A pensar bene

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A pensar bene  

Immagini e suggestioni di un ragazzo      

di Antonio Gazzetti

L’autobiografia è il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità.                                                                          (Philippe Lejeune)

«Tutti riscriviamo a poco a poco il nostro passato nel corso del tempo. Siamo tutti romanzieri che lavorano sulle bozze del racconto che facciamo della nostra infanzia, della nostra adolescenza, della storia della nostra vita» ha scritto lo scrittore britannico Ian McEwan e questo itinerario ha percorso l’amico e indimenticabile compagno di scuola, Antonio Gazzetti (detto Tonino), nel libro autobiografico, A pensar bene. Immagini e suggestioni di un ragazzo (Atlantide editore).

Come biografo di sé stesso Antonio Gazzetti ha narrato parte della sua vita e, al tempo stesso, ha illuminato, il succedersi di personaggi ed eventi storici che direttamente o indirettamente, hanno segnato i vissuti della sua infanzia e della sua giovinezza.

Nella pertinente e acuta Prefazione del testo, infatti, l’autore, «figlio della seconda guerra mondiale» e del «secolo breve», attraverso i fili della sua memoria e «il tuffo nell’ondata dei ricordi», ha scritto, anzi ha dipinto, il suo passato, i momenti difficili della vita, mettendo a fuoco le sue radici «partendo dalla storia familiare e da tutto ciò che in termini valoriali poteva essere stato rilevante».

I racconti, ricostruiti nei venticinque capitoli del libro in maniera puntuale e appassionata, sono “quadri” perché Tonino nella sua intensa vita ha coltivato l’arte della pittura, fin dai tempi della nostra comune formazione scolastica, a Veroli.

Le oltre duecento suggestive pagine autobiografiche scritte con semplicità ed estrema “dolcezza” stilistica, che si leggono con scioltezza e leggerezza, non sono né confessioni, né pensieri nostalgici del passato, ma una piacevole narrazione esistenziale ricolma di sensazioni e fantasie, interessi ed emozioni, aspirazioni e conflitti interiori, sentimenti e pensieri di grande respiro e di profonda sensibilità e intensità umana.

Per ogni lettore sarà possibile ammirare e godere della costruzione narrativa ben congegnata nella scrittura e nell’uso delle parole. Pensar bene è scritto da chi, a un certo punto della propria vita, decide di rievocare le fasi già vissute e che sono state per lui particolarmente importanti. L’autore prende coscienza di sé attraverso i ricordi ed è protagonista, insieme a una miriade di personaggi, delle vicende narrate.

L’intero racconto è una minuziosa e puntuale ricostruzione dell’albero genealogico delle famiglie, Gazzetti e D’Ovidio, la cui origine e discendenza delle rispettive famiglie paterne e materne sono ampiamente documentate cronologicamente nelle molteplici relazioni di parentela, affinità e attinenza fra i diversi membri: bisnonni e nonni, padri e madri, fratelli e sorelle, zie e zii, cugini e nipoti.

Nel raccontare le principali vicende della sua vita personale, caratterizzata da uno spiccato spirito di avventura, da una insaziabile sete di conoscenza e di curiosità e da una forte voglia di crescere, l’autore fa trasparire, in ogni episodio ricostruito con una fervida memoria, il suo infinito amore per Fondi, il borgo natio, con i suoi paesaggi, vicoli, strade, piazze, monumenti storici. Nel paese delle sue origini Tonino, orfano di padre, «piccolo disorientato», trascorre gli anni dell’infanzia, stagione durante la quale apprende dal nonno alcune essenziali regole di sopravvivenza per vivere come: «rispettare l’ordine gerarchico, ubbidire senza discutere e, se necessario, subire anche le ingiustizie; fare bene e agire con lealtà, ma senza dare troppo nell’occhio».                                                                                Tra i diversi personaggi dell’appassionante racconto, ricco di particolari strettamente legati al dopoguerra, sono ricordati e descritti, con nitidezza ed eleganza narrativa, i rispettati e affidabili nonni paterni e, soprattutto, materni della numerosa famiglia D’Ovidio, don Mattia e Antonietta (Netta), le cui amorevoli parole, intrise di affetto di quest’ultima, erano musica per le orecchie del nipote sempre attento a cogliere l’ironia bonaria e le sfumature del linguaggio dialettale, veicolo della saggezza popolare dei nonni.

