LATINA- E’ stato presentato, nella ristrutturata aula magna dell’ospedale S Maria Goretti, il libro “Il Padiglione Porfiri,
storia del polo oncologico di Latina, a cura di Licia Pastore e Rita Salvatori.
Qui è riassunta la storia di come nacque il padiglione,grazie ad una donazione della famiglia Porfiri, colpita da un lutto tremendo, la morte del figlio unico, Giorgio, in un incidente stradale sulla Pontina.
La presentazione è del direttore generale dell’ASL, Giorgio Casati,la prefazione è affidata al sindaco, Damiano Coletta “Quante storie, quanta umanità e quanti occhi sono passati e passeranno lì dentro”.E’ un momento difficile per il nostro servizio sanitario ma questo luogo, prima era considerato senza speranza ed ora luogo di fiducia, grazie alla passione delle persone, quelle che lo hanno donato, alla città,la famiglia Porfiri, quelle che non ci sono più e quelle che,con il lavoro lo rendono vivo e vitale.
Un legame indissolubile, come sottolinea il direttore dell’ospedale,Sergio Parrocchia. Per la collega Roberta Sottoriva ” è una storia tutta umana,di quella umanità positiva che rende grandi le cose”.Licia Pastore e Rita Salvatori, già direttore della medicina nucleare “Avevamo pensato di completare il nostro percorso,dopo il volume sui i primi 50 anni del Goretti,per il Padiglione Porfiri mancavano le voci,di chi ne raccontasse la storia, la voce dei protagonisti è quella che ci ha aiutato a riportare in luce tanti piccoli frammenti, che, insieme hanno composto un quadro di quella particolare scommessa, un progetto ambizioso, grazie al sodalizio pubblico e privato”.
Alfredo Cecconi,già presidente dell’ospedale e della lega tumori,ci ricorda le difficoltà per concretizzare il sogno della famiglia Porfiri. Era il 22 maggio del 1980, quando si inaugurò il servizio di medicina nucleare, alla presenza dell’allora ministro della sanità Aldo Aniasi. “Questa giornata cancella completamente quello che è stato un periodo di tristezza, perché abbiano iniziato questa opera, in maniera semplice, chiara e precisa”. Queste le parole di Umberto Porfiri e Alfredo Cecconi ricorda che l’inaugurazione significava l’allontanamento della tensione che si era accumulata negli ultimi 3 anni, perché l’obiettivo sembrava allontanarsi.Il professor Giuseppe Bocchetti, primario di chirurgia, viene menzionato dal figlio,Tommaso,anche lui chirurgo. Bocchetti fu grande chirurgo, con un forte carisma. Giovanni Mascioli, dieci anni di anatomia patologica, Nicola Romagnoli, già primario di radiologia, riporta alla mente il primo primario di medicina nucleare, Edgardo Tagliatti, Franco Angelini, primario di oncologia all’ospedale di Albano, rimanda alla memoria il primo primario del polo oncologico, il prof Federico Calabresi che diede un forte impulso alla crescita del padiglione,morto,troppo presto,a causa di un infarto. Franco Brugnola ci riassume le tappe, attraverso le quali, Ettore Maria Salvatore Conti, riuscì a creare il primo registro tumori della provincia di latina, una zona questa,dove fu realizzata la prima centrale nucleare italiana e dove la paura delle radiazioni era più sentita, da qui l’importanza del primo registro tumori, che poi divenne regionale.Stefano Giancola, ci parla di acceleratore lineare, degli strumenti che servono per curare il male. Giuliana Bragazzi ricorda,la caposala Anna maria Alviti, “una grande collega che ci aveva insegnato a fare bene il proprio lavoro, con il rispetto per chi è più debole e sfortunato di noi”.
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