Anche io c’ero…e non potevo mancare

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Anche io c’eroe non potevo mancare

C’è un tempo per vivere e un tempo per portare testimonianza del vivere.
Albert Camus

          Ieri (22 giugno 2024) alla manifestazione organizzata dal Sindacato Cgil, a Latina, per la morte del bracciante indiano (di 31 anni) Satnam Singh, dopo l’amputazione del braccio con un macchinario agricolo, in uno dei tanti campi agricoli dell’Agro pontino, e abbandonato in maniera disumana senza essere soccorso, non potevo essere assente come uomo, cittadino, socialista ed ex amministratore. Non potevo non esserci per esprimere la mia rabbia, la mia solidarietà umana e politica per un avvenimento così emotivamente coinvolgente e fuori da ogni principio umanitario.

Sono andato con la mia bicicletta in Piazza della Libertà per ascoltare, per osservare e per manifestare insieme ad altri la mia indignazione, il mio rammarico e per non essere sopraffatto dalla indifferenza e dall’assuefazione alla violenza, alle varie forme di ingiustizia sociale presenti nella nostra comunità e perché non riesco più a tollerare la presenza del male nella nostra società globalizzata segnata da profondi cambiamenti.

Sono stato molto attento al linguaggio adoperato da coloro che sul palco si sono alternati al microfono: sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, studiosi del fenomeno dei migranti. Le parole chiave dei discorsi pronunciati sono state: caporalato, sfruttamento crudele e illegale dei lavoratori, padroni, uomini fantasma, esseri umani  invisibili.

Parole che, arrivando alle mie orecchie, stridevano con la mia sensibilità, con la mia cultura e con il mio desiderio di costruire un futuro migliore. Mi sembrava di essere tornato indietro, che la storia si fosse fermata. Parole vecchie, urticanti, pesanti, che sembravano appartenere ad altri periodi storici, ad altri mondi. Eppure così drammaticamente attuali, ancora così presenti nella nostra realtà territoriale, nei nostri Comuni di Latina, Sabaudia,  San Felice Circeo, Terracina, Fondi e di altre zone del  nostro Paese.

Le parole, risuonate nel mio animo, mi hanno reso triste, quasi sfiduciato, ma nello stesso tempo ho pensato che bisognerà reagire con razionalità, impegno e intelligenza e senza mai arrendersi. Avevo davanti a me molti braccianti indiani con i quali avrei voluto parlare, esprimere e comunicare loro la mia fraterna solidarietà, ma ho potuto farlo solo con il sorriso, con una stretta di mano e poi con altri modi più concreti.

Una annotazione, a margine dell’incontro: non ho condiviso alcuni fischi, per fortuna pochi, rivolti al Sindaco della città di Latina,  Matilde Celentano, perché in queste circostanze, la presenza dei rappresentanti delle istituzioni, degli uomini politici e soprattutto delle persone libere è importante e necessaria perché le parole di ognuno di noi, che non sono mai neutre, sono indispensabili per pensare il mondo e hanno un potere attivo e generativo per creare insieme prospettive nuove per accogliere le diversità.

Ricordando per sempre Satnam Singh, occorre avere fiducia che uniti, rispettando le differenze culturali, religiose, politiche, possiamo cambiare i nostri rapporti umani con parole, linguaggi e comportamenti diversi, e nutrire la speranza di costruire una società planetaria rispettosa, in ogni angolo  della terra, dei diritti umani.


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