LATINA – Da più parti si invoca la class action per le partite pregresse, contro Acqualatina. Si tratta di una voce contenuta in bolletta, relativa al recupero di costi sostenuti dal gestore nel periodo 2006-2011. Fondi che sono serviti per gli investimenti.
Ma quello che sta succedendo è un tantino anomalo, tanto che anche il gestore ha ritenuto opportuno precisare alcune cose.
Intanto, vanno ricordati i fatti. Tutto nasce dalla class action attuata per chiedere risarcimenti e rimborsi delle bollette arrivate nei mesi di crisi idrica. Richiesta che è è stata respinta. Di tutte le pretese avanzate, è stato ritenuta ammissibile solo la richiesta di eliminazione, dalle bollette, della voce “partite pregresse”, e il relativo rimborso delle quote già versate dagli utenti, per tale voce. A fronte di tale pronuncia, nei giorni scorsi, Acqualatina ha inoltrato un formale reclamo, alla Corte d’Appello, il che rende ancora più incerto l’esito della vicenda.
Con buona pace di chi in questi giorni si sta presentando negli uffici di Acqualatina per richiedere il rimborso. Segno che stanno passando dei messaggi errati da parte di chi sta promuovendo la class action. Insomma, non è ancora tempo di rimborsi, la pronuncia del Tribunale diceva semplicemente che sulle partite pregresse si può aprire un contenzioso. Ma la giustizia deve ancora fare il suo corso.
Infatti, spiega il gestore, “Il Tribunale di Roma si è limitato a definire ammissibile il punto sulle partite pregresse. Nulla di più. Il procedimento giudiziario è ancora pendente, le domande sono tuttora da valutare nel merito, e potrebbero essere respinte. Ogni ulteriore dettaglio verrà definito solo ed esclusivamente a seguito dell’udienza di discussione, fissata per il mese di giugno 2019. Ad oggi non risulta nulla da restituire, agli utenti. Peraltro, proprio per via del reclamo inoltrato, non è possibile definire come certa neppure una futura restituzione delle quote versate”. Infatti se il reclamo fosse accolto, la questione sarebbe chiusa e la class action non servirebbe più.
E contro chi sostiene l’illegittimità delle “partite pregresse”, da Acqualatina spiegano: “Non sono una prerogativa locale, attribuibile ad Acqualatina, ma sono frutto di una delibera di livello nazionale che interessa tutti i gestori del servizio idrico italiani. Si tratta, infatti, di una sorta di conguaglio per le spese sostenute dai gestori a fronte del servizio reso negli anni antecedenti il 2011, anno in cui è stato modificato il metodo tariffario e, quindi, l’Autorità nazionale competente in materia, l’ARERA (ex AEEGSI), ha potuto inserire tali voci in bolletta. Prima del 2011, infatti, non era possibile inserire costi simili, perché avrebbero innalzato le spese del singolo utente al di sopra del limite consentito. Fatturando questo importo, dunque, Acqualatina non ha fatto altro che applicare una delibera nazionale, così come hanno fatto tutti gli altri gestori italiani, operando, come sempre, nel pieno rispetto delle leggi vigenti”.
Tra l’altro le partite pregresse fanno parte di una bollettazione che non è decisa “random”, ma votata dalla conferenza dei sindaci, il socio di parte pubblica di Acqualatina. Gli stessi sindaci (e amministratori locali al seguito) che in qualche caso ora si mettono in prima linea per promuovere l’azione contro il gestore di cui loro stessi sono soci. Una bella contraddizione.
Ad ogni modo, la questione è tutta da definire e sarà il tribunale a stabilire se dovranno esserci forme di risarcimento. Sorprende che alcuni sindaci, come ad esempio quello di Latina, Coletta, si schierino per la class action pur essendo soci,rappresentando la parte pubblica.
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