Il passaggio energetico dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili comporta il cambiamento dei combustibili tradizionali (carburanti, gas, gpl, carbon fossile, nucleare, ecc.) con l’elettricità, come energia di uso comune, che sarà prodotta con fonti rinnovabili (sole, vento, acqua). Questa energia elettrica andrà gradualmente estesa nell’industria, nell’agricoltura, nella climatizzazione degli edifici e ancor più nel trasporto privato e pubblico, in quanto i motori elettrici hanno un’efficienza energetica 3/4 volte maggiore di quella dei motori termici che è del 30/40%. L’efficienza energetica, che indica il rapporto tra l’energia prodotta da un motore (energia in uscita) e l’energia che alimenta il motore (energia in entrata), è un numero adimensionale (perché è il rapporto di due grandezze aventi la stessa dimensione) compreso tra 0 (zero) e 1, che può essere espresso in percentuale. Dovranno, quindi, essere incrementati prevalentemente i trasporti pubblici alimentati dall’elettricità, e ciò comporterà un minor uso degli aerei, ed un maggiore ricorso a treni, tram e bus elettrici. Ciò determinerà la costruzione di meno autostrade ma di più ferrovie, mentre i finanziamenti che erano destinati alle industrie di automobili con motori a combustione saranno trasferiti a quelle che utilizzeranno motori a energie rinnovabili (elettrici o a combustione di idrogeno). La exit strategy dai combustibili fossili dovrà avvenire entro il 2050. Gli impianti fotovoltaici ed eolici oggi sono le due tecnologie che producono energia elettrica ai costi più bassi, anche se integrati con sistemi di accumulo. Nel mercato mondiale della nuova potenza elettrica installata hanno raggiunto una quota di circa il 70%, superando nettamente le tecnologie tradizionali basate su carbone, gas e nucleare. Il fotovoltaico converte la luce del Sole in energia elettrica con un’efficienza di circa il 20%, quasi cento volte maggiore dell’efficienza con cui la fotosintesi clorofilliana naturale, effettuata dai vegetali, converte la luce solare in energia chimica.
Secondo il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: “Gli obiettivi fissati al 2026 sono rappresentati da un aumento di 4,5-5 GW (Gigawatt) della capacità di rinnovabili installata, al fine di supportare l’obiettivo del PNIEC (Piano Energia e Clima) per il 2025. In combinazione con gli impianti eolici, saranno progettati e installati impianti fotovoltaici galleggianti da 100 MW (Megawatt) in un’area ad alto irraggiamento, aumentando così la produzione totale di energia.”
Tutto deve essere progettato per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Unione Europea che è quello di abbattere entro il 2030 le emissioni del 55%.
Le osservazioni fatte dal Gruppo Energia per l’Italia (http://www.energiaperlitalia.it/) a riguardo sono: Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario essere molto più veloci (9 volte di più rispetto agli ultimi 30 anni) per abbattere i gas che alterano il clima (CO2, CH4, N2O, fluorocarburi, ecc.) “semplificando le procedure per l’approvazione dei progetti di risorse rinnovabili e finanziando adeguatamente impianti eolici e fotovoltaici offshore e a terra in aree dismesse o da bonificare (come le ex discariche chiuse e altre aree da riqualificare). Sarà anche necessario promuovere l’autoproduzione domestica e industriale per realizzare una rete capillare di piccoli impianti con benefici per i territori e per le famiglie attraverso la diffusione delle comunità energetiche. Se si considerasse un bonus del 65% sul fotovoltaico domestico, scontato in fattura, non sarebbe difficile rilanciare le installazioni su milioni di tetti, con grande risparmio in bolletta per le famiglie”.
Francesco Giuliano
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