chiesto conto dell’ipotesi di traffico di stupefacenti, usura ed estorsione in varia misura. I sequestri preventivi eseguiti dai carabinieri della Dda in collaborazione con i militari del Comando provinciale hanno raggiunto i 5,3 milioni di euro. Contestate le aggravanti del metodo mafioso, dell’ingente quantità di droga.

In carcere sono finiti: Giuseppe Morelli classe 67 di Sessa Aurunca; Silvana Spada, 72, Minturno; Achille Morelli, 93, Cassino; Angela De Rosa, 95, Piedimonte Matese; Gianmarco Picano, 96, Pontecorvo; Giovanna Morelli, 95, Cassino; Virginia Morelli, 75, Capua; Pietro Morelli, 71, Capua; Costanza Terelle, 74, Cassino; Diletta Greco, 78, Capua; Amalia Morelli, 65, Teano; Ottavio Morelli, 76, Mondragone; Augusto Villani, 86, Benevento; Salvatore Auletta, 87, Torre Annunziata; Aquilino Spada, 69, Mondragone; Ottavio Spada, 78, Capua; Patrizia Iovene, 75, Torre Annunziata. Ai domiciliari, invece, S.G., del 47, di Pietramelara; S.F.. 95, Roma; D.S.T., 74 Roma. Gli avvocati Emanuele Carbone, Francesco Palumbo e Mariano Giuliano sono in attesa degli interrogatori.

Un’organizzazione criminale a base familiare che per oltre dieci anni avrebbe gestito un vasto traffico di cocaina nel Cassinate, affiancandolo ad attività di usura, estorsione e detenzione di armi. È quanto emerge dalla maxi operazione dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari personali, di cui 17 in carcere e 3 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, oltre a sequestri preventivi per un valore complessivo di oltre 5,3 milioni di euro. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia. Gli indagati sono ritenuti, allo stato delle indagini, gravemente indiziati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, contestata come armata e aggravata dall’ingente quantità, oltre che di detenzione e cessione di cocaina, usura, estorsione, detenzione di armi e altri reati, in diversi casi aggravati dal metodo mafioso.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Cassino, con il supporto del Raggruppamento Operativo Speciale, delle unità cinofile antidroga, di personale specializzato nelle ricerche con georadar e di un elicottero del Nucleo Elicotteri di Roma Urbe. Complessivamente sono stati impiegati circa 120 militari che hanno operato all’alba nelle province di Frosinone, Napoli, Caserta, Perugia e Roma.

L’inchiesta, avviata nel 2019, avrebbe consentito di ricostruire l’esistenza di un gruppo criminale con una struttura stabile e una precisa divisione dei compiti: approvvigionamento della droga, trasporto, custodia, confezionamento, spaccio al dettaglio, recupero dei crediti e gestione della cassa comune. Secondo gli investigatori, il sodalizio si riforniva di ingenti quantitativi di cocaina attraverso canali dell’area di Torre Annunziata e alimentava una rete di piazze di spaccio a Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca.

Fulcro dell’attività sarebbe stata la località Volla di Piedimonte San Germano, dove era attivo un punto di spaccio praticamente sempre operativo, gestito prevalentemente da donne appartenenti allo stesso nucleo familiare. Un immobile rurale ad Aquino sarebbe invece stato utilizzato come deposito della sostanza stupefacente e del denaro.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 1,3 chilogrammi di cocaina, mentre gli investigatori hanno ricostruito, in via indiziaria, un traffico complessivo di circa 63 chilogrammi di droga.

Il gip ha inoltre riconosciuto l’aggravante dell’impiego di minori e di persone in condizioni di particolare fragilità per le attività di spaccio. Anche acquirenti tossicodipendenti e indebitati venivano assoggettati al gruppo: gli atti documentano persone costrette, per paura di ritorsioni, a intestarsi autovetture, a commettere furti sul posto di lavoro o ad accollarsi rate di acquisti per conto degli indagati, piuttosto che denunciare.

Le intercettazioni avrebbero documentato anche la disponibilità di diverse armi comuni da sparo, tra cui un revolver, una pistola semiautomatica, un mitra e un fucile d’assalto. In una perquisizione sarebbe stato inoltre rinvenuto, sotterrato, circa un chilogrammo di cocaina insieme a una pistola, munizioni, documentazione relativa all’attività usuraria e una consistente somma di denaro contante.

Accanto al traffico di droga, il gruppo avrebbe gestito un sistema di usura ed estorsioni. Per recuperare crediti o costringere le vittime a restituire somme prestate a tassi usurari, gli indagati avrebbero fatto ricorso a incendi di abitazioni e tettoie, danneggiamenti di attività commerciali e veicoli, aggressioni e minacce anche con armi. Secondo gli investigatori, proprio la capacità intimidatoria maturata nel territorio e il clima di omertà creatosi tra le vittime hanno portato alla contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.

Il volume d’affari dell’organizzazione è stato stimato in circa 5,5 milioni di euro, di cui oltre 5,2 milioni derivanti dal narcotraffico e circa 238 mila euro dalle attività estorsive. Per questo il giudice ha disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili, denaro e disponibilità finanziarie fino a 5.378.920 euro, finalizzato alla futura confisca.


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