Allargamento UE 2026: sì a Ucraina e Moldova tra le interferenze russe, stallo per la Serbia

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Strasburgo (eu24news) – Il Parlamento Europeo ha delineato in modo chiaro il futuro della propria strategia di allargamento verso l’Europa orientale e i Balcani occidentali, approvando tre distinte e cruciali relazioni. Le votazioni della sessione plenaria di luglio 2026 mettono in luce uno scenario a due velocità: da un lato l’accelerazione virtuosa di Kiev e Chișinău, dall’altro lo stallo politico di Belgrado.
Con 460 voti favorevoli, l’Eurocamera ha lodato gli straordinari sforzi dell’Ucraina. Nonostante il drammatico contesto della guerra d’aggressione russa, Kiev è riuscita a portare avanti riforme decisive per lo Stato di diritto, la separazione dei poteri e il sistema giudiziario, oltre a intensificare la lotta alla corruzione. L’apertura del primo gruppo tematico negoziale (“fondamentali”) a giugno 2026 segna una pietra miliare storica.
Gli eurodeputati hanno ribadito la necessità di un sostegno finanziario pluriennale strutturato da parte dell’UE per dare certezze alla ricostruzione e alla difesa. Sul piano politico interno, il Parlamento ha respinto le pressioni esterne per lo svolgimento di elezioni repentine, sottolineando che il voto libero ed equo potrà avvenire solo dopo la revoca della legge marziale. Permangono tuttavia lievi tensioni bilaterali, come il rammarico espresso dai deputati per l’intitolazione di un’unità militare a figure storiche legate all’UPA, elemento che richiede una distensione nei rapporti con la Polonia.
Promozione a pieni voti anche per la Moldova (505 sì), elogiata per la sua incrollabile dedizione al percorso europeo nonostante una massiccia e ostile interferenza della Russia. Mosca continua a tentare di destabilizzare i processi democratici e dividere l’opinione pubblica moldava.
Il Parlamento Europeo ha accolto con favore l’apertura dei negoziati sul cluster dei diritti fondamentali e ha esortato gli Stati membri ad aprire gli altri capitoli senza indugi, basandosi esclusivamente sui meriti oggettivi e non su dispute bilaterali. Sotto la lente positiva degli eurodeputati vi sono la riforma della giustizia, il piano di totale indipendenza energetica dalle risorse russe e l’integrazione graduale nel mercato unico UE. Rigida la posizione sulla Transnistria per una risoluzione pacifica del conflitto, la Russia deve ritirare immediatamente ogni contingente militare e armamento.
Di segno opposto è la relazione riguardante la Serbia (468 voti a favore del testo), il cui processo di adesione viene definito dal relatore Tonino Picula come “effettivamente bloccato”. Nonostante le dichiarazioni di facciata del governo serbo che indicano l’adesione all’UE come obiettivo strategico, i fatti dimostrano un preoccupante arretramento democratico.
L’Eurocamera denuncia un divario cronico tra l’adozione formale delle leggi e la loro reale applicazione. A preoccupare seriamente Bruxelles sono i consolidati legami di Belgrado con la Russia e la crescente cooperazione militare con la Cina. Il Parlamento ha ricordato che l’allineamento alla politica estera e di sicurezza comune dell’UE – incluse le sanzioni contro Mosca – e la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo sono requisiti non negoziabili. Viene inoltre criticata la forte narrativa anti-UE diffusa dai media controllati dal governo. Gli eurodeputati chiedono elezioni libere per risolvere la crisi politica interna e avvertono la Commissione: in caso di ulteriore regresso, i finanziamenti europei pre-adesione dovranno essere ridotti.


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