Il soffio del vento: L’aldilà

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Aldilà

Nell‘aldilà  non vorrei essere solo con Dio, ma anche insieme a quelli che ho amato e che mi hanno amato, insieme agli altri, all’umanità intera di cui faccio parte e nella quale sono stato.                                                     Enzo Bianchi

Con il temine aldilà, generalmente, s’intende ciò che sta oltre la vita, il mondo che attende l’uomo dopo la morte, l’oltretomba. Per molti uomini e donne di ogni tempo la fede in una vita d’oltretomba è stata, ed è, l’esigenza più consolatoria che ha avuto quasi sempre l’aspetto positivo di stimolare l’amore verso gli altri, verso le persone più care e vicine, oltre che verso se stessi.

Nell’antichità l’aldilà era un luogo, un mondo sotterraneo descritto come un abisso di acque, identificato come la dimora dei defunti. Nella mitologia greca Ade era chiamato il regno dei morti dove il dio Ade giudicava le anime dei defunti. Nell’era cristiana, secondo la testimonianza riportata dagli scritti degli evangelisti, il primo a credere ad un altro mondo, ad un aldilà, è stato il buon ladrone che sulla croce, rimproverando l’altro condannato a morte, perché scherniva Gesù di Nazareth, chiese allo stesso Cristo «ricordati di me, quando sarai nel tuo regno».

Di questo mondo particolare si sono interessati uomini religiosi, filosofi, poeti scrittori, artisti di ogni epoca storica. Ogni civiltà ha creduto e rappresentato un suo aldilà. Basti pensare all’antico Egitto, al mondo greco e latino, alla civiltà etrusca, al medioevo, alle diverse concezioni religiose e alle differenti visioni filosofiche.

Sui banchi di scuola, studiando l’Eneide di Virgilio, la Divina Commedia di Dante Alighieri, abbiamo incontrato questo mondo immaginato e descritto anche da altri grandi poeti e scrittori, lasciando segni indelebili nella nostra fantasia di adolescenti.

Inoltre studiando la storia dell’arte e della musica abbiamo avuto modo di analizzare e gustare le meravigliose immagini del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, oppure ascoltare i suoni e le note del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart o di Giuseppe Verdi.

Lo scrittore Raffaele La Capria ha scritto che «se tutto finisse con la morte non ci sarebbe un aldilà, non solo quello consolatorio, dove è possibile ritrovare i propri cari e gli affetti che avemmo da vivi, ma soprattutto non ci sarebbe quello dove Dio ha instaurato il tribunale che giudica il bene e il male da noi commessi nella vita, non ci sarebbero più il paradiso e l’inferno, non ci sarebbe più giustizia».

 

 

 

 

 

 


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