Pagine toccanti sono quelle riguardanti la prematura dipartita di papà Vittorio che, nell’agosto del 1943, morì nell’ospedale civile di Fondi, a ventiquattro anni, lasciando la giovane moglie Bianca con due figli: Antonio Gazzetti, l’autore del libro, di quattro anni e Goffredo appena nato da tre mesi.

Questo triste episodio, che è avvenuto sullo sfondo dei drammatici eventi legati alla caduta del fascismo, al “Governo” di Ventotene e alle tensioni politiche e militari sul territorio del sud pontino, ha lasciato interrogativi che, in seguito, l’autore si è posto per trovare spiegazioni e risposte agli ultimi avvenimenti, di cui il giovane padre fu testimone e protagonista.

Per me, lettore molto attento e interessato al libro, amico di lunga data dell’autore, con il quale ho condiviso diverse esperienze di vita: il collegio e l’istituto magistrale “Ada Negri”, gli studi universitari a Roma, la preparazione al concorso direttivo, l’esercizio della stessa professione di direttore didattico, le pagine più belle sono quelle legate al periodo degli anni Cinquanta, trascorsi in convitto a Veroli,  paese ricco di storia e di cultura, che è rimasto fortemente impresso nella mente e nel cuore di ambedue.

Durante questa felice e indelebile stagione della vita, oltre al clima di studio e di serio impegno scolastico e al sereno rapporto positivo con gli insegnanti, i compagni di scuola e i convittori, sono ricordati con simpatia e calore le “scappatelle”, i primi amori adolescenziali con la fanciulla del cuore, con le compagne di classe e d’istituto.

Indimenticabili, grazie anche alle fotografie e ai ricordi personali conservati nella mente e nell’animo, sono le nostre simpatiche e affettuose compagne e fraterni amici di classe: Simonetta Mizzoni, Marcella Sanità, Giovanna D’Annibale, Rita Perrino, le sorelle Lazzaro e Nardelli, Antonio Razza, Gianfranco Nobili, Claudio Iafrate, Francesco Tudini, Antonio Magnante, Mario Cappella e Raffaele Matteucci.

A pensar bene è un vero amarcord di Tonino Gazzetti, una rievocazione gioiosa e commovente del passato, di un ragazzo che, nel suo élan vital, ha saputo con maestria e delicatezza ricordare gli avvenimenti più salienti e significativi della sua vita.

Il libro è impreziosito da un magnifico corredo iconografico, fatto di immagini suggestive e vive di grande forza espressiva tutte accattivanti e selezionate con intelligenza, capaci di comunicare qualcosa che va al di là di che le parole raccontano. Immagini preziose, fotografie antiche, schizzi abbozzati, cartoline e disegni accuratamente ritrovati e gelosamente custoditi che, nell’accompagnare i vari avvenimenti narrati, rendono il racconto vivo ed emozionante.

La qualità letteraria del testo, caratterizzata da una scrittura scorrevole, raffinata ed elegante, viene fuori dall’esposizione sobria e accuratamente documentata dei vari fatti e aneddoti narrati, con amabile ironia, anche nei dettagli e nelle sfumature lessicali dialettali.

A pensar bene. Immagini e suggestioni di un ragazzo è un libro lucido e ispirato, un memorial originale, intimo e delicato, che si legge con piacere perché cattura il lettore conducendolo, con fascino e garbo, a entrare in confidenza con il protagonista e con i molteplici personaggi frequentati e ricordati con ammirazione e passione che vivono sulla pagina, dalla prima all’ultima, con profondità e immediatezza.


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