Per una nuova idea della vecchiaia L’invecchiamento non è un evento di perdita, ma il massimo dell’espressione umana, articolato in una gamma di sfumature pressoché inesauribile e non di rado sorprendente. Marco Trabucchi
La famosa scrittrice Simone de Beauvoir asseriva che «Per la società, la vecchiaia appare come una sorta di segreto vergognoso di cui non sta bene parlare»; in contrapposizione al pensiero della filosofa francese, lo psichiatra Vittorino Andreoli con il saggio Una certa età. Per una nuova idea della vecchiaia (Solferino editore) sostiene che la vecchiaia sia «un tempo di brace e non di cenere». Per lui l’esistenza è un continuum che va dalla nascita alla morte e la continuità del tempo unisce l’inizio e la fine dell’esser-ci.
L’uomo per convenzioni sociali ha suddiviso l’arco della sua esistenza in età diverse, in sezioni: la nascita, l’infanzia (la prima età), l’adolescenza, la pubertà, la gioventù, l’età adulta, la maturità, la vecchiaia (l’ultima età), ognuna delle quali costituisce una dimensione della vita, con le sue peculiarità biologiche e psicologiche. Ogni età ha una propria fisiologia, un’armonia, un equilibrio che le appartengono.
L’autore nell’esaminare l’anatomia della vecchiaia, nel capitolo centrale del libro, si sofferma sulle caratteristiche proprie della vecchiaia dal punto di vista del corpo, della mente e delle relazioni sociali. Sul versante corporeo la vecchia è in relazione all’ambiente, al mondo circostante. Infatti la sessualità, simbolo di vitalità, si adegua alla nuova condizione, spesso di stanchezza, di fatica, e la vecchiaia si caratterizza per l’intimità dell’Eros. Anche l’alimentazione in vecchiaia ha un importante significato per la salute e il benessere. Per la persona anziana è necessario evitare il giovanilismo e il salutismo perché gli eccessi non portano alla gioia, alla serenità e al piacere di vivere.
Per i vecchi il richiamo della morte proviene soprattutto dal corpo, dai disturbi più o meno cronici e dai deficit che si avvertono per la precarietà dell’esistenza che è legata oltre che al corpo anche alla mente e alle funzioni sociali. Un corpo malato inevitabilmente richiama la morte.
Andreoli, nello sviluppare le sue argomentazioni, indica le caratteristiche mentali, le funzioni psichiche (elementari e superiori) che sono parte dell’essere fisiologicamente vecchi. Tra le funzioni psichiche elementari del processo mentale sono da considerare: l’attenzione, la concentrazione, la memoria, la comprensione, l’intenzionalità o la volontà che sono capacità che appartengono alla sfera del comprendere e dell’agire. Accanto a queste funzioni vi sono quelle collegate all’affettività come quella emotiva e sentimentale.
Le funzioni psichiche superiori della mente riguardano: l’intelligenza che per una persona anziana è attiva ed efficiente soprattutto se accompagnata dall’allenamento, dall’esercizio sociale che è dato dagli stimoli, dai confronti con gli altri e dagli interessi; la creatività, come capacità di inventare, di dar vita a ciò che non c’è ancora e ci sarà; la trascendenza come un pensare al di là, avere una visione della realtà oltre il reale, che si mescola con il sacro (il mistero) e con il bisogno del credere, con la fede e non con la necessità di dimostrare e il comprendere logico-razionale.
Il credere, l’aver fiducia e la fede esistenziale, come capacità della mente, danno una risposta alle difficoltà della vecchiaia. Per l’autore credere, pregare, sperare hanno una funzione benefica (persino terapeutica) che dalla mente si trasferisce al corpo e alle relazioni personali e sociali. Le relazioni interumane sono molto importanti perché l’uomo è fragile, è disponibile a legarsi, non può vivere da solo, senza legami stabili, ha bisogno di stare con l’altro da sé, di vivere in sicurezza e di avere stima di sé.
Nella vecchiaia le relazioni affettive avvengono nell’ambito familiare con i figli e i nipoti e nell’ambiente fuori casa con il vicinato, la comunità, nei luoghi di ritrovo dove gli anziani sono accolti e accuditi dai volontari e talvolta subiscono vergognose violenze.
Nel proseguo dell’analisi della vecchiaia, come età piena di vita, l’autore cerca di non associare questa età alla malattia, ma di metterne in risalto le caratteristiche positive come la saggezza, la capacità di attesa, la voglia di vivere senza tralasciarne gli aspetti negativi come la solitudine, la regressione, i limiti fisici e mentali, la depressione e il suicidio, che possono essere arginati dal credere in un Dio, in particolare nella religione cristiana. Altra caratteristica della vecchiaia è la nostalgia del tempo passato, trascorso tra gioie e dolori, e il coltivare desideri che “danno sapore all’essere nel mondo e uno scopo alla vita”. I desideri dei vecchi sono la testimonianza del loro esser-ci e del loro voler-ci essere. Anche nella vecchiaia vi sono differenze di genere tra uomo e donna sul piano del corpo, della mente e delle relazioni sociali e questa diversità rimanda alla indiscutibile individualità biologica e storica di ognuno, in quanto la diversità di genere è considerata come complementarità tra uomo e donna che si manifesta negli atteggiamenti e nei comportamenti quotidiani. L’autore affronta, inoltre, il problema della longevità dell’uomo legato al desiderio di sopravvivenza e di prolungare più a lungo possibile l’esistenza. Oggi l’attesa media dell’esistenza è aumentata grazie alle conquiste della medicina sostenuta da tecnologie innovative che possono debellare le malattie che sono causa di morte. La longevità come limite fissato per la vita, alla luce delle ricerche scientifiche, è collegata agli stili di vita, allo stato di benessere e alla minore incisività delle malattie. Infine Andreoli, vivendo accanto a persone che esprimono bisogni esistenziali, si è dedicato a una nuova disciplina,’la bendesssere, che intende promuovere il bene-essere nell’uomo partendo dai segni, dai sintomi per risalire alle cause e proporre delle ipotesi utilizzando strumenti disponibili, accompagnate sempre dal dubbio.
La disciplina del bendessere, applicabile a coloro che soffrono di qualsiasi malattia, fisica o psichica, in una visione olistica, parte dall’uomo tutto intero perché un effetto sul soma (sul corpo) si riflette sul cervello, sulla mente e sulle relazioni intersoggettive e sociali. In quest’ottica il bendessere trova un’ampia possibilità di applicazione nella vecchiaia, età bisognosa di migliorare la qualità della vita, di gioire nello stare «un poco meglio» e di vivere dignitosamente in questo mondo. Questa disciplina potrà aiutare tutte quelle persone che vivono la vecchiaia come età ancora piena di desideri.
È condivisibile in ultima analisi ciò che è scritto nella quarta di copertina del libro di Vittorino Andreoli, Una certa età. Per una nuova idea della vecchiaia: «Dobbiamo guardare alla vecchiaia superando i concetti di salute e malattia, ripartendo dalla forza e dalla saggezza dell’ultima età per ricostruire il legame tra le generazioni».
